A pesca con gli elefanti – Arrivano i big, di Gian Paolo Moreschi (parte 3)

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti on lunedì ott 12, 2009


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Durante tutta la giornata prendiamo una vagonata di piccoletti e qualche bass discreto, io faccio il big di giornata, appena 1,5 kg!!!
Mattina del quarto giorno, ci svegliamo presto perchè ci trasferiamo presso un mega-bungalow di proprietà di Paul a Mazvikadei, un lago bellissimo dove Fabrizio aveva già pescato la volta scorsa, in cui lui voleva pescare almeno un paio di giorni.
Arriviamo al bungalow che è veramente bellissimo, anche lì ci possono stare almeno quindici persone ci sono 3 bagni (come a casa di Paul) il custode-cuoco Shaine con moglie e tre figli, un immenso giardino che degrada fino in riva al lago (a circa 200 metri) al cui interno c’è una bella piscina dove al ritorno dalla pesca ci tuffavamo regolarmente.
Su consiglio di Paul però il giorno dopo andiamo a Shabara un lago di piccole dimensioni (come Arcadia) che secondo lui è in questo periodo il lago dove si possono prendere i bass più belli, appena arrivati sullo scivolo molto accidentato notiamo delle impronte di elefante e ci conferma che molto spesso all’alba o al tramonto qui vengono gli elefanti ad abbeverarsi e a mangiare l’erba fresca sulle rive del lago, l’acqua è leggermente torbida perchè i pachidermi oltre a divertirsi a sguazzarci dentro, fanno anche i loro bisognini in acqua, se si possono chiamare bisognini delle palle da bowling fatte di residui organici!!
Inizia la giornata e subito catturiamo dei bass di notevole stazza dai 2 ai 3,5 kg, mangiano in caduta o sul fondo e sono concentrati in mezzo agli alberi di cui il lago è pieno, però solo sotto gli alberi le cui cime sporgono appena sul pelo dell’acqua, sugli alberi più grandi e maestosi incredibilmente non c’è un pesce, ci sono degli enormi branchi di tilapie e breme che quando si muovono o scappano spaventate fanno delle onde incredibili.
E’ incredibile, qui i bass sono tutti grossi, non è immaginabile lo stupore di veder venir su un bass dopo l’altro e tutti over 2 kg, i piccoli a Shabara non si vedono ma Paul ci conferma che anche lì hanno già fregato, ce lo spiega facendoci notare la silouette dei bass che non sono grassi ma affusolati e con la pancia molle.
Peschiamo con esche dritte tipo senko della Culprit da 8″ con ami Gamakatsu Magnum hook dell’ 8/0, ogni tanto cambio esca e innesco dei grub da 10″ della Yamamoto e ne prendo 4 oltre i 3 kg, poi spacco 3 volte in mezzo agli alberi con pesci veramente belli e subito dopo aver rifatto il nodo speciale che ci ha consigliato Paul, spacco il filo del 40 che in teoria tiene 20 kg dopo 10 secondi di lotta, questo doveva essere molto grosso!!!
A fine giornata abbiamo fatto 55 pesci dai 2 ai 4 kg di cui uno solo sotto alla media perchè era 1,8 kg!!!
Il giorno dopo torniamo a Shabara e… sorpresa!! ci sono gli elefanti che si stanno abbeverando, unico difetto lo stanno facendo proprio dove noi dobbiamo calare la barca!!!
Aspettiamo un pò per vedere se si spostano e cinque di loro lo fanno ma uno resta lì a mangiare l’erbetta, allora mentre Paul guida il fuoristrada e Fabrizio gli da le indicazioni per calare in acqua la Thunderbird da 20′ in vetroresina, io tengo d’occhio il pachiderma che però è tranquillissimo e mi guarda dall’alto in basso con noncuranza, gli sono proprio vicino e nel frattempo arriva un guardiano della riserva e anche lui tiene sotto controllo il piccoletto (alto circa 4 metri per 6 tonnellate) e gli chiedo se lo posso accarezzare, dopo la conferma allungo la mano con un pò di titubanza e lo tocco… è incredibile ha una pelle morbidissima, sembra velluto, se non fosse che mi aspettavano i big bass avrei voluto chiedere al guardiano di salirci sopra, dev’essere una sensazione fantastica!
Ricominciamo a pescare da dove avevamo lasciato ieri, un big dietro l’altro, dopo circa 2 ore mentre Paul e Fabrizio stanno pescando sulla destra su piccoli alberi sommersi, vedo a circa 30 metri sulla sinistra un albero isolato con 3 rametti che spuntano dall’acqua, carico il lancio e c’arrivo proprio sopra tanto che il filo fa il giro di uno dei rami e resto impigliato, allora avviso Paul che ho preso un albero e sorridendo si dirige lentamente verso l’esca, quando siamo a circa 5 metri dall’albero Paul indicando alla sua destra urla “bass, two bass!!” anch’io li vedo e do un colpo secco all’esca impigliata che si stacca dall’albero e cade con un tonfo a circa 1 metro dai bass, il più grosso dei 2 parte a razzo a bocca spalancata si avventa sull’esca (io tengo la canna saldamente a due mani pronto a ferrare) e… la sbaglia, ca..volo, si allontana di 1 metro si gira e riparte più deciso che mai e la risbaglia… ma allora è orbo penso, come fa a sbagliare un’esca da 8′, si rigira, l’esca è ormai immobile sul fondo, lui si mette in perpendicolare e va giù lentamente e dopo qualche secondo che mi sembra un’eternità vedo il filo partire lateralmente, ci penso un attimo e ferro con cattiveria e stavolta c’è, è grosso veramente ma io tiro più di lui e dopo alcuni salti lo porto a bordo, è 4,2 kg… che pesce!!!
Poi ci penso e rivedendo al rallentatore nella mia testa tutta la scena ho finalmente capito quanto sia importante lasciare l’esca ferma sul fondo per catturare i big bass in Zimbabwe, ma in questi giorni quanti ne ho persi e a quanti ho levato l’esca di bocca??
Nel resto della giornata ho ulteriormente rallentato l’azione di pesca e anche se ogni tanto mi scappava di chiudere il mulinello, anche Paul mi confermava che stavo pescando bene fino alla cattura del mio attuale record, un bass di 73 cm per 4,6 kg di peso, Paul mi ha detto che un pesce così preso prima della frega può tranquillamente arrivare ai 6 kg, ma io sono contento così!!!

Super Iper Big Bass del Gian Paolo Moreschi
Super Iper Big Bass del Gian Paolo Moreschi

A fine giornata abbiamo preso una quarantina di pesci, 2 soli sotto i 2 kg, io una decina dai 2 ai 3,5 kg + un 4 kg, un 4,2 kg e il big 4,6 kg, però!!!

