SPINNERBAIT (parte 4) – Occhiello, colori e misure

Posted by Emanuele De Biasi Under esche artificiali on venerdì ott 2, 2009

L’OCCHIELLO
In genere si annoda il filo sull’occhiello a forma di “U” dello spinner; alcuni utilizzano invece il moschettone e per non farlo scivolare sulle palette lungo la forcella utilizzano alcuni accorgimenti:
1) utilizzando un piccolo tubetto di silicone da mettere sulla “U” (dove si attacca il filo) tipo quello delle StarLight o dei galleggianti,
2) utilizzando un anellino di metallo tipo quello usato per unire le ancorette all’artificiale o
3) legando un pezzo di filo (come quello per cucire i bottoni oppure uno spezzone di lenza) sulla “U” di aggancio.

Come detto in precedenza esistono spinner con occhiello chiuso adatto all’aggancio di un moschettone senza ulteriori accorgimenti.
Da sottolineare che comunque il contatto diretto con lo spinner (e cioè attraverso un nodo) permette all’angler di far lavorare meglio l’esca.
E’ comunque innegabile la comodità di utilizzare un piccolo moschettone, quindi a voi la scelta.

L’utilizzo dei COLORI e delle MISURE nei vari periodi dell’anno
Le palette hanno principalmente due colori, argento e oro, la prima (argento) si utilizza per acque chiare e velate la seconda (oro) si utilizza per acque torbide.
Ci sono altresì anche diversi colori, bianco, nero, blu, rosso, e vari colori fluorescenti validi soprattutto per acque torbide.
Qualche assortimento in più per quanto riguarda i colori dei gonnellini sempre però in base alla limpidezza dell’acqua, consiglio colori chiari tendenti alla livrea dei pesci in acque chiare e colori scuri o chartreuse (che è una specie di giallo fosforescente) per acque torbide.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Lo spinnerbait viene considerato un’esca antialga a patto che venga recuperato a velocità sostenuta in presenza di ostacoli.

Si ringrazia il Direttore Sportivo Pirani Francesco per la collaborazione nella stesura

ADD COMMENTS

SPINNERBAIT (parte 3) – Descrizione e Utilizzo

Posted by Emanuele De Biasi Under esche artificiali on mercoledì set 30, 2009

Le caratteristiche dello spinnerbait sono le vibrazioni che emette (percepite dal pesce tramite la linea laterale), ed i lampi di luce (percepite tramite l’apparato visivo).
L’insieme delle due cose rendono lo spinnerbait un esca micidiale in qualsiasi condizione di acqua e di tempo.

ACCORIGIMENTI TECNICI
Gli spinnerbait sono molto validi sia con l’aggiunta di trailer che senza.
Il trailer oltre ad aggiungere vibrazioni ed ondeggiamenti serve anche ad attutire l’entrata in acqua, inoltre potrete fare dei contrasti di colore tra il trailer e il gonnellino anche se personalmente tendo sempre ad usare trailer non tanto differenti di colorazione (ricordatevi che questo “pensiero” di abbinamento di colori esca trailer si utilizza anche per i jig).
La forcella deve avere un giusto spessore, troppo spessa e rigida aumenta le vibrazioni, una molto fine le attenua e ne esalta le caratteristiche, ma rischia di aprirsi con un pesce di taglia, quindi aprendo la forcella rallenterete il recupero facendo scendere lo spinnerbait verso il fondo, questo però solo con le forcelle in acciaio perché quelle in titanio sono indeformabili.

Il TRAILER HOOK
Talvolta si usa agganciato all’amo in dotazione anche un altro amo innescato sul primo tramite l’occhiello ed una protezione di gomma che lo rende più rigido in modo che sia in asse col primo durante l’azione di pesca.
Questa variante si utilizza quando il predatore si dice “mangia corto”, cioè quando l’attacco non è deciso, ma “assaggia” l’esca per una verifica personale, ecco che questo accorgimento può tornarci utile, in più occasioni.

