Come Costruire Un Porta Canne Da Muro? (parte 1 di 2)

Posted by spinning4ever Under autocostruzione on mercoledì nov 18, 2009

Come riponete le vostre canne ritornati da una bella (e si spera fruttuosa) giornata di pesca??

Ancora 2 anni fa nella pausa invernale (Natalizia) mi son improvvisato progettista e ho progettato il mio porta canne da muro……



Sostienici visitando uno dei siti partner!

Grazie!

Il mio è alto 2 metri da terra con gli alloggi per 10 canne che vengono posizionate orizzontalmente.

Il porta canne da pesca da muro
Il porta canne da pesca da muro

Ma ecco a voi i materiali e gli utensili per realizzarlo!

Materiali

  1. 2 assi di legno (io ho scelto l’abete perché facilmente reperibile nei negozi di fai da te) 20×200 cm spessore 18mm
  2. 2 stecche da 5×200 cm sempre da 18mm (anche meno se volete)
  3. Viti
  4. Carta abrasiva
  5. Tappi a pressione
  6. Fettuccina di gomma piuma adesiva

Utensili:

  1. Sega circolare per tagliare a misura i pezzi (chi non ha la fortuna di possederla si può far tagliare i pezzi a misura in uno dei tanti negozi fai da te che offrono questo servizio oppure andare da un artigiano della zona)
  2. Trapano a colonna oppure uno normale va benissimo lo stesso
  3. Fresa per trapano da 35 mm
  4. Pantografo con fresa per stondare gli angoli (se ne può fare anche a meno)
  5. Avvitatore o semplice cacciavite
  6. Vernice (per chi vuole fare un lavoro a regola d’arte)

P.S.: Le misure dell’altezza potete variarle a piacere, anche in considerazione di quante canne volete riporci.

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

Acciaio, kevlar e fluorcarbon

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì nov 16, 2009


Sostienici visitando uno dei siti partner!

Grazie!

Lo spinning a determinate specie impone l’adozione di finali molto robusti, capaci di sopportare le possenti e affilate dentature del luccio, lucioperca e, in alcuni casi, anche siluro.
Con questi pesci, il nylon e gli stessi trecciati perdono la loro efficacia, poichè la potenza del morso e i denti di questi predatori battono nettamente catture più convenzionali come trote, bass, persici e così via.

Acciaio per finali e terminali
Acciaio per finali e terminali

Per il finale, ci serve il cavetto in acciaio, lungo almeno 20 centimetri.
Altrettanto validi ma un po’ meno efficaci anche i finali in filo di Kevlar, che possiamo reperire già tagliato allo stesso modo del filamento d’acciaio, o in bobine dalle quali ricavare gli spezzoni.
Il rivestimento superficiale termosaldante di questi prodotti ci permette di formare il finale con girelle e moschettone usando un accendino.

Kevlar per finali e terminali
Kevlar per finali e terminali

Di ultima generazione, invece, i finali in fluorcarbon. Il fluorcarbon ha la caratteristica di essere praticamente invisibile in acqua, perchè ha lo stesso indice di rifrazione dell’acqua, ha carichi di rottura piuttosto elevati ed un eccellente resistenza all’abrasione e al taglio.
In molti dicono che i terminali in acciaio verranno presto tutti sostituiti da terminali in fluorcarbon.

L'evoluzione: fluorcarbon per finali e terminali
L’evoluzione: fluorcarbon per finali e terminali

E già tanti pescatori stanno provando il fluorcarbon direttamente in bobina sui mulinelli, nonostante non sia consigliato a causa della sua assenza di memoria e eccessiva rigidità, che fanno ingarbugliare e parruccare sui mulinelli da casting e addirittura su quelli da spinning, se non si sta particolarmente attenti.

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

Nylon e trecciato

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì nov 13, 2009


Sostienici visitando uno dei siti partner!

Grazie!

Un buon filo per lo spinning deve rispettare caratteristiche di buona morbidezza e flessibilità, carico di rottura e assenza di “memoria” di forma.
La scelta del diametro è legata al luogo di pesca e alla taglia delle prede, e in seconda battuta al peso dell’esca.

Filo di nylon
Nylon

Se peschiamo in ambienti pieni di ostacoli, come canneti, ninfee e tronchi, ci servirà un filo ad alto carico di rottura e, di conseguenza, anche di diametro elevato.
Al contrario, la pesca in torrente richiede diametri più sottili, anche per non farci notare dal pesce.
Morando a grossi predatori come lucci e siluri, invece, siamo obbligati a utilizzare fili molto robusti per contrastare la loro energica difesa.
I parametri per valutare il nylon sono due: diametro e carico di rottura.
La qualità del prodotto è evidente se ad un alto carico di rottura corrisponde un basso diametro.