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A pesca con gli elefanti – I primi bass Zambesi, di Gian Paolo Moreschi (parte 2)

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti on venerdì ott 9, 2009


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Il giorno dopo alle 5:00 di mattina sono sveglio e dopo un’abbondante colazione si parte, destinazione Darwendale Dam , un bellissimo lago a poca distanza dalla capitale (circa 50 km).
Appena arrivati caliamo la barca in uno scivolo molto bello che però chiude alle 18:00, mentre lo scivolo libero non è agibile perchè negli ultimi 3 mesi non è piovuto e il livello dei laghi è calato di circa 2 metri rispetto al normale e secondo Paul i bass hanno anticipato di un mese la frega e quindi anzichè in pre-frega come avevamo programmato pescheremo in post-frega che notoriamente è uno periodi più difficili per fare belle catture!
Iniziamo a pescare ed io innesco un Senko color white da 5″ e Fabrizio uno Zara Spook della Excalibur e dopo qualche lancio aggancia un bass sul chilo e mezzo.
L’acqua è limpida e siamo in mezzo ad erbai molto belli; Paul ci fa notare che alcuni di questi sono composti da alghe che rilasciano ossigeno e altri no, ci dice di insistere sui primi e nel frattempo cattura anche lui un bel bass, io sto jerkando il senko a mezz’acqua quando vedo un bass che lo insegue e all’ultimo momento si gira, penso che mi abbia visto e che non era grosso (1,5 kg circa) e quindi non mi dispiace più di tanto, intanto Fabrizio sta pescando con un Fat Ika black/blue fleck e cattura alcuni pesci di media taglia, io sono ancora a secco e mi fermo a guardare Paul e Fabrizio come pescano e resto a bocca aperta… lanciano l’esca il più lontano possibile, la lasciano andare sul fondo e lasciano la bobina del mulinello sbloccata, il filo fa la pancia fin sotto la barca e dopo circa 15 secondi cominciano a recuperare alzando lentamente la canna in verticale per poi riabbassarla quasi subito, dopo 2 o 3 volte recuperano velocemente l’esca e la rilanciano…
Io non capisco e chiedo a Paul spiegazioni e lui mi dice che i Big Bass in Zimbabwe amano mangiare l’esca quando è ferma sul fondo o, raramente, in caduta.
Io riprendo a pescare poco convinto e nell’arco di mezzora perdo due pesci che a occhio potevano essere veramente grossi, mi hanno praticamente strappato la canna dalle mani e non sono riuscito a ferrarli!
Comincio ad incazzarmi e penso che sto effettivamente pescando nel modo sbagliato, Paul mi ripete continuamente “slowly, slowly” ma io che solitamente pesco lentamente non capisco che in Zimbabwe è veramente necessario rallentare ulteriormente.
Sono ancora a zero quando a circa 30 metri sulla destra vedo una cacciata e con l’unica canna da spinning che ho portato gli lancio sopra uno stik’o da 5” ½ color watermelon e subito dopo l’entrata in acqua vedo il filo tendersi e piazzo una ferrata decisa… c’è e sembra bello grosso, lo devo pompare non poco per tirarlo sotto la barca, non salta e punta sotto e dopo una bella lotta è a pelo d’acqua lo vedo e… ci resto malissimo, lo tiro di forza in barca e lo guardo da tutti gli angoli possibili, sarà circa sei etti e penso dov’è andato quello grosso che prima tirava come un matto!
Paul mi guarda, sorride e poi mi dice “Zimbabwe bass is very strong” ed io ancora stralunato gli faccio cenno di si con la testa perchè sono ammutolito, ancora non ci credo.
Poi ci spostiamo in una zona meno profonda ed io cambio esca e canna, quella da spinning non mi sembra adeguata a ’sti bass, prendo in mano la flipping stick con filo da 15 lb ed innesco un grub da 8″ della Yamamoto color green pumpkin, lascio l’esca immobile sul fondo ma purtroppo tengo il filo troppo teso e altri due bass tentano di portarsi via la canna per ricordo, non riesco a ferrarli e mi rendo conto che non è facile cambiare abitudini di pesca in poco tempo, anche se so che sto sbagliando non mi viene naturale lasciare il filo e il mulinello libero.
Dopo poco con il Fat Ika Fabrizio aggancia un pesce che sembra bello e si pianta in mezzo ad un erbaio, ci avviciniamo e quando siamo a circa 5 metri riparte deciso verso il largo e dopo due salti e un breve combattimento è in barca: bellissimo, è 3,8 kg!!!
Sono contentissimo per Fabrizio che sta veramente dandomi una lezione di pesca, lui c’era già venuto 2 anni fa in Zimbabwe e si vede!!!
Dopo le foto di rito, nelle vicinanze di un erbaio noto un buco nel centro e ci piccio l’esca, non appena tocca l’acqua vedo una sagoma scura che prende il grub e se lo porta via io allora (esasperato dalle poche catture) chiudo il mulinello e piazzo una botta tremenda, tre giri di manovella abbassando velocemente la canna e hop…..pesce in barca, finalmente un bel Bass di circa due kg mi guarda incredulo e più incredulo di lui Paul che mi urla “yeah, American style“, in effetti alzare di peso a quel modo un bass di 2 kg non è frequente ma la paura che scappasse anche questo mi ha fatto agire con una tale velocità che probabilmente (il bass) si starà ancora chiedendo cos’è successo.
Alla fine della giornata io ho catturato una decina di bass con il big di 2 kg, Paul una trentina con big 3,5 kg e Fabrizio quaranta pesci con il big di 3,8 kg!!
Il giorno dopo ritorniamo a Darwendale e purtroppo notiamo che il livello dell’acqua è calato ancora di altri 20 cm, Paul ci dice che in queste condizioni i pesci sono particolarmente apatici per mancanza d’ossigeno e in effetti la giornata  sarà molto difficile, poche catture e non molto grosse, dopo cinque ore sono ancora a secco e allora cambio tecnica prendo la canna da spinner e monto un Lazer eye da 1/2 oz color white single colorado e al primo lancio prendo un bass sui 7 etti, secondo lancio e secondo pesce praticamente uguale, terzo lancio e ’sto giro becco un bass sui 2 kg che si esibisce in una serie di salti spettacolari, comunque la giornata a parte quei 10 minuti di fuoco è durissima e per il giorno dopo decidiamo di cambiare lago.
Terzo giorno di pesca ad Arcadia Dam una piccola riserva con acqua limpidissima, con numerosi alberi in acqua, appena iniziato a pescare un bel bass stimato sui 2,5 kg segue l’esca fin sotto la barca ma si gira all’ultimo momento, iniziamo a catturare ma tutti bass di piccola taglia (3-4 etti), vicino agli alberi più grossi vediamo delle nuvole di piccoli bass appena nati, è la conferma che Paul aveva ragione, siamo in post-frega.