LO STRUMENTO, IL RECUPERO E L’UTILIZZO

Per quest’esca, si utilizzano canne rigide ad azione di punta in modo tale che la canna per avere il massimo controllo dell’esca durante il lancio, la posa in acqua e l’azione.
Si utilizza in presenza di ostacoli, e deve esserci lanciato dentro con recuperi a sbattere contro di essi, ma viene anche utilizzato in acque libere.
Esistono varie modalità di recupero per lo spinnerbait: in acque limpide il recupero deve essere veloce e costante oppure con brevissime soste (stop and go) in cui si vari la velocità e la frequenza di rotazione delle palette, alle volte infatti il predatore tende a seguire senza decidersi ad attaccare e la breve sosta con la ripartenza immediata può portarlo ad un’abboccata di reazione.

ADD COMMENTS

SPINNERBAIT (parte 2) – Differenze in base alle palette

Posted by Emanuele De Biasi Under esche artificiali on lunedì set 28, 2009

Spinnerbait con paletta colorado singola
Lavora in profondità, adatto per recuperi lenti (a basso regime di velocità – slow rolling) vicino al fondo, imitando il pesce foraggio che staziona e si nutre sul fondo.
La paletta colorado emette più vibrazioni e meno lampi di luce, ideale quindi per pescare in acque torbide e calme con colorazioni oro o fluorescenti.
Spesso da ottimi risultati anche in caduta, si lancia lo spinner e lo si fa affondare attendendo qualche secondo in relazione alla profondità dell’acqua ed agli ostacoli presenti.
In questa situazione il bass può attaccare l’esca in caduta come per il jig per cui è sempre opportuno mantenere un contatto diretto con l’esca tenendo il filo in tensione quanto basta per effettuare poi una corretta e decisa ferrata.

Spinnerbait con due palette colorado
A differenza della singola, viene utilizzata in superficie con recuperi veloci in genere in acqua velate o torbide.

Spinnerbait con paletta willow leaf singola
Può lavorare in tutti gli strati di profondità, anche se tende a risalire meno della colorado, ottimo per tutti i tipi di recupero, anche se quello veloce è da preferirsi, si consiglia di usare grammature leggere per un’entrata in acqua più delicata possibile, ottimo per pesci smaliziati, usatelo in acque chiare con colorazioni della paletta argentata, ottima la paletta martellata emette flash più irregolari.

Spinnerbait con due palette willow leaf
Viene utilizzato con recuperi veloci, a galla sopra gli erbai od ostacoli e manufatti vari ed in presenza di pesci attivi,.
Viene utilizzato con velocità di recupero media od alta e permette di sondare strati d’acqua più ampi.
Sta prendendo sempre più piede proprio per la capacità di sondare maggiori volumi d’acqua.

Spinnerbait con paletta colorado e willow leaf
Il più comune ed usato, accomuna le caratteristiche di entrambe le palette, ottimo per recuperi medi a mezz’acqua, ma può lavorare anche in superficie aumentandone la velocità.

Spinnerbait con paletta indiana e willow leaf
Simile al precedente emette più flash, ma le differenze sono minime in tutto.

ADD COMMENTS

SPINNERBAIT (parte 1) – Conformazione e Struttura

Posted by Emanuele De Biasi Under esche artificiali on venerdì set 25, 2009

Da oggi vorrei parlarvi per qualche giorno di un’esca, spesso troppo sottovalutata perchè conosciuta poco… lo SpinnerBait! Attenzione… quest’esca è ottima anche col papero mannaro, alias Mister Esox Luccio!

CONFORMAZIONE e STRUTTURA
L’esca di cui parleremo è del genere wire bait (esca metallica) ed è formata da un archetto a “V” con un occhiello a “U” (generalmente in acciaio, oggi anche in moderni materiali come il nichel-titanio), la parte inferiore termina con un amo piombato (di solito sagomata a testa di pesce) dalla quale partono dei filamenti in silicone, gomma o  bucktail (pelo naturale) che formano lo skirt (gonnellino); quest’ultimi  celano l’amo il cui ardiglione è rivolto verso il basso, mentre la parte superiore è dotata di una o due palette (oggi ne esistono modelli anche con 4) di diverse forme (willow leaf, colorado, indiana, oklaoma e fluted).
Lo skirt come le palette (blades) sono in genere ricambiabili; alcuni di noi aggiungono allo skirt anche un trailer, come nei Jig (può essere innestato un grub od un’esca siliconica in genere dritta od a coda di rondine).
Da sottolineare che esistono anche spinner con occhiello chiuso adatto all’aggancio di un moschettone.
E’ un’esca di reazione e di ricerca per verificare dove stazionano i bass attivi.
Serve a sondare l’area d’acqua intorno a noi. E’ molto importante perché quest’esca copre un ampio volume d’acqua.
Spesso lo spinner con palette willow leaf di cui parleremo di seguito viene utilizzato in superficie (lasciando che la paletta scodinzoli in superficie – bulging) imitando del pesce foraggio che fugge dall’attacco del predatore in agguato facendo piccoli balzi sull’acqua.