Treccia (o trecciato)
Treccia (o trecciato)

Questo rapporto diventa molto favorevole con i trecciati ma, nonostante il loro elevato carico di rottura e l’ottima resistenza all’abrasione, questi materiali hanno evidenti limitazioni come la totale assenza di elasticità e l’incredibile durezza della superficie, deleteria per gli anelli scorrifilo della canna.

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

Monopezzo, a innesti oppure telescopica? (parte 2 di 2)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on mercoledì nov 11, 2009

Innesto a spigot o baionetta:
le sezioni della canna si trovano alla pari grazie a una spina nella sezione del calcio che va infilata alla base della vetta.
La zona d’innesto, però, s’irrigidisce un po’ conferendo al fusto una curvatura non del tutto perfetta.

Canna a due pezzi
Canna a due pezzi

Innesto a cappuccio:
è il sistema più diffuso e funzionale, con il calcio infilato nell’alloggiamento alla base della vetta.
L’azione della canna risente poco della sovrapposizione dei due segmenti, con una buona continuità della curvatura.

Innesto inverso:
è il contrario dell’innesto a cappuccio, con la sezione della vetta infilata nella cavità del calcio.
E’ un sistema ormai superato, oggi utilizzato più che altro su attrezzi di basso valore commerciale.

Una comoda soluzione per chi viaggia.
Vengono sviluppate da alcune case costruttrici delle valide soluzioni che hanno come scopo il contenimento dell’ingombro delle canne per un agevole trasporto su lunghe percorrenze.

Canna di tipo travel
Canna di tipo travel

Si tratta di modelli chiamati travel, attrezzi composti da un certo numero di sezioni con innesti multipli che, montati, formano l’intera lunghezza della canna.
La tecnologia applicata è fortemente innovativa, tanto da conferire al fusto un’azione assolutamente paragonabile a quella delle tradizionali versioni a due segmenti.

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

Monopezzo, a innesti oppure telescopica? (parte 1 di 2)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì nov 9, 2009

Ogni struttura comporta vantaggi e svantaggi…

Canne da pesca e da spinning
Canne da pesca e da spinning

Le canne da spinning, per tipologia, possono presentare strutture differenti in cui il numero delle sezioni che compongono il fusto è variabile.
Gli attrezzi monopezzo, sulla scia dell’esperienza dei lanciatori statunitensi e giapponesi, presentano la continuità d’azione ideale con una curva perfetta e assenza di eventuali imprecisioni.
Di contro, però, dobbiamo fare i conti con l’ingombro: soprattutto quando l’attrezzo supera i due metri di lunghezza, inizia a presentare qualche problematica nel trasporto e solamente da questo punto di vista possiamo riscontrare delle difficoltà.
Il problema è superabile con i modelli a due sezioni, quelli più tradizionali per la pesca a spinning, che a loro volta possono presentare 3 tipi di innesto: troviamo quello a cappuccio, il migliore, l’innesto a spigot o baionetta con una spina che pone i segmenti in continuità, e infine quello inverso che però riguarda un passato concetto costruttivo che ormai non viene quasi più utilizzato.

Canna a due pezzi
Canna a due pezzi

Per concludere, le più semplici ed economiche canne da lancio, sono ancora realizzate con segmenti telescopici: hanno diametri più evidenti e azione un po’ “forzata” ma offrono ingombri particolarmente ridotti.

In certe situazioni, per esempio la scelta di una canna da stivare in valigia, nello zaino o sotto la sella della moto, la telescopica torna ad essere la soluzione più valida.

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

I mulinelli rotanti da casting

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì nov 6, 2009

Un ringraziamento particolare alla rivista “Passione Pesca”, che con un suo vecchio speciale sullo spinning mi da molti spunti per continuare a postare! Ma torniamo a noi…

Quando il gioco si fa duro… meglio scegliere attrezzature all’altezza, come un buon “moltiplicatore”.