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A pesca con gli elefanti – Prefazione, di Gian Paolo Moreschi (parte 1)

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti on mercoledì ott 7, 2009


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Vi riporto un articolo bellissimo, scritto dal nostro Gian Paolo Moreschi che è andato a pescare il Bass in Zimbabwe… l’articolo è stato pubblicato su Bass Mania qualche anno fa! Un po’ lunghetto è stato diviso in 5 puntate, che vi terranno incollati al blog. :-)
A voi… parla il Gianpi…

Sabato 23 ottobre 2004, ore 10:50 sono all’aeroporto di Villafranca (VR) con le valigie pronte ed aspetto che arrivi Fabrizio, col quale abbiamo programmato da tempo questo meraviglioso viaggio in Zimbabwe alla ricerca del Big Bass.
Fabrizio arriva poco dopo accompagnato da un amico che ci saluta cordialmente ed insieme ci avviamo al check-in, dove purtroppo nel bagaglio a mano vedono una confezione di ami e secondo il responsabile della compagnia aerea sono oggetti pericolosi e quindi vengono trattenuti in aeroporto e mi verranno restituiti al ritorno, quindi se partite per un viaggio di pesca mettete nella valigia più grande tutti gli oggetti appuntiti (forbici, ami, spinnerbait, esche rigide, etc.), per me era la prima volta che prendevo l’aereo per andare a pescare ed ho pagato lo scotto!
Dopo tre aerei, quattordici ore di volo e una decina di ore di sosta nei vari aeroporti (Villafranca, Francoforte, Johannesburg) arriviamo ad Harare, la capitale dello Zimbabwe dove ci aspetta Paul Rheeder la nostra guida, persona simpaticissima ed ospitale, ma dopo aver ritirato le valigie con disappunto ci rendiamo conto che le canne che avevamo spedito con il tubo rigido da Villafranca e che secondo i programmi dovevano arrivare assieme a noi non ci sono!
Al che Fabrizio con una vena di pessimismo pensa che ce le abbiano fregate, secondo lui hanno aperto il tubo e vedendo le canne le hanno fatte sparire.
Ci rivolgiamo all’apposito ufficio per lo smarrimento dei bagagli e facciamo regolare denuncia, nel frattempo Paul che è entrato in aeroporto ci viene incontro e gli spieghiamo la situazione, lui ci dice di non preoccuparci e che avrebbe parlato con un suo amico dell’aeroporto per rintracciare le nostre canne.
Io che tendenzialmente sono un ottimista cerco di rassicurare Fabrizio dicendogli che probabilmente hanno ritardato e ce le mandano col prossimo aereo.
Andiamo a casa di Paul dove ci aspettano la moglie Lisa (molto carina) e il custode-cuoco-cameriere di colore e il cane Rawley, un incrocio di non so che razze canine che secondo Paul è meglio tenere d’occhio perché non è molto affettuoso con gli estranei.
Paul ci assegna le stanze, Fabrizio nella prima a sinistra di fronte al bagno ed io nell’ultima a destra, dove c’è un bell’armadio spazioso e due letti dove apro le valigie disponendo ordinatamente le plano con le esche e le buste di worm oversize e mi preparo un’altra valigia con un pò di biancheria e cambi di vestiario, macchina fotografica, rullini, spray antizanzare, retina antizanzare da appendere sopra il letto e medicinali vari per ogni evenienza perchè dopo quattordici ore d’aereo che facciamo?
Ne prendiamo un’altro e andiamo a fare i turisti alle Victoria Falls, le cascate del fiume Zambesi che vengono definite come le più belle del mondo.
Dopo circa due ore e uno scalo intermedio a Bulawajo arriviamo all’aereoporto di Victoria Falls dove ci aspetta un furgoncino che effettua il trasporto dei passeggeri dall’aeroporto fino allo Shongwe Lookout una villetta stile coloniale inglese fornita di piscina, cuoco e custode di proprietà di T.J. un amico di Paul che ce l’ha affittata per i 3 giorni che staremo lì.Il posto è molto bello e grande, solitamente ospita 10-15 persone ma in questo periodo ci siamo solo noi. Abbiamo appena il tempo di disfare i pochi bagagli che già siamo in partenza per una mini-crociera sullo Zambesi a bordo di una bellissima barca in legno dove ci accolgono subito con gli aperitivi e le due guide si danno un gran da fare per metterci a nostro agio,in barca siamo in una decina di persone l’ambiente circostante è lussureggiante e tra una foto e una birra (le servivano in continuazione quando la finivi) vediamo il primo elefante, a dire il vero non l’abbiamo visto tanto bene perchè era seminascosto dalla vegetazione, intanto il numero delle birre aumenta (siamo a sei) e ad ogni tavolo portano un bellissimo piatto di specialità del luogo dove c’è del pollo, pesce, affettati di non so cosa e coda di coccodrillo che è veramente molto buona.
Dopo un altro paio di birre
(che vita ragazzi…) rientriamo e torniamo a piedi dal porticciolo fino alla villetta, per strada incontriamo gruppi folkloristici che cantano e ballano, un sacco di gente cerca di vendere di tutto e ti rincorrono per offrirtelo, poi vediamo un branco di babbuini e per sicurezza ci teniamo a debita distanza ma loro sembrano non far caso alla gente.
Il giorno dopo facciamo una crociera molto più lunga, dove avvistiamo molti animali tra cui alcuni coccodrilli che si dileguano non appena ci sentono arrivare, moltissimi elefanti a cui siamo arrivati a non più di un metro di distanza e che mi hanno colpito per la loro tranquillità, bufali, antilopi, iguane, aquile pescatrici e i pericolossisimi ippopotami, animali ai quali in Africa imputano più morti che tutti gli altri animali messi assieme!
Nel ritorno siamo entrati in Botwsana nel parco di Kazungula dove il simpatico Charles (che parlava un pò d’italiano) guidando un fuoristrada da dieci posti ci ha portato a vedere un altro pò di animali per poi riportarci a Victoria Falls.
L’ultimo giorno era quello dedicato all’avventura, Fabrizio voleva andare sui microlights (minuscoli ultraleggeri) ma su consiglio di T.J. ha lasciato perdere perchè ogni tanto qualcuno ci lascia le penne e allora ci siamo fatti un bel giro in elicottero sopra le cascate seduti sul sedile anteriore con una visuale perfetta per le foto e le riprese.
Nel ritorno ad Harare nelle vicinanze di Bulawajo ci siamo trovati in un grossissimo temporale tanto che il pilota dopo due tentativi d’atterraggio ha rinunciato ed ha deciso di andare direttamente ad Harare, all’atterraggio Fabrizio si sveglia (di solito lui dorme in aereo appoggiato al finestrino) e mi chiede: “Che ora è?
al che la mia risposta: “Le undici!
e mi chiede: “Come mai siamo arrivati prima?
e io sorridendo: “E’ meglio che non te lo dico!
All’arrivo in aeroporto ad Harare telefoniamo a Paul che ci aspettava per le 12:30  siamo in anticipo di un’ora e lui non c’è, ma dopo una mezzora  arriva sorridente… sono arrivate le canne!!!
Appena arrivati a casa sua apriamo il tubo e finalmente le nostre fedeli compagne di tante avventure sono con noi… DOMANI SI PESCA!!!