TIPO DI PALETTA E RELATIVO SCOPO
Willow leaf : paletta lunga e stretta, a foglia di salice da cui prende il nome
Colorado : paletta rotonda
Indiana : una via di mezzo tra le prime due (leggermente allungata)

ADD COMMENTS

I Jigs (parte 3) – Utilizzo e considerazioni

Posted by Emanuele De Biasi Under corsi, esche artificiali on mercoledì lug 29, 2009

L’ATTREZZATURA, IL RECUPERO E L’UTILIZZO
Si utilizza in genere la tecnica di pesca a FLIPPING, PITCHING e più raramente a SKIPPING.
Per l’utilizzo di quest’esca si utilizza una canna da casting possibilmente rigida ad azione fast.
L’esca viene appoggiata in prossimità di un erbaio, canneto, un insieme intricato di rami (comunque in presenza di ostacoli cosiddetti cover che coprono un’area d’acqua) imitando il gambero che dalla superficie cade verso il fondo.
In genere in questa situazione il bass attacca il jig in caduta.
Si utilizza anche appoggiando il jig sulla sponda, trascinandolo poi verso riva imitando realisticamente il gambero che dalla riva va verso l’acqua più profonda.
Questa è una tecnica utilizzata anche a TEXAS RIG o WEIGHTLESS utilizzando proprio un gambero.
Altra tecnica (già sperimentata) è quella di farlo saltellare sul fondo e/o di trascinarlo, in questo caso grazie conformazione del jig e dell’esca questo movimento ricorda al nostro Black Bass un gambero in posizione di difesa con le chele rivolte verso l’alto.

Classica posizione di difesa del gambero
Il gambero in posizione di difesa

Come per tutte le esche, la presentazione dell’esca in acqua dev’essere la più delicata possibile.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Durante battute avare di abboccate, diminuendo peso e dimensioni della nostra esca, è possibile ribaltare a nostro favore la situazione. Sarà logico usare colori naturali in acque chiare, mentre colori con forte contrasto ed eventualmente su modelli muniti di rattle in acque torbide.

E’ bene ricordare che il jig produce la massima resa al momento della presentazione e nella discesa verso il fondo; un avvicinamento incauto al nostro obiettivo, una presentazione maldestra annulleranno, nella quasi totalità dei casi, il potere adescante della nostra esca.

Black catturato a jig
Ed infine, il boccalarga si lascia ingannare…
ADD COMMENTS

I Jigs (parte 2) – Trailer e colori

Posted by Emanuele De Biasi Under corsi, esche artificiali on lunedì lug 27, 2009

IL TRAILER
Il trailer di cotenna o di silicone, ricordando comunque che, se per il colore sarebbe meglio uniformare, per le forme si può dare spazio alla fantasia (tenendo presente ad ogni modo che il trailer, oltre a contribuire ad un maggior volume dell’esca, costituisce un effetto frenante nella discesa del jig verso il fondo, elemento questo molto importante.
In genere come trailer si utilizza un gambero sempre in abbinamento di colore come specificato di seguito oppure una creatura.

Esempi di trailer
Esempi di trailer

Per una corretta azione di pesca è necessario munirsi di una attrezzatura da casting che ci permetterà di dar vita a due tecniche di presentazione tra le più redditizie in assoluto: il flipping e il pitching.

COLORI
I colori classici di base di abbinamento jig/trailer considerati molto attiranti sono:

I più classici colori dei jig
I più classici colori dei jig!

marrone/marrone;
marrone/nero;
nero/nero;
nero/rosso;
nero/blu;
nero/chartreuse;
green/pumpkin;
pumpkin/pumpkin.