Il principio di funzionamento di questi mulinelli a bobina rotante si basa su un sistema di recupero che, attraverso una serie di ingranaggi, favorisce la riduzione dello sforzo offrendo anche una maggiore potenza in fase di riavvolgimento.
La forma, che viene associata a un tamburo, prevede un ingombro estremamente contenuto.
Il profilo risulta spesso schiacciato, per favorire un’agevole impugnatura con una sola mano.
Quando ci serve molta più potenza, viene chiamato in causa il casting.
Non a caso, questa attrezzatura viene notoriamente adoperata per fronteggiare specie impegnative, come lucci e black bass, ma offre una certa adattabilità anche per altri pesci.
In particolare, questo tipo di mulinello viene utilizzato anche per pescare in acque ricche di ostacoli e vegetazione, oppure per lanciare e recuperare artificiali molto pesanti e voluminosi che con la semplice attrezzatura da spinning risulterebbero difficili e impegnativi da gestire.
Anche i mulinelli da baitcasting devono essere valutati per le caratteristiche meccaniche e scelti in misura adeguata per abbinarli alla canna, sempre in funzione del genere di spinning a cui intendiamo dedicarci.

Un mulinello da casting: il Daiwa Fuego
Un mulinello da casting: il Daiwa Fuego

Quando ci serve maggiore potenza, per esempio con grosse prede e artificiali pesanti, i mulinelli da casting abbinati alle canne specifiche possono rappresentare la giusta soluzione valutandoli, per grammatura di lancio, in funzione della necessità del momento.
In questo modo possiamo affrontare situazioni diversificate che possono andare dalla pesca del black bass praticata con le esche in gomma alla ricerca dei grossi lucci e siluri utilizzando voluminosi minnow e jerk bait, anche di oltre 100 grammi.

ATTENZIONE ALLA BOBINA!
Sui mulinelli da casting non dobbiamo caricare filo in eccesso, cioè oltre l’anello guidafilo, altrimenti i grovigli sono garantiti.
Sono attrezzi utili ma da usare con cognizione.

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

A palamiti da Porto Garibaldi con la Anna B.

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti on mercoledì nov 4, 2009

Ciao a tutti,
domenica sono andato a palamite.
Partenza ore 8:00 da Porto Garibaldi sulla Anna B., barca del valoroso Said (non so come si scriva, vogliate perdonarmi se non è corretto!).
Tutto questo si è tradotto in:

Sveglia alle 4:30
In bagno, vestirsi e colazione cercando di far silenzio per non disturbare la morosa ancora a letto
Ritrovo dal Tigre, per le 5:15
Partenza da Verona per le 5:30 in direzione Porto Garibaldi

Arrivati al porto la barca ci stava aspettando, ci imbarchiamo e prendiamo posizione ai posti assegnati.
Ci riforniamo di sarde per gli inneschi e finchè Said ci porta al largo prepariamo le montature.

La montatura da palamiti è abbastanza semplice, anche se ci sono alcuni dettagli che non si devono trascurare… ma magari ve la spiego un’altra volta.

Arrivati sul posto, si inizia a pescare… il mare è piatto e il sole ci regala un piacevolissimo tepore autunnale!
Neanche il tempo di mettere giù tutte le canne che, ecco mister Marasca agganciare la prima palamita! La giornata si preannuncia niente male!
In poppa alla barca, si susseguono catture e “pesci sbagliati” o persi a ripetizione per tutta la mattina… fino ad ora di pranzo, quando il capitano ci delizia con una splendida pasta con palamita e pomodoro, seguita da moscardini e patatine fritte. Per il vino ci hanno pensato il Chieppe (il nostro Sergio) e il resto della compagnia!

Finito il pranzo 3 dei nostri che erano vicino alla poppa lasciano il posto ai meno fortunati finiti sui fianchi della barca, tra cui io.
Ed ecco che anche noi cominciamo a vedere qualche mangiata… il Tigre ne tira su 3 e io altri 2 oltre a quello preso in mattinata sul fianco.
Uno dei nostri infine fa il colpaccio e aggancia una palamita impazzita che lo farà penare non poco, portandogli un sacco di lenza fuori bordo… dopo aver stancato un po’ il pesce, eccolo ripartire verso la prua obbligando tutti i pescatori quasi fino a prua a recuperare le lenze in acqua.
Riuscirà a tirar su il pinnuto, facendo misurare un bellissimo 4 chili e 600 grammi.

La pesata del super palamito
La pesata del palamitone

Ma dopo le 2 e mezza i pesci si fermano e a parte qualche abboccata sporadica non si vedranno più mangiate… la causa?
Mah, c’è chi dice il cambio della corrente. Effettivamente abbiamo notato 2 correnti in acqua, una superficiale che tirava la barca da una parte e una sottacqua, a 90 gradi rispetto quella superficiale, che non ci permetteva di rimanere in pesca nelle zone pasturate.