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La mia prima uscita in belly boat

Posted by spinning4ever Under racconti on lunedì ott 5, 2009

Eccomi di nuovo qua per raccontarvi una splendida esperienza!!!
Le prime uscite con il Belly Boat…

Sempre visto nelle foto di riviste specializzate e dopo aver letto moltissime discussioni sui forum mi sono deciso:
“Prendo il Belly!!!! Ma dove lo vendono??? Lo cerco usato oppure lo prendo nuovo di fiamma???”
Beh….Chiamo il Giampi che sicuramente sa su cosa indirizzarmi su dove e cosa prendere come attrezzatura e magari conosce qualcuno che lo vende usato…

Un Sabato pomeriggio la fatidica telefonata:
“Ciao Giampi… voglio fare la pazzia e prendermi il belly…
Che mi consigli?? Conosci qualcuno che lo vende usato???”

Giampi:
“Guarda se vuoi ne ho uno io perché l’ho appena cambiato e mi dispiace lasciarlo la inutilizzato se vuoi ti vendo il mio….”
E dopo aver parlato di tutta l’attrezzatura correlata ci siamo salutati con la promessa che l’avrei richiamato per fargli sapere se avrei acquistato il suo oppure ne avrei preso uno di nuovi…
Neanche 10 minuti dopo, ricompongo il numero per comunicare al Giampi che avrei preso il suo…

Giampi:
“Ok dammi un po di tempo che lo sistemo. Quando l’ho preparato ti do io un colpo di telefono…”

Io:
“Ok ok intanto cerco di racimolare l’altra attrezzatura corrente!”

Nelle 2 settimane successive, dopo aver racimolato un po’ di attrezzatura, con l’entusiasmo alle stelle e allo stesso tempo la paura di affrontare una cosa nuova… ecco che arriva la fatidica telefonata del Giampi.
Ci diamo appuntamento per l’acquisto.
Gli chiedo se avrebbe avuto il tempo per un uscita in compagnia, per il varo. Ma purtroppo era già impegnato…
Comunque mi dà i consigli sui posti dove provarlo e come fare per entrare in acqua e sui movimenti da fare… consigli indispensabili, per la prima uscita!

Un pomeriggio della settimana dopo mi decido e, caricato l’occorrente in macchina, mi reco alla fatidica cava che mi ha regalato il primo bass della mia vita!
Seguo alla lettera i consigli ed entro in acqua, controllato dalla riva da mamma e papà, curiosi di vedere come funzionava sto “trapelo”, così come lo chiamavano loro :-)
Non vi nascondo che i primi momenti mi pareva di essermi scolato una bottiglia di buon Recioto, prima di salire a bordo… la prima volta… non si scorda mai!
Ma poi, capito come funzionava, me ne sono innamorato follemente!

Ti cambia il modo di vedere la pesca e non risaliresti mai più a riva!
Succede spesso di vedere nelle acque in cui stai pescando “al piede” degli spot, irraggiungibili lanciando da riva, dei quali pensi che se solo potessi lanciarci in mezzo potresti tirar fuori il big, o per lo meno divertirti, tirando fuori un bass al lancio!
Beh, in belly tutti quei posti sono raggiungibili… e la visione dall’acqua è magnifica!
Quella mitica giornata del varo è stata coronata anche da alcuni mini bass a 5 minuti dalla fine della sessione di pesca…

Andrea Baltieri sul belly boat
Eccomi alle prese con un bassotto sul belly

Il belly… che dire… è un mitico “attrezzo” che consiglio a tutti di provare e sono sicuro che non ve ne pentirete mai… Ormai anche in Italia ne vengono importati vari modelli…
Il consiglio che vi posso dare è di scegliere un modello che abbia poi i pezzi di ricambio di facile reperibilità perché non si sa mai che cosa può succedere e di indossare sempre il life giaket per qualsiasi evenienza…
Ricordiamo comunque che il belly è considerato più sicuro della barca… in barba a tutti quelli che sono diffidenti e hanno paura di affondare… belly con più camere d’aria, life jacket e tranquillità… non siate spaventati ne cominciate a muovervi freneticamente, calma e raggiungerete tutti gli spot necessari ad una buona pescata e potrete godervi appieno questo fantastico strumento!

Pensateci, ne vale la pena!
Ciao e alla prossima…
Andrea

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SPINNERBAIT (parte 4) – Occhiello, colori e misure

Posted by Emanuele De Biasi Under esche artificiali on venerdì ott 2, 2009

L’OCCHIELLO
In genere si annoda il filo sull’occhiello a forma di “U” dello spinner; alcuni utilizzano invece il moschettone e per non farlo scivolare sulle palette lungo la forcella utilizzano alcuni accorgimenti:
1) utilizzando un piccolo tubetto di silicone da mettere sulla “U” (dove si attacca il filo) tipo quello delle StarLight o dei galleggianti,
2) utilizzando un anellino di metallo tipo quello usato per unire le ancorette all’artificiale o
3) legando un pezzo di filo (come quello per cucire i bottoni oppure uno spezzone di lenza) sulla “U” di aggancio.

Come detto in precedenza esistono spinner con occhiello chiuso adatto all’aggancio di un moschettone senza ulteriori accorgimenti.
Da sottolineare che comunque il contatto diretto con lo spinner (e cioè attraverso un nodo) permette all’angler di far lavorare meglio l’esca.
E’ comunque innegabile la comodità di utilizzare un piccolo moschettone, quindi a voi la scelta.

L’utilizzo dei COLORI e delle MISURE nei vari periodi dell’anno
Le palette hanno principalmente due colori, argento e oro, la prima (argento) si utilizza per acque chiare e velate la seconda (oro) si utilizza per acque torbide.
Ci sono altresì anche diversi colori, bianco, nero, blu, rosso, e vari colori fluorescenti validi soprattutto per acque torbide.
Qualche assortimento in più per quanto riguarda i colori dei gonnellini sempre però in base alla limpidezza dell’acqua, consiglio colori chiari tendenti alla livrea dei pesci in acque chiare e colori scuri o chartreuse (che è una specie di giallo fosforescente) per acque torbide.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Lo spinnerbait viene considerato un’esca antialga a patto che venga recuperato a velocità sostenuta in presenza di ostacoli.