ADD COMMENTS

I Jigs (parte 1) – Conformazione e struttura

Posted by Emanuele De Biasi Under corsi, esche artificiali on sabato lug 25, 2009

PREMESSA
Quest’esca è in grado di ottenere l’utilizzo durante tutto l’arco dell’anno, anche se all’inizio se ne indicava l’utilizzo prettamente durante il periodo invernale.

CONFORMAZIONE e STRUTTURA
Il Jig è un’esca particolare, la sua conformazione rappresenta e ricorda il gambero d’acqua dolce, in inglese CRAW.

I jig nei loro dettagli
I jig nei loro dettagli!

E’ formato da un amo piombato, un ciuffo di filo di plastica rigida o silicone che fungono da antialga/antiincaglio e da un gonnellino (detto skirt) ricambiabile.
In genere viene utilizzato di solito nella tecnica di pesca a flipping e picthing innescato con un trailer identificato con gambero o un’esca che lo ricordi (creature), ma può essere utilizzato anche senza trailer.

Se l’amo è robusto con curvatura ampia e la testa (jig head) è a forma sferica o conica è specifico per la tecnica di pesca a flipping in presenza di ostacoli quali: canneto, erbai, rami, manufatti naturali e grovigli in acqua.

Ami jighead o teste piombate
Ami jighead o teste piombate

Se l’amo è robusto con curvatura ampia e la testa (jig head) è a forma di palla da football è specifico per la tecnica di pesca a flipping in presenza di rocce e sassaie, altresì può essere utilizzato sul fondo trascinandolo a strappetti.
Imiterà con movimento il gambero che si difende sul fondo con lo chele alzate (in segno di difesa) dall’attacco del black bass.

ADD COMMENTS

SOFT JERK BAITS (parte 4) – Colori

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, esche artificiali on giovedì lug 23, 2009

Colori:
Tutti i colori sono indubbiamente catturanti, ed ognuno di noi ha le proprie preferenze, ma credo di poter dire in base all’esperienza accumulata in più di 20 anni di pesca, che ci sono dei colori indiscutibilmente più efficaci di altri. Esistono colori che usati negli stessi posti e nelle stesse condizioni da 2 pescatori uno di fianco all’altro, fanno la differenza sia per la taglia che per la quantità.
La regola di usare colori naturali in presenza di acque limpide tipo watermelon, pumpkin, green pumkin e smoke è ovviamente sempre valida, in alcuni casi è veramente incredibile come due colori praticamente identici abbiano risultati molto diversi, a volte un watermelon con black flake produce pochissime abboccate e basta innescare un watermelon con red flake per vedere cambiare la giornata di pesca in una bellissima giornata da ricordare.
In linea di massima i colori naturali rendono parecchio in acqua limpida, avvicinandosi molto alla livrea dei pesci presenti. Anche i colori dal bianco all’argentato con silver flake oppure laminati con pancia bianca, possono ricordare molto da vicino le prede presenti in natura e quindi rivelarsi molto catturanti.

Soft jerkbait e colori
Esempi di alcuni colori disponibili.

Nelle acque velate possiamo dare libero sfogo alla nostra fantasia, utilizzando colori estremamente vivaci con codine di colore diverso, ottenendo lo scopo di evidenziare l’esca e renderla più accattivante agli occhi del pesce in agguato.
Colori più forti come il chartreuse, il nero ed il rosa, regalano spesso delle grosse sorprese in condizioni difficili.
Il chartreuse ha una luminosità in acqua veramente incredibile e risalta moltissimo in situazioni di poca visibilità, viene individuato dal predatore con facilità e risulta efficace anche in acque appena velate. Il rosa sembra essere il colore che più di tutti gli altri scatena l’aggressività del bass, ed infatti molte esche veloci o di superficie vengono prodotte in questo colore per attirare e stimolare i bass in cerca di prede. Il bianco è un colore universale che funziona un po’ in tutte le situazioni ma fateci caso, quando prendete un pesce in acqua torbida di solito ha una livrea molto chiara, addirittura nel bass non si vedono neanche le macchie nere disposte lungo la linea laterale, anche gli altri pesci tendono a prendere una livrea sbiadita di conseguenza anche le potenziali prede assumeranno tali colorazioni. Vi consiglio di provarlo in estate, quando per effetto dell’eutrofizzazione l’acqua diventa verdastra e in superficie forma una pellicola di colore verde oliva, provate un soft jerk completamente bianco e non avrete più bisogno di cambiarlo. Un ultimo consiglio sui colori dell’esca riguarda il contro luce, ricordate sempre di provare ad alzare l’esca e metterla tra voi e una fonte luminosa, vi renderete conto che non sempre i colori risultano come sembrano all’interno delle proprie confezioni esposte nei negozi.