Morale della favola, 65 palamite sono venute in barca in una giornata splendida, tiepida, soleggiata e con mare piatto.
Voto complessivo della gioranta: A++

Super palamita
Bel pesce!
Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

Gli ami singoli – Quattro modelli da abbinare ai diversi tipi di esche

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì nov 2, 2009

Amo Dritto

Amo dritto
Amo dritto

Possiamo utilizzare i modelli a gambo corto al posto delle ancorette nei piccoli e medi cucchiaini rotanti e ondulanti, così come nei minnow.
Lo stesso faremo con gli ami di taglie più grandi per esche artificiali più voluminose, oppure utilizzandoli per il sistema di innesco wachy-rig.

Amo con Gambo e punta rientranti

Amo curvo
Amo curvo

Ami adatti per montature splitshot e dropshot, grazie alla larga pancia arrotondata che consente di alloggiare la “testa” dell’esca.

Amo Dritto con gambo a “L”

Amo dritto con gambo a L
Amo dritto con gambo a L

Tipico amo da innesco antialga, è studiato soprattutto per il montaggio di articoli in gomma filiformi, come vermi e grub, da abbinare rispettando le proporzioni.

Amo Arrotondato con gambo a “L”

Amo curvo con gambo a L
Amo curvo con gambo a L

Ha le stesse funzionalità dell’amo dritto con gambo a “L” ma la sua struttura si adatta meglio a esche in gomma voluminose come tube, rane, gamberi, salamandre e grossi vermi.

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

Bracconaggio in Adige a Verona

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti, video on venerdì ott 30, 2009

Riporto l’articolo di un amico, scritto circa un anno fa, riguardante un fatto accaduto nell’Ottobre del 2008.
Scusate se l’articolo non è recentissimo, ma queste cose vanno dette, denunciate e continuano a succedere anche nei giorni nostri!

Parla Andrea Crobu:

Una storia non bellissima, ma con un lieto fine pinnato…

Stavo pescando a spinning in Adige, in piena zona no-kill della marmorata, poco a monte del ponte del Pestrino che segna il confine con la zona mono-artificiali.

Aggiungo una mappa per chi conosce la zona

Immagine

Risalendo la corrente in mezzo al fiume con i miei fidi wader mi sono imbattuto in una sospetta bottiglia galleggiante. Sospetta perché non scendeva con la corrente, pur stando galleggiando…

Mi sono avvicinato e l’ho sollevata dall’acqua e, sorpresona tanto temuta, ho scoperto che fungeva da galleggiante per una rete da pesca.

Potentemente incazzato l’ho tirata in secca, cercando inutilmente qualcosa di ancora vivo da liberare, ma le ferite auto-inflitte nel tentativo di liberarsi avevano già ucciso i pesci per infezione.

Ho fatto a pezzi la rete con il coltello, l’ho raccolta e a fine pescata l’ho gettata nella spazzatura.

Poco altro c’è da dire: si fanno progetti di tutela, si scrivono regolamenti, si cerca di applicarli e poi il primo imbecille che passa butta una rete mettendo a rischio un’areale da riproduzione ottimo.

Fastidioe pessimismo, pessimismo e fastidio…

Ho documentato tutto con la mia fida fotocamera, compreso il felice finale pinnato.

Enjoy!

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

Spinning pesante

Posted by Emanuele De Biasi Under spinning on mercoledì ott 28, 2009

La definizione stessa della tecnica dice chiaramente che ci spostiamo verso una potenza decisamente superiore, tale da consentirci di affrontare anche le condizioni più difficili in termini di prede e di ambienti.

Qui servono artificiali specifici destinati a pesci grossi e potenti, spesso da insidiare in ambienti particolarmente ostici.

Le prede ideali sono lucci e lucioperca di grossa taglia oppure siluri… non troppo cresciuti.

Spinning pesante e siluri!
Spinning pesante e siluri!

Gli attrezzi dedicati allo spinning pesante hanno lunghezza dai 2 ai 3 metri e sono strutturati per offrire potenze di lancio elevate, anche fino a 120 grammi.

Ma se l’obiettivo della nostra “caccia” sono i siluri di grandi dimensioni, avremo bisogno di attrezzi ancora più potenti e dovremo usare artificiali ben appesantiti.

Lontano da queste esigenze etreme, invece, ci troveremo ad utilizzare principalmente cucchiaini rotanti dai 28 ai 50 grammi, ondulanti da 25 ai 60 grammi, minnow e jerkbait con lunghezze a partire dai 10 centimetri in su per 70-80 grammi e più.