Si ringrazia il Direttore Sportivo Pirani Francesco per la collaborazione nella stesura

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SPINNERBAIT (parte 3) – Descrizione e Utilizzo

Posted by Emanuele De Biasi Under esche artificiali on mercoledì set 30, 2009

Le caratteristiche dello spinnerbait sono le vibrazioni che emette (percepite dal pesce tramite la linea laterale), ed i lampi di luce (percepite tramite l’apparato visivo).
L’insieme delle due cose rendono lo spinnerbait un esca micidiale in qualsiasi condizione di acqua e di tempo.

ACCORIGIMENTI TECNICI
Gli spinnerbait sono molto validi sia con l’aggiunta di trailer che senza.
Il trailer oltre ad aggiungere vibrazioni ed ondeggiamenti serve anche ad attutire l’entrata in acqua, inoltre potrete fare dei contrasti di colore tra il trailer e il gonnellino anche se personalmente tendo sempre ad usare trailer non tanto differenti di colorazione (ricordatevi che questo “pensiero” di abbinamento di colori esca trailer si utilizza anche per i jig).
La forcella deve avere un giusto spessore, troppo spessa e rigida aumenta le vibrazioni, una molto fine le attenua e ne esalta le caratteristiche, ma rischia di aprirsi con un pesce di taglia, quindi aprendo la forcella rallenterete il recupero facendo scendere lo spinnerbait verso il fondo, questo però solo con le forcelle in acciaio perché quelle in titanio sono indeformabili.

Il TRAILER HOOK
Talvolta si usa agganciato all’amo in dotazione anche un altro amo innescato sul primo tramite l’occhiello ed una protezione di gomma che lo rende più rigido in modo che sia in asse col primo durante l’azione di pesca.
Questa variante si utilizza quando il predatore si dice “mangia corto”, cioè quando l’attacco non è deciso, ma “assaggia” l’esca per una verifica personale, ecco che questo accorgimento può tornarci utile, in più occasioni.

LO STRUMENTO, IL RECUPERO E L’UTILIZZO

Per quest’esca, si utilizzano canne rigide ad azione di punta in modo tale che la canna per avere il massimo controllo dell’esca durante il lancio, la posa in acqua e l’azione.
Si utilizza in presenza di ostacoli, e deve esserci lanciato dentro con recuperi a sbattere contro di essi, ma viene anche utilizzato in acque libere.
Esistono varie modalità di recupero per lo spinnerbait: in acque limpide il recupero deve essere veloce e costante oppure con brevissime soste (stop and go) in cui si vari la velocità e la frequenza di rotazione delle palette, alle volte infatti il predatore tende a seguire senza decidersi ad attaccare e la breve sosta con la ripartenza immediata può portarlo ad un’abboccata di reazione.

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SPINNERBAIT (parte 2) – Differenze in base alle palette

Posted by Emanuele De Biasi Under esche artificiali on lunedì set 28, 2009

Spinnerbait con paletta colorado singola
Lavora in profondità, adatto per recuperi lenti (a basso regime di velocità – slow rolling) vicino al fondo, imitando il pesce foraggio che staziona e si nutre sul fondo.
La paletta colorado emette più vibrazioni e meno lampi di luce, ideale quindi per pescare in acque torbide e calme con colorazioni oro o fluorescenti.
Spesso da ottimi risultati anche in caduta, si lancia lo spinner e lo si fa affondare attendendo qualche secondo in relazione alla profondità dell’acqua ed agli ostacoli presenti.
In questa situazione il bass può attaccare l’esca in caduta come per il jig per cui è sempre opportuno mantenere un contatto diretto con l’esca tenendo il filo in tensione quanto basta per effettuare poi una corretta e decisa ferrata.

Spinnerbait con due palette colorado
A differenza della singola, viene utilizzata in superficie con recuperi veloci in genere in acqua velate o torbide.

Spinnerbait con paletta willow leaf singola
Può lavorare in tutti gli strati di profondità, anche se tende a risalire meno della colorado, ottimo per tutti i tipi di recupero, anche se quello veloce è da preferirsi, si consiglia di usare grammature leggere per un’entrata in acqua più delicata possibile, ottimo per pesci smaliziati, usatelo in acque chiare con colorazioni della paletta argentata, ottima la paletta martellata emette flash più irregolari.

Spinnerbait con due palette willow leaf
Viene utilizzato con recuperi veloci, a galla sopra gli erbai od ostacoli e manufatti vari ed in presenza di pesci attivi,.
Viene utilizzato con velocità di recupero media od alta e permette di sondare strati d’acqua più ampi.
Sta prendendo sempre più piede proprio per la capacità di sondare maggiori volumi d’acqua.

Spinnerbait con paletta colorado e willow leaf
Il più comune ed usato, accomuna le caratteristiche di entrambe le palette, ottimo per recuperi medi a mezz’acqua, ma può lavorare anche in superficie aumentandone la velocità.

Spinnerbait con paletta indiana e willow leaf
Simile al precedente emette più flash, ma le differenze sono minime in tutto.

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SPINNERBAIT (parte 1) – Conformazione e Struttura

Posted by Emanuele De Biasi Under esche artificiali on venerdì set 25, 2009

Da oggi vorrei parlarvi per qualche giorno di un’esca, spesso troppo sottovalutata perchè conosciuta poco… lo SpinnerBait! Attenzione… quest’esca è ottima anche col papero mannaro, alias Mister Esox Luccio!

CONFORMAZIONE e STRUTTURA
L’esca di cui parleremo è del genere wire bait (esca metallica) ed è formata da un archetto a “V” con un occhiello a “U” (generalmente in acciaio, oggi anche in moderni materiali come il nichel-titanio), la parte inferiore termina con un amo piombato (di solito sagomata a testa di pesce) dalla quale partono dei filamenti in silicone, gomma o  bucktail (pelo naturale) che formano lo skirt (gonnellino); quest’ultimi  celano l’amo il cui ardiglione è rivolto verso il basso, mentre la parte superiore è dotata di una o due palette (oggi ne esistono modelli anche con 4) di diverse forme (willow leaf, colorado, indiana, oklaoma e fluted).
Lo skirt come le palette (blades) sono in genere ricambiabili; alcuni di noi aggiungono allo skirt anche un trailer, come nei Jig (può essere innestato un grub od un’esca siliconica in genere dritta od a coda di rondine).
Da sottolineare che esistono anche spinner con occhiello chiuso adatto all’aggancio di un moschettone.
E’ un’esca di reazione e di ricerca per verificare dove stazionano i bass attivi.
Serve a sondare l’area d’acqua intorno a noi. E’ molto importante perché quest’esca copre un ampio volume d’acqua.
Spesso lo spinner con palette willow leaf di cui parleremo di seguito viene utilizzato in superficie (lasciando che la paletta scodinzoli in superficie – bulging) imitando del pesce foraggio che fugge dall’attacco del predatore in agguato facendo piccoli balzi sull’acqua.