ADD COMMENTS

SOFT JERK BAITS (parte 3) – Tecniche

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, esche artificiali on martedì lug 21, 2009

Tecniche:
Ora che abbiamo l’attrezzatura adatta, vediamo quali sono i modi migliori per far rendere al massimo le nostre esche.

Per accentuare l’estrema naturalezza di questa tipologia di esche, di solito si innescano weightless e cioè spiombate. In questo modo ogni volta che diamo un colpo di cimino l’esca sbanderà eseguendo una traiettoria a zig zag. I colpi verranno assestati con un ritmo costante e possibilmente a canna bassa, più i colpi saranno veloci e più il ritmo dell’esca sarà frenetico, rallentando la velocità, le sbandate aumenteranno di ampiezza. Come sempre una buona regola è quella di variare spesso finché non si trova la velocità giusta per invogliare i bass all’attacco!
In alcuni casi può essere che i bass siano più vicini al fondo e quindi dovremo far affondare molto lentamente l’esca per poi recuperarla con colpi molto dolci o addirittura con dei lenti sollevamenti verso l’alto, in questo modo il bass che vede la preda “scappare” deciderà di attaccare.
Nei casi in cui la profondità dove peschiamo sia molto elevata (oltre i 3 metri) potrebbe essere necessario piombare l’esca e sicuramente da questo punto di vista il sistema migliore è quello di adottare degli insert weight e cioè una specie di chiodino di piombo o meglio ancora di tungsteno, con delle scanalature per poter forare il corpo dell’esca ed essere inserita al suo interno senza però poterne fuoriuscire.

Esempio di innesco con amo semplice
Esempio di innesco con amo semplice.

A seconda di dove lo posizioneremo cambierà ovviamente il movimento dell’esca e nonostante gli insert weight di solito siano di 1 o 2 grammi è molto importante provare in acque limpide se l’assetto dell’esca è quello che volevamo ottenere.
Un altro metodo molto artigianale e derivante dalla pesca alla trota è quello di fare alcune spire di piombo in matassa sul gambo dell’amo oppure per semplificare l’opera di piombatura, avvolgere le spire di piombo su un filo di rame opportunamente sagomato alle 2 estremità, con 2 “gancetti” a stringere sul gambo dell’amo.
Un ulteriore sistema per appesantire il soft jerk è quello di applicare sul gambo dell’amo della pasta di tungsteno (molto in uso tra i carpisti per montature pop up); si può sagomare molto velocemente ed altrettanto velocemente si può togliere, unico difetto a volte su ostacoli duri (rami, rocce, etc.) può levarsi da sola.

Innesco con amo con hitchicker
Innesco con amo con hitchicker.

Per pescare in profondità con i soft jerk baits si può anche ricorrere alla piombatura in testa (texas rig) senza dimenticare che più appesantite e più penalizzerete il movimento dell’esca. La massima efficacia di questo innesco l’avrete sui fondali sabbiosi, è veramente sorprendente la somiglianza con un ciprinide che grufola quando alzando la sabbia dal fondo si sollevano piccole nuvolette di fango.