Qui c’è spazio anche per voluminosi artificiali in gomma con piombatura sostenuta, da manovrare anche in ambienti molto ampi e su fondali profondi.

Il lancio pesante è certamente la solulzione più consona per gestire con sicurezza il pesce da record, per contrastarlo e stancarlo tenendogli testa soprattutto nella fase più critica della sua difesa e quando tenta ripetutamente di guadagnare distanza con improvvise fughe.

Ma questa non è una tecnica da improvvisare e conviene arrivarci con l’esperienza.

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

Spinning medio

Posted by Emanuele De Biasi Under spinning on lunedì ott 26, 2009

Quando le cose iniziano a farsi più impegnative in termini di prede, esche artificiali e caratteristiche ambientali, dobbiamo per forza di cose aumentare la potenza della nostra attrezzatura, spostandoci verso una fascia tecnica che offra maggiori possibilità: entriamo nel mondo del “lancio medio”.

Spinning medio e lucci!
Spinning medio e lucci!

La soglia di peso che possiamo lanciare e gestire con la canna da spinning medio aumenta e arriva a un valore massimo di 30 grammi, con possibili lievi differenze che dipendono anche dalla sensibilità dell’attrezzo scelto.

In sostanza, l’attrezzatura più adatta per questa versione della tecnica è costituita da una canna lunga da 1,90 a 2,50 metri, equipaggiata con mulinello di media dimensione e nylon con diametro dallo 0,24 allo 0,30 e più, oppure trecciati di pari portata.

In particolare, le canne più corte trovano il migliore utilizzo pescando dalla barca, situazione dove la lunghezza non deve mai intralciare i movimenti.

I pesci predatori più adatti allo spinning medio sono i grossi salmonidi dei fiumi di grossa portata e corposi torrenti di fondovalle, black bass e lucci in ambienti sia lacustri sia fluviali, pesce persico, le combattive cheppie che risalgono dal mare, aspio e lucioperca.

Questa versione della tecnica ha una grande adattabilità alle acque ricche di vegetazione sommersa e affiorante, così come di ostacoli in genere, tutti elementi che molti predatori apprezzano perchè offrono ottimi nascondigli per i loro agguati.

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

Spinning Leggero

Posted by Emanuele De Biasi Under spinning on venerdì ott 23, 2009

Là dove finisce la capacità di gestione della preda con lo spinning ultraleggero inizia il “territorio” del lancio leggero.

Spinning leggero e trote!
Spinning leggero e trote!

In Italia, questo è uno dei sistemi più diffusi, anche per la notevole adattabilità a quasi tutte le acque dove nuotano trota, salmerino, cavedano, pesce persico e, in forma leggermente più esasperata, anche l’alosa, o cheppia, in risalita dal mare.

Gli ambienti adatti allo spinning leggero sono i classici torrenti di piccola e media portata, e in parte anche quelli con maggiore quantità d’acqua tipici delle zone del fondovalle, i fiumi, i canali e i laghi in genere.

Gli attrezzi necessari per questa variante sono già più “sostenuti”, con lunghezze che variano da 1,80 a 2,20 metri e capacità di lancio fino a 18-22 grammi.

Infatti, per lo spinning leggero usiamo artificiali come cucchiaini rotanti e ondulanti da 3 a 16 grammi, minnow lunghi tra i 3 e gli 8 centimetri ed esche in gomma, abbinate a testine piombate, con peso analogo ai cucchiaini.

Le caratteristiche dell’attrezzatura appena elencata ci dicono subito che lo spinning leggero si adatta in maniera davvero versatile alla cattura di prede di taglie diverse, risultando efficace per sensibilità con i pesci sotto il mezzo chilo e davvero molto divertente se abboccano predatori più impegnativi, anche di taglia superiore ai tre o quattro chili.

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

Spinning UltraLeggero

Posted by Emanuele De Biasi Under spinning on mercoledì ott 21, 2009

Un sincero ringraziamento a Silvio Smania e ai suoi collaboratori, che tanto mi ispirano molti di questi post con le riviste da loro curate. Riporto un altro pezzo tratto da un loro vecchio ma ottimo articolo!

Lancio Ultraleggero

La versione più “light” della tecnica dello spinning viene praticata in ambienti specifici: soprattutto nei piccoli corsi d’acqua caratterizzati da scarsa profondità e da un flusso di corrente sufficientemente contenuto, oppure nei piccoli bacini lacustri, dove i pesci che ci interessano stazionano per lo più nelle immediate vicinanze della sponda e comunque non oltre i 15-20 metri da riva.