TIPO DI PALETTA E RELATIVO SCOPO
Willow leaf : paletta lunga e stretta, a foglia di salice da cui prende il nome
Colorado : paletta rotonda
Indiana : una via di mezzo tra le prime due (leggermente allungata)

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Le azioni meccaniche delle canne da pesca

Posted by Emanuele De Biasi Under corsi on mercoledì set 23, 2009

Anche nello spinning, così come in ogni altra tecnica di pesca, l’azione della canna è concepita per un utilizzo ben preciso, in base alle condizioni dell’ambiente, al tipo di prede e agli artificiali adoperati.
Le tipologie di azione sono tre… eccole:

Le azioni delle canne da pesca
Le azioni delle canne da pesca

Azione di punta

E’ la più “tecnica” in assoluto.
Si flette solamente la parte finale del cimino, che può contare sul supporto rigido del fusto per vincere anche le prede più grosse.
Consigliata per pesche che hanno bisogno di bucare della gomma in inneschi antialga nella fase di aggancio e per forzare il pesce fuori dagli ostacoli.

Azione medio-progressiva

E’ il miglior compromesso, in grado di offrire doti tecniche ottimali.
La graduale riserva di potenza rilasciata nell’azione permette al fusto di flettersi in base alla forza con cui la preda si difende durante l’operazione di recupero.
Si adatta quasi a tutti i tipi di pesca.

Azione parabolica

Ha l’angolo di flessione maggiore.
La canna arriva a curvarsi per tutta la sua lunghezza anche sotto il minimo sforzo.
Questo tipo di azione è adatto a lancio in torrente e in lago, sfruttando le zone aperte con i classici artificiali metallici, con piccoli minnow o crank e con le esche rigide di superficie.
In un recupero forzato o costante dell’artificiale, spessissimo la preda si allama da sola se la lenza è abbastanza in tiro e l’aggancio con una canna ad azione di punta può rivelarsi troppo “reattivo”, sbagliando il pesce.

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Il Primo Bass della mia Vita!!!

Posted by spinning4ever Under racconti on lunedì set 21, 2009

l mio primo Bass della vita l’ho pescato in una cavetta della mia Provincia…..
Volete sapere come è andata????……
Beh ve la racconto…..

Il giorno incriminato (indimenticabile…) è il 14/06/2007… Ma partiamo dall’ inizio.

Poco prima mi ero iscritto al forum degli AdS è chiedendo lì di posti della mia zona dove trovare questo splendido pesce una persona mi dice di chiedere al famigerato Giampi… Io alle prime armi con il forum mi dico e adesso come faccio per rintracciarlo????… Mah…

Un paio di giorni dopo ricontrollo la discussione e vedo una risposta di Giampi che dice di aver mandato MP al sottoscritto ma non avere ancora ricevuto risposta….

Ed io un ‘altra volta perplesso mi dico: “Che cavolo sono ’sti MP???? Fammi controllare nella pagina se trovo sta sigla??? Ed eccola!!!!” …[MP(1)]… clicco e mi si apre il Messaggio Privato del Giampi… sembra da ridere, ma mettetevi nei panni di uno pieno di buona volontà e alle prime armi coi forum… è una giungla all’inizio!

Ma torniamo all’MP… Il Giampi mi invitava alle riunioni del club di cui ora faccio parte, grazie a lui e con lui (naturalmente sto parlando degli Old Black… che club fantastico!)… e mi proponeva una pescatina insieme…

Ci siamo così messi d’accordo per il suddetto giorno, il 14/06/2007…

La notte prima non ho nemmeno dormito e i pensieri si ricorrevano dentro di me: “Come sarà domani????…. Prenderò qualcosa???….. Che esca devo usare????”…. e così via!

Ed ecco che arriva… l’ora del fatidico appuntamento, accompagnato dal mio mitico papà… 6:00 della mattina davanti a casa del Giampi, che dopo esserci conosciuti di persona e scambiato quattro chiacchiere, mi fa:
“Cosa dici andiamo a pescare???” al che io risposi
“Si si.. non vedo l’ora”.

Arrivati sul posto prepariamo le canne e via in pesca…

Io a parte aver letto qualche articolo sulle riviste non avevo mai pescato il Bass… e così il Giampi, gentilissimo mi spiega l’innesco, la tecnica e mi presta una delle sue esche….
il Double Rig della Zoom…

Mi spiega l’azione dell’esca e intanto lui ne aggancia uno, due, tre…..
Io continuo a provare… e ancora niente… niente su niente…

Ed ecco che intanto mio papà ne pesca uno…
Ed io: “Eccheccavolo!!!… Prende persino mio papà che non ha mai pescato a spinning e non gli piace nemmeno…. Ennooo, eh!!!! Devo mettermi di impegno…”.

Il mio mitico papà e i suoi big bass :)
Il mio mitico papà e i suoi big bass :)

E così, lancio nel sottoriva, attendo che l’esca tocchi il fondo e neanche il tempo che vedo la lenza partire… e dentro di me, il cuore che batte a mille, mi dicevo:
“Allucinazioni Andrea… sono solo allucinazioni… Mah… Nel dubbio sempre ferrare!!!!”

Ferro… La lenza parte veloce…. “Eccolo!!!!!!!”
Recupero e lo salpo era piccolo ma per me era più Big di un Big….e ovviamente dopo le foto di rito lo rilascio in libertà con la promessa di tornare quando è cresciuto….

Ero l’uomo più felice della terra…. Gran bel giorno… indimenticabile!!!!
Mi emoziono ancora quando lo racconto ed anche ora che lo sto scrivendo al pc mi sembra di rivivere quei momenti assieme al Giampi, il mio Maestro….Una stupenda persona che ho avuto modo di conoscere come del resto tutte le persone del club di cui sono fiero di far parte.

Grazie mille Giampi per avermi fatto vivere questa stupenda giornata di pesca e amicizia …

Dopo questo che altro posso dire? Appena potete andate a insidiare questo mitico pesce… E mi raccomando ridategli la libertà in modo che possiate riprenderlo altre 100 volte sempre più grande….