Per ultimo ma non per importanza è la presentazione. Una delle mie preferite è lo skipping dentro l’ostacolo: lo si può fare sia con l’esca spiombata che con l’esca leggermente piombata, in questo caso è fondamentale arrivare più vicini possibile alla riva (pescando dal belly o dalla barca) o comunque al centro dell’ostacolo se si pesca da riva.
Una volta arrivati nel punto preciso dove pensiamo stia il bass della vita, lasciamo affondare lentamente l’esca e quando è sul fondo lasciamola lì ancora qualche secondo, non avere fretta in questi frangenti può essere la differenza tra catturare e non catturare un big bass !
Ovviamente durante la discesa dell’esca teniamo sempre d’occhio il filo, se cambia direzione, fermandosi dopo 50 cm e ci sono 3 mt da raggiungere, o se dovesse accelerare all’improvviso, non pensiamoci su troppo… ferrate energicamente e preparatevi a forzare il bass il prima possibile fuori dall’ostacolo, ogni secondo in più che ritardate nel guidarlo verso di voi, aumenta a dismisura la possibilità che vi scappi!!!

1 COMMENT

SOFT JERK BAITS (parte 2) – Ami e fili

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, esche artificiali on domenica lug 19, 2009

Fili:
Sul filo da utilizzare il dubbio amletico che assale la maggior parte degl’angler è sempre lo stesso e cioè: monofilo, fluorocarbon oppure trecciato?
Partendo dal presupposto che l’industria chimica e la tecnologia negli ultimi 10 anni ha fatto passi da gigante (sorrido se penso ai fili che usavamo 20 anni fa e che già allora ci sembravano eccezionali), ora se ne trovano in commercio di tutti i colori, resistenti all’abrasione, con poca memoria e ad elasticità variabile a seconda delle nostre esigenze.
Ma l’aspetto più importante nella scelta della lenza rimane dove andremo ad utilizzare il nostro soft jerk bait. Da questo punto fondamentale si parte per scegliere il tipo di filo da utilizzare: se peschiamo in acque velate possiamo utilizzare tranquillamente un normalissimo monofilo, meglio se di colore neutro o simile agli spot che andremo a pescare. Per esempio se peschiamo in canneto il colore verde o il camo non faranno diminuire le abboccate e un buon compromesso può essere quello di usare un monofilo ricoperto (fluor-coated) di una sottile pellicola di fluorocarbon: ha un discreto mimetismo, una buona elasticità e ci eviterà molte parrucche sui mulinelli da spinning con il vantaggio del costo non eccessivo.

Jerkbait innestato
Jerkbait innestato.

In acque limpide o assolutamente trasparenti, l’uso del fluorocarbon diventa quasi obbligatorio, pena la quasi totale assenza di mangiate o ristretta soltanto agli esemplari più giovani ed inesperti.
Se invece peschiamo in ambienti con ostacoli particolarmente difficili, come un canneto molto fitto, può essere utile utilizzare monofili resistenti all’abrasione oppure in alternativa il trecciato può diventare un ottima soluzione, a seconda delle preferenze. Ovviamente se utilizziamo monofili superiori alle 12 lb è preferibile usare l’attrezzatura da casting per evitare parrucche a ripetizione.
Se peschiamo in ambienti con rami ed alberi semi-sommersi in acqua limpida, potrebbe essere necessario skippare l’esca tra gli ostacoli, in quel caso o siamo veramente bravi a mandare in nostro soft jerk bait di rimbalzo con il mulinello da casting, oppure possiamo pescare a spinning ed utilizzare il trecciato (da 20 a 50 lb) in bobina con il fluorocarbon come finale di almeno 2 mt. Per l’unione dei 2 fili potete scegliere o il nodo Tony Pena o il Reverse Albright o il più semplice Uni to Uni.
Dimenticavo una cosa molto importante: prima di avvolgere il trecciato sul mulinello avvolgete qualche metro di monofilo per fare un po’ di fondo in bobina, altrimenti il trecciato avvolto direttamente scivola e vi toccherà toglierlo per riavvolgerlo durante la pesca, rovinandovi la giornata.

Ami:
L’amo da usare è obbligatoriamente un wide gap, un amo con curva molto ampia e proporzionato alla misura dell’esca. Io amo particolarmente gli ami rossi e vi consiglio di provarli, ma anche i classici black nickel sono altrettanto efficaci; si trovano in commercio molte tipologie e dimensioni, vi consiglio di provare Owner, Gamakatsu, Decoy ed Hayabusa.

Amo rosso
Classico amo rosso.