Spinning ultraleggero e trote!
Spinning ultraleggero e trote!

Questa versione dello spinning funziona bene anche nelle rogge di pianura e lungo i piccoli riali e torrenti di montagna, questi ultimi soprattutto se caratterizzati da tante pozze e buche in cui si celano “ruspanti” trote fario.

L’attrezzatura ideale per lo spinning ultraleggero consiste in canne molto corte, da 1,50 a 1,80 metri, ad azione elastica con capacità di lancio fino a 5-7 grammi.

La morbidezza del fusto della canna ci serve per lanciare come si deve esche leggere quali minuscoli ondulanti, cucchiaini rotanti del numero 0 o 1 e piccoli minnow lunghi 3 e 5 centimetri, destinati quasi esclusivamente a salmonidi e cavedani, le prede più indicate per lo spinning “ultralight”.

Ovviamente con questo approccio non possiamo pensare di tenere testa a pesci di taglia molto importante, soprattutto perchè siamo costretti ad utilizzare fili di diametro ridotto al minimo per rispettare la proporzionalità dell’attrezzatura.

E infatti, questo sistema è rivolto specialmente agli esemplari medio-piccoli delle specie citate, che trovano l’habitat più consono alle loro dimensioni soprattutto negli ambienti appena indicati.

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

Il Mio Primo Big Bass – di Riccardo Morelato

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti on lunedì ott 19, 2009

Vi riporto il racconto di uno dei nostri junior più promettenti!!!
A voi Riccardo Morelato:

“ciao a tutti ragazzi!!
Oggi… 30 settembre 2009… è arrivato il mio 2° big bass … 1.60 kilossssss! Icon_biggrin preso a Nogarole Rocca… ke bello.. se riesco a breve le foto!!! ciao a tutti belly e brutti!!!! Icon_cool

A voi la foto, poi raccattata!

Riccardo Morelato e il suo Big Bass
Riccardo Morelato e il suo Big Bass

Poi prosegue col racconto:

“Arrivato la inizio subito con un jig bianco e.. prendo un pesce discreto, ma ne perdo 3…
poi sono andato in una curva della cava dove c’era tutta melma a galla e lì ne prendo 2 bellini con un tiky della wave … trasparente con puntini neri Smile .
Dopo una pausa, innesco spiombato sempre il vermone con in testa un pezzo di tube (esca doc. Smile ) e lanciando sulle erbe mi spavento vedendo la mangiata fulminea e distruttiva del bel Bass… pesato (1.550 kg) e fotografato, l’ho rilasciato …. davvero un’esperienza stupenda!…