Alla Prossima
Ciao ciao

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Spinning Vs Casting … Pro e Contro delle tecniche

Posted by Emanuele De Biasi Under casting, spinning on venerdì set 18, 2009

Due varianti della pesca con gli artificiali: la seconda è per i grossi calibri!

Sebbene facciano parte della stessa “famiglia”, spinning e casting presentano sostanziali differenze nell’attrezzatura così come nella “filosofia” di scelta.
Lo spinning, almeno nel nostro Paese, è ampiamente diffuso ed è ormai risaputo che la classica attrezzatura per praticarlo consiste nella canna a 2 pezzi con mulinello a bobina fissa, perchè si adatta praticamente a tutte le condizioni che possiamo incontrare sui nostri fiumi e laghi.

Mulinello da Spinning Shimano Stradic
Mulinello da Spinning Shimano Stradic

Leggermente influenzati dalla moda del momento, ma scoprendone successivamente gli incredibili vantaggi, i lanciatori nostrani hanno accolto con interesse anche il casting, approdato da oltreoceano come soluzione alternativa per la pesca del black bass.
Con l’andar del tempo, questo approccio ha trovato utilità anche con altre specie.
Utilizzando l’attrezzatura da spinning accade sovente di pescare con artificiali pesanti, difficili da lanciare, oppure d’imbattersi in grossi predatori che ci obbligano a recuperi faticosi, per la mole o l’energica difesa che oppongono, sfruttando all’occorrenza anche gli ostacoli sommersi.
In tali occasioni, canna e mulinello “classici” vengono sottoposti a notevoli sforzi, mostrando evidenti difficoltà nel contrastare in modo adeguato le partenze e la difesa dei pesci oltre una certa taglia.
Il casting ci offre l’opportunità di superare almeno in parte questo limite, grazie all’attrezzatura che ha potenza e resistenza davvero sorprendenti.

Mulinello da Casting Daiwa Fuego
Mulinello da Casting Daiwa Fuego

Del resto, il concetto del casting è stato introdotto proprio per affrontare con successo i grossi predatori che vivono a stretto contatto di ostacoli naturali, come ambienti ricchi di vegetazione e ogni altro genere di riparo sommerso o semiaffiorante.
Grazie a una canna con gli anelli disposti in modo inverso e a un mulinello a bobina rotante, capace di moltiplicare la potenza di recupero per merito di una serie di meccanismi che funzionano come un riduttore di sforzo, possiamo applicare con successo questa variante e riuscire a salpare prede altrimenti destinate a lasciarci con un palmo di naso.
Questo, però, solo dopo opportuna pratica! :)

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Catch & Release by Spinning4Ever

Posted by spinning4ever Under articoli on mercoledì set 16, 2009

Il Catch & Release (dall’inglese catturare e rilasciare) è una filosofia di pesca per la quale non si uccide il pesce pescato, qualsiasi sia la tecnica di pesca utilizzata, ma si rilascia in acqua.
Non ci sono notizie certe sull’origine di questo comportamento, ma possiamo dare per certo che abbia avuto inizio negli Stati Uniti negli ambienti della pesca con la mosca e della pesca a spinning al black bass o persico trota. Queste due tecniche di pesca, la pesca a mosca e lo spinning, sono tutt’ora le discipline alieutiche che supportano maggiormente e praticano il Catch & Release. Studi scientifici di varie facoltà di ittiologia internazionali e la marcatura dei pesci catturati, hanno dimostrato senza ombra di dubbio che i pesci liberati non solo sopravvivono a lungo, ma possono essere ricatturati.
L’impatto ambientale dei pescatori che praticano questa tecnica è quasi nullo dato che la popolazione ittica di una determinata area non viene in questo modo intaccata da un prelievo indiscriminato.

Rilasciare il pesce pescato, per chi condivide, attua e diffonde la pratica del catch and release, non è solo segno di civiltà e rispetto ambientale, ma rappresenta una vera filosofia e approccio alla pesca, dove alla gioia della cattura si aggiunge la felicità del vedere l’animale appena catturato di nuovo libero.

Catch and release
Un bel pesce rimesso in libertà

Punti base del Catch & Release

La tecnica del Catch & Release, che consente di rilasciare i pesci catturati recando loro pochi danni e permettendone la successiva sopravvivenza, consiste in alcune regole basilari:

  1. Usare ami singoli e senza ardiglione: usando ami singoli e privi dell’ardiglione potremo slamare più facimente il pesce e senza provocargli danni. Normalmente l’amo senza ardiglione non aumenta in modo significativo la percentuale di slamature durante il recupero del pesce.
  2. Recuperare e slamare il pesce velocemente: il pesce durante il recupero lotta strenuamente per liberarsi. Questa lotta impari provoca uno stress grave con rilascio di un livello eccessivo di acido lattico. Sintomo di questo stress eccessivo causato da un ricupero lento è la posizione che il pesce assume dopo esser stato rilasciato: sta fermo a lungo e, nei casi più gravi, si abbandona in posizione orizzontale alla corrente. Ugualmente importante è la slamatura veloce favorita dall’assenza dell’ardiglione sull’amo. Il pesce può sopravvivere fuori dell’acqua solo per pochi minuti ed è opportuno ridurre questo tempo a pochi secondi.
  3. Tenere il pesce in acqua: se nel recupero portiamo il pesce sin sopra riva, specie se sabbiosa o sassosa, ciò gli cagionerà altre ferite causate dagli urti o dallo sfregamento su di una superficie ruvida. Rammentiamo che la pelle del pesce è ricoperta da un muco protettivo e che la perdita di questo muco causata dallo strusciamento sul terreno può determinare infezioni da parassiti. Il pesce va quindi rilasciato mentre è ancora in acqua.
  4. Maneggiare delicatamente il pesce con le mani bagnate: è essenziale non toccare il pesce con le mani asciutte: subisce uno shock termico dovuto alla differente temperatura del nostro corpo (36°) rispetto a quella del suo corpo che coincide con quella dell’acqua in cui vive. Bagnarsi le mani riduce abbastanza lo shock termico ed evita anche l’asportazione del muco superficiale. La delicatezza e l’attenzione nel maneggiarlo è altrettanto importante: bisogna evitare di stressare particolarmente le branchie e di stringerlo con forza. Il retino, se ha una rete senza nodi, può essere d’aiuto purché si stia attenti a non far impigliare le maglie della rete con le branchie.
  5. La slamatura: oltre a fare tutto ciò delicatamente e velocemente mantenendo il pesce in acqua, è opportuno utilizzare delle pinze (come le pinze emostatiche). Il pesce allamato profondamente (ovvero il pesce al quale l’amo si è aggrappato all’esofago e non alla bocca) non deve essere slamato. In questo caso la slamatura provoca ferite assai gravi in parti vitali: è meglio tagliare la lenza.
  6. La rianimazione: se il pesce è esausto non va lasciato andare immediatamente: occorre mantenerlo in acqua tenendolo con le mani e contro corrente. Muovendolo un poco in avanti ed indietro si fa entrare l’acqua e quindi l’ossigeno nelle sue branchie e lo si rilascia solo quando inzia a muoversi da solo cercando di liberarsi.