Solo nel caso si peschi in canneto molto fitto possiamo usare un amo off set normale per fare in modo che l’esca entri più facilmente negli stretti spazi tra una canna e l’altra.
Nel campo degli ami scopriamo un vantaggioso miglioramento dei precedenti modelli già presenti sul mercato e cioè gli ami con hitchickers (piccola spirale). Altro non sono che degli ami molto simili a quelli che si usano per i jigs, con il gambo che si abbassa a circa 45° dopo l’occhiello, per poi proseguire dopo qualche centimetro come un normale amo dritto. All’interno dell’occhiello è stata sostituita la graffetta, che tendeva a sbriciolare l’esca dopo poche ferrate, mettendoci l’accessorio chiamato hitchicker.

Amo con hitchicker
Esempio di amo con hitchicker.

Questa piccola spirale in rame, su cui avvitare letteralmente l’esca, la rende molto più salda e resistente senza doverla sostituire ad ogni pesce ferrato.

1 COMMENT

SOFT JERK BAITS (parte 1) – di Gian Paolo Moreschi

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, esche artificiali on venerdì lug 17, 2009

Vi voglio riproporre un bell’articolo scritto dal nostro Giampi su di un esca molto utile in questa stagione, il Soft Jerk Bait.
L’articolo era uscito qualche numero fa sulla famosa rivista Spinning Magazine e ve lo ripropongo qui nel nostro blog in 4 puntate.

Soft Jerk baits (di Gian Paolo Moreschi)

Quando nel 1949 Nick Creme creò il primo worm per la pesca al bass, probabilmente mai si sarebbe sognato quanto il settore dei vermi siliconici si sarebbe affermato e soprattutto quanti e quali tipi e modelli di vermi si sarebbero realizzati negli anni a venire.
Per la precisione la creatura di Creme, da cui prese anche il nome l’azienda tuttora operante nel settore, era semplicemente l’imitazione più realistica possibile di un verme di terra, sia come dimensioni sia come colorazione.
Ora in realtà le forme sono centinaia e le dimensioni variano da 3″ a 12″ (per chi punta alla cattura da record) e ad ogni stagione piscatoria si aggiungono nuovi modelli; a quanto sembra la fantasia dei pescatori non si può limitare.
Parleremo però in questa occasione di una categoria ben definita e cioè quella dei soft jerk baits, categoria da me molto amata come quasi tutte le categorie di esche che devono essere “animate” e che ti permettono di pescare ovunque, negli spazi liberi alla ricerca dei bass attivi e al contrario negli ostacoli più insidiosi per catturarlo nella sua tana.

Descrizione:
Il soft jerk bait è un’imitazione siliconica più o meno realistica di un pesciolino e facendo la traduzione dall’inglese (vi consiglio di farlo anche per altre tipologie di esche) capiremo la tipologia e come si usa. Soft = morbido, Jerk = scatto, Bait = esca , quindi riassumendo “esca morbida da recuperare a strappi”, ed è quello che bisogna fare per fare in modo che l’esca possa ricordare al bass una preda in difficoltà pronta ad essere ghermita.
Il capostipite di questa categoria è sicuramente lo Slu-go della Lunker City ma come dimenticare gli storici Jerk Worm e Hush Puppy della Culprit, il Power Slug della Berkley e gli Shad della Bass Assassin fino agli attuali Deathadder della Deps, il Senko della Yamamoto, il Fluke della Zoom e i mitici Jerk bait della Mann’s.

Esempi di Soft Jerkbait
Esempi di Soft Jerkbait.

Attrezzatura necessaria

Canne da Jerk:
Se avete intenzione di usare soft jerk bait dai 3” ai 6” vi consiglio di utilizzare una canna da spinning monopezzo dai 6′ ai 7′, in base alle proprie preferenze e soprattutto in base agli ambienti frequentati; se peschiamo da riva è meglio più lunga, mentre se peschiamo da barca o da ciambella è meglio un pò più corta. L’azione della canna sarà di tipo fast, quindi abbastanza di punta e con una capacità di lancio che va da 1/8 a 1/2 oz se pescate prevalentemente senza piombo e da 1/4 a 5/8 oz se pescate piombato o in ambienti molto infrascati.
Se invece pescate con soft jerk bait di taglia extralarge dagli 8” in su, potete usare tranquillamente anche un’attrezzatura da casting con lunghezza compresa sempre da 6’ a 7’ e con azione fast o extra fast con un casting da 1/4 a 1 oz, il peso di un jerk di queste dimensioni vi faciliterà non poco nel lancio e vi permetterà con un po’ di pratica e pazienza di fare delle belle skippate dentro gli ostacoli, oltre al vantaggio non da poco di poter usare monofili di diametro molto maggiore senza i problemi di attorcigliamento tipici dello spinning.