grazie Bass, spero di incontrarti nuovamente. Tongue

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
2 COMMENTS

NOTIZIE UTILI:
La lingua ufficiale in Zimbabwe è l’inglese, geograficamente parlando confina a nord-ovest con lo Zambia, a est e nord-est con il Mozambico, a sud-ovest con il Botswana e a sud con il Sudafrica, il clima sorprendentemente non è caldissimo (20°-40°) perchè il paese è quasi tutto fatto di altipiani dove le temperature soprattutto nella stagione secca sono gradevoli, è comunque opportuno portare creme solari ad alto fattore di protezione (personalmente ho usato la protezione 30), per il mangiare a parte il fatto di avere un minimo di adattabilità, si mangia all’anglossassone, colazione con bacon, uova alla cooke, frutta, latte, corn flakes, pane fresco e succhi di frutta.
In barca solitamente ci si portano panini freschi, affettati vari, bacon, molta acqua (tutta confezionata), coca-cola e fanta in bottiglie di vetro (quelle rigate di una volta) e frutta.
Alla sera un po’ di tutto, riso (quello africano con chicchi lunghi e scondito) con salse varie, carne di manzo, pollo, salsicce, verdure varie e in casi eccezionali (solo per gli amici) Paul prepara anche un piatto di pasta all’italiana!
Portatevi medicinali di vario genere, enterogermina, per scottature, bende e cerotti, spray antizanzare (esempio Autan extreme) e procuratevi la zanzariera da appendere sopra il letto, vi servirà soprattutto nella stagione umida o nelle zone limitrofe ai laghi e fiumi e per evitare di trovare nel letto i ragni che in Zimbabwe sono praticamente un animale domestico protetto visto che si nutrono di zanzare.
Per andare in Zimbabwe non è necessaria nessuna vaccinazione ma si consiglia di fare la profilassi antimalarica, che però non copre totalmente dal rischio di contrarla.
La moneta ufficiale è lo Zimbabwe dollar che al cambio in ottobre 2004 era valutato così: 1 $ USA = 5600 Zim $.
Comunque portatevi solo $ USA, ci penserà poi Paul o chi per esso a cambiarvi i soldi, non affidatevi alle banche locali o ai passanti, tendono sempre a cercare di fregarvi sul cambio.
Per la pesca portatevi esche oversize dai 6″ in su anche roba vecchia tipo i Power worms da 10″ della Berkley, top water belli grossi (Giant Dog, Zara Spook, Nipp-a-dee, Ozark, etc.) esche dritte tipo Senko da 7″, per i colori tutte le varianti del watermelon vanno bene, il bianco e il nero.
Portatevi anche i buzz-bait a galla vi divertirete, per i fili Paul consiglia di non scendere sotto le 20 lb e il monofilo che lui preferisce è il Trilene XT low-vis green, i mulinelli portateveli da casa e per le canne chiedete a Paul se ve le può fornire lui, altrimenti portatevi 3 canne da casting, una che tira fino ad 1 oz, una fino ad 1,5 oz e una fino a 2 oz (finesse fishing eh eh!) e come dice lui HOOKSAFARIS!!!!
Per i prezzi posso dirvi che Paul Rhedeer è una guida tra le più competenti ed economiche, compreso nel prezzo ci sono il trasporto con fuoristrada e l’uso della barca (gasolio e benzina compresi), vitto e alloggio, accompagnamento in città e dintorni per compere o visite varie e ricordini vari (quest’anno cappellino e camicia con logo Hooksafaris) e se gli dite che vi mandano Gian Paolo e Fabrizio sicuramente vi tratterà da amici!!!

Per più approfondite informazioni contattate direttamente Paul Rheeder – fishing guide – tel. int. (263) 91-314-101 o E-mail: hooksafaris [at] hotmail.com

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS

A pesca con gli elefanti – Battute finali, di Gian Paolo Moreschi (parte 4)

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti on mercoledì ott 14, 2009