Pensiero personale

“Come già detto è più bello vedere il pesce andarsene in libertà dopo un bel combattimento e una bella foto e  con la speranza di ricatturarlo tra qualche tempo magari più grosso… che vederlo nella padella…”

Ciao alla Prossima

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Incredibile video di pesca!

Posted by Emanuele De Biasi Under video on lunedì set 14, 2009

E’ oramai da qualche anno che ho questo video tra i miei preferiti di youtube.
Ed è giunta l’ora che lo condivida con tutti voi!

Farete fatica a crederci e non ho ancora capito di che fiume si tratti… a sentirli parlare mi sembra di capire che siamo in SudAmerica…
Vedrete come pescare moltissimi pesci senza usare nessuna esca, con il semplice uso di una… TORCIA ELETTRICA!!!

Incredibile, o no? Penso che i pesci vengano richiamati dal rumore della barca, e che visto il fascio di luce, tentino di acchiapparlo saltando fuori tutti insieme e a più non posso… sbalorditivo…

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Bilanciare l’attrezzatura, canna + mulinello

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, dati, numeri e tabelle on venerdì set 11, 2009

Lo spinning, spesso e volentieri, porta ad un uso intensivo dell’attrezzatura, che adoperiamo ripetutamente anche in condizioni scomode.

Per non eccedere nello sforzo fisico del braccio che impugna la canna e trovare un discreto equilibrio che ci permetta di pescare senza stancarci troppo, dovremo ottenere un buon compromesso mirando al perfetto bilanciamento tra la canna e il mulinello.

Come tenere la canna per verificarne il bilanciamento
Come tenere la canna per verificarne il bilanciamento

Possiamo facilmente verificare tale requisito, appoggiando la parte più avanzata dell’impugnatura su un perno o, più comodamente, sulla mano mantenuta rigida e di taglio. La bilanciatura ottimale si otterrà con il fusto della canna in perfetto equilibrio, senza che penda eccessivamente da una parte o dall’altra. Ovviamente, a parte trovare il baricentro, la stabilità dipende molto anche dalla lunghezza dell’impugnatura, dal peso complessivo e dalla lunghezza del fusto; tutti questi fattori dovranno essere in armonia con il peso del mulinello, che sarà meglio scegliere facendo attenzione alle dimensioni: non troppo grosso ne minuscolo rispetto alla nostra canna da lancio.

Ecco una tabella di riferimento:

Lunghezza della canna Peso del mulinello
Da 1,50 a 1,80 metri Da 150 a 230 grammi
Da 1,80 a 2,00 metri Da 230 a 275 grammi
Da 2,00 a 2,30 metri Da 275 a 320 grammi
Da 2,30 a 2,60 metri Da 320 a 380 grammi
Da 2,60 a 3,20 metri Da 380 a 490 grammi
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Specie autoctone e alloctone

Posted by Emanuele De Biasi Under pesci on mercoledì set 9, 2009

Spesso si parla di specie autoctone e specie alloctone… ma qual’è la differenza tra queste?
Ma naturalmente le specie originarie delle acque italiane sono dette AUTOCTONE, mentre le specie “immigrate” e importate qui in Italia, ma originarie da altri Paesi, sono considerate specie ALLOCTONE.

Al di là delle polemiche sull’argomento, che da tempo dividono il mondo dei pescatori tra favorevoli e contrari alle specie alloctone, è innegabile constatare che, con il tempo, questi “nuovi” pesci si sono ambientati e, in molti casi, integrati perfettamente nelle acque interne che hanno sì colonizzato, ma trovando nel contempo la stabilità in un nuovo equilibrio biologico.

Specie autoctone sono ad esempio, trota fario, trota marmorata, salmerino alpino, luccio, etc… mentre specie alloctone persico trota, siluro e altre ancora!

Esempio di specie autoctona
Esempio di specie autoctona

I pescatori sportivi si stanno affacciando sempre di più alla pesca al boccalone, pesce eccezionale dalla sportività incredibile. Questo fa si che sempre più gente chieda posti per andare a pescare il centrarchide e chieda, inoltre, una tutela per il loro pesce “clandestino”, che le autorità sembra vogliano sterminare in quanto tale.
C’è chi dice che è una specie non originaria e che rovini gli habitat naturali dei pesci autoctoni. Inoltre essendo un predatore, si ciba degli altri pesci che dovrebbero avere il diritto di vivere nei loro originari specchi d’acqua.

Io non la penso così, per quello che riguarda il boccalone, in quanto non è un pesce che diventa enorme e non ha un gran fabbisogno alimentare… inoltre in tutti i luoghi dove è stato immesso si è ben ambientato, ma senza infestare i corsi d’acqua, che hanno continuato a vivere in un equilibrio biologico leggermente diverso.

La penso abbastanza così quando si parla di Siluro d’Europa. Non dico che sia da sterminare per partito preso e basta, ma per me è sufficiente pensare a quanto abbia bisogno di mangiare un siluro da 20Kg (che dovrebbe essere una taglia media) e che può arrivare anche a diversi quintali!

Specie alloctona: il gigante siluro
Specie alloctona: il gigante siluro

Nelle acque interne italiane, dove i predatori più grossi sono il luccio, che può arrivare fino a 20Kg e in rarissimi casi a 30Kg e che è provato faccia una selezione naturale delle sue prede, prediligendo pesci in difficoltà, feriti o moribondi, e successivamente trote lacustri e marmorate, con pesi massimi di 10Kg, dei mostri da quintale come i siluri indubbiamente sballano gli equilibri degli specchi d’acqua che hanno infestato; tant’è vero che in molti laghetti, si organizzano delle battute di caccia al siluro, anche con elettrostorditore, per sterminare questo pesce infestante che spesso ha sterminato tutte le altre specie che erano presenti.

Cosa mi piacerebbe vedere? Una maggiore sensibilizzazione nella tutela del black bass, per lo meno in quelle acque dove è provato che ha raggiunto un equilibrio stabile, magari con delle immissioni regolari di avanotti di black bass, per sopperire a tutti quelli che, purtroppo, il branzino se lo portano ancora a casa.

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Codice Technorati – 5twhcf4mka

Posted by admin Under Senza categoria on martedì set 8, 2009

E’ necessario che faccia un post col seguente codice per poter usufruire dei servizi di Technorati.
Spiacente per l’inconveniente.

5twhcf4mka

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