Il giorno dopo dobbiamo far provviste e far rifornimento di benzina e gasolio, infatti uno dei problemi più grossi in Zimbabwe sono appunto i carburanti che non sempre sono disponibili e qui l’importanza della guida è fondamentale perchè oltre a portarti nei posti giusti per prendere pesci deve avere le giuste conoscenze e una scorta di carburanti sennò non si va da nessuna parte, andiamo anche in un bellissimo negozio di pesca in centro ad Harare dove incontriamo Gerry Jooste ed altre guide come Ian Welkmann, Colin Bester ed altri.
Paul ci presenta e ci fa da Cicerone, nel negozio ci sono le copie dei bass più grossi catturati in Zimbabwe tra cui quello catturato da Ray Scott (presidente della BASS) di 17 lb e quello purtroppo trattenuto il 25 luglio del 2004 da una guida di colore di 18,26 lb (8,270 kg) record africano.
Nel negozio le esche in gomma sono quasi tutte Culprit ed hanno dei costi non proprio accessibili a tutti, in Zimbabwe lo stipendio di un cuoco-custode-giardiniere-operaio è di 10.000 $ (Zimbabwe dollars) che corrispondono a circa 2 $ USA, le buste della Culprit o una confezione di ami Gamakatsu costavano 80.000 Zimbabwe dollars!!!
Il giorno dopo torniamo a Mazvikadei e finalmente per Fabrizio si pesca lì, fosse stato per Paul avremmo pescato 10 giorni a Shabara!!
La giornata è bella e immancabilmente Fabrizio monta lo Zara Spook dopo un pò aggancia un pesce piccolo e mentre stiamo chiacchierando e guardando il fondale (eravamo su una secca rocciosa) un grosso bass aspira lo Zara Spook facendo un enorme gorgo, peccato che Fabrizio era distratto e non ha fatto in tempo a ferrare!
Acqua limpidissima, pareti rocciose, secche, alberi, erbai affioranti e sommersi effettivamente Mazvikadei è un veramente un ambiente bellissimo ma purtroppo a parte l’attacco sullo Zara abbiamo catturato molti pesci piccoli e come ci aveva detto Paul anche qui i bass erano in post-frega.
Per gli ultimi due giorni decidiamo d’accordo con Paul di tornare a Shabara, anche per vedere di superare i 4,6 kg, la giornata è ideale ma durante le manovre (lo scivolo è veramente disastroso) una ruota del fuoristrada prende una buca molto profonda e con il contraccolpo allo sterzo a Paul fuoriesce la spalla dall’articolazione!
Lancia un urlo terribile e mi chiama, chiedendomi di aprire la portiera, non appena scende vedo che si tiene il braccio e penso abbia avuto un attacco di cuore ma poi vedendolo dolorante ma sulle sue gambe capisco che è qualcosa di diverso, Paul tenta disperatamente di far rientrare la spalla spingendo con forza contro la carrozzeria del fuoristrada, ma dopo numerosi tentativi ed altrettanti urli strazianti decidiamo di andare alla ricerca di un medico.
Risaliamo in macchina e con carrello e barca al seguito ci dirigiamo verso la più vicina città, Chinhoyi, che dista circa 40 km.
Purtroppo le strade in Zimbabwe sono come lo scivolo di Shabara e ad ogni buca Paul pativa un male boia, urlando ed imprecando, in alcuni momenti sembrava dover svenire dal dolore.
Dopo circa 2 ore arriviamo in città e lì chiediamo informazioni per trovare un medico, due poliziotti di colore ci danno delle indicazioni confuse finchè troviamo un signore di origine inglese che addirittura ci accompagna fin davanti l’ambulatorio del dottore e poi ci ha aspettato per quasi un’ora per vedere come stava Paul!
Il dottore erano tre dottoresse bianche che non appena hanno capito la situazione hanno fatto un’iniezione di morfina a Paul e poi immobilizzandolo hanno tentato di far rientrare la spalla, ma anche loro hanno dovuto desistere e dopo aver fatto un’altra morfina, lo abbiamo caricato in macchina e siamo partiti alla volta della capitale Harare che è ad altri 100 km di distanza.
Dopo altre tre ore siamo arrivati e nel frattempo avevamo avvisato la moglie Lisa che ci aspettava in periferia per portare Paul all’ospedale dove l’avrebbero rimesso in sesto.
Dopo qualche ora Lisa  è venuta a riprenderci e farci da guida per portare il fuoristrada e la barca a casa di Paul.
Nel pomeriggio Paul è tornato a casa imbottito di farmaci ma con la spalla a posto e per scusarsi (come fosse colpa sua) dell’incoveniente ha prenotato per quella sera in uno dei ristoranti più belli di Harare, quando però siamo partiti per andare a cena, dopo poche curve Paul non si è sentito bene e siamo tornati a casa ma lui ha voluto a tutti i costi che noi tre andassimo al ristorante dove aveva prenotato.
Il giorno dopo siamo tornati a Mazvikadei per riprendere i bagagli che nella fretta di portare Paul dal medico non avevamo potuto recuperare e pensavamo di aver concluso le nostre vacanze pescatorie, niente da fare, Paul ha voluto a tutti i costi accompagnarci a pescare anche l’ultimo giorno e visto che stava bene ci ha portato a Darwendale che è il posto più vicino a casa sua, con la sua spalla avrebbe solo guidato la barca, ma una volta sull’acqua non ha saputo resistere e si è messo a pescare anche lui.
Il lago si era ulteriormente abbassato e i pesci erano più apatici che mai, ma io ero contento di vedere Paul in forma dopo lo spavento che ci aveva fatto prendere e più infottato che mai nonostante la spalla non fosse ancora al 100%!!!
Il giorno seguente dopo aver fatto un giro per il mercatino di Harare e un salto nel negozio di pesca ad acquistare i ricordini per gli amici, prepariamo le valigie e salutiamo gli amici Paul e Lisa che ci accompagnano all’aeroporto dove alle 12:15 ci imbarchiamo per l’Italia.
Molto spesso quando si parla d’Africa si parla anche del mal d’Africa ed è un qualcosa che è difficile definire, però esiste, è come se un pezzo di te fosse rimasto laggiù, sicuramente in tutti quelli che ci son stati c’è il desiderio di tornare, per risentirne l’odore acre e selvatico, i ritmi lenti e perenni, l’immensità degli spazi aperti, la maestosità degli animali e l’ospitalità delle persone che abbiamo conosciuto.
Tatenda shamari!

Condividi con gli altri:
  • Facebook
  • Twitter
  • FriendFeed
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Add to favorites
  • PDF
  • Digg
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Reddit
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
  • Yahoo! Buzz
  • email
ADD COMMENTS