Canna e mulinello
Canna e mulinello da Soft Jerkbaits.

Mulinelli:
Per quel che riguarda il mulinello da abbinare alle canne suddette quello da spinning è importante che sia robusto, deve avere la bobina a capacità ridotta e una buona qualità di avvolgimento; la misura ideale è 2500-3000, tipo il Theory della Daiwa, lo Stradic della Shimano oppure il Kazima della Colmic.
Il mulinello da casting è di per sé molto robusto e quindi particolarmente indicato per le pesche più gravose o con fili di grosso diametro. La misura deve essere proporzionata alla vostra mano e soprattutto provatelo montato sulla canna per poterla bilanciare nel modo ottimale; ci sono modelli round o low-profile ma qui la scelta è solo di gusti personali anche se solitamente si usano prevalentemente modelli low-profile per il bass fishing e modelli round per la pesca del luccio o del siluro. Ottimi per questa tipologia d’utilizzo il Curado della Shimano oppure il Megaforce Plus della Daiwa.

ADD COMMENTS

MINNOW E JERK (parte 4) – ASSETTO DI NUOTO

Posted by Emanuele De Biasi Under corsi, esche artificiali on sabato giu 27, 2009

L’assetto di nuoto dipende dalla presenza e dalla conformazione della paletta.
Se un minnow non ha la paletta si dice che è un “lipless” e, anche se senza paletta, un lipless può dare forti soddisfazioni, nonostante le “credenze popolari”.
Il lipless presenta un nuoto con movimenti ampi e lenti e di conseguenza crea poche vibrazioni in acqua, vibrazioni che ricordiamo vengono create dalla paletta che da un nuoto più frenetico al minnow. Conseguentemente, a meno di una buonissima visibilità dell’acqua e a una buona aggressività dei pesci (caso raro ma possibile), è indicato jerkare l’esca per dargli l’aspetto di un pesciolino morente che cerca di allontanarsi, con scatti più o meno forti e a pause più o meno lunghe.
Può succedere comunque che un recupero molto, ma molto lento e regolare del minnow lipless, con canna bassa e ortogonale alla lenza per sentire le toccate del pesce, sia la scelta migliore. E’ già successo in periodi estivi, in laghi con forte presenza di cavedani, che questa tecnica risultasse la migliore.
I minnow che invece hanno la paletta, hanno un nuoto e un assetto differente in base alla forma e alla lunghezza:

  • Paletta corta: nuoto con vibrazioni brevi e veloci
  • Paletta lunga: nuoto con vibrazioni sempre veloci ma più ampie
  • Paletta inclinata poco (quasi orizzontale): minnow di profondità, meno la paletta è inclinata e più il minnow andrà in profondità in fase di recupero
  • Paletta inclinata molto (quasi verticale): minnow di superficie, più la paletta è verticale più il minnow rimarra in superficie durante il recupero
  • Paletta a “L”: serve a dare all’artificiale un assetto più regolare, senza perdere l’efficacia delle ampie e veloci vibrazioni.
  • Paletta piuttosto piccola e rotondeggiante: classica dei modelli “long-cast” (in inglese “lancio lungo”), serve a far fare meno attrito al minnow in fase di lancio, in modo da raggiungere distanze maggiori. Solitamente la conformazione della paletta long-cast tende a diminuire le vibrazioni di un minnow, ma jerkando leggermente l’artificiale si può facilmente ovviare a tale inconveniente.

Ho fatto una foto ad alcuni dei miei artificiali, per farvi vedere dei minnow e alcune delle differenze tra le palette e le conformazioni.

Alcuni tipi di minnow
Notate le differenze tra i minnow!

Naturalmente un minnow con paletta lunga e poco inclinata sarà un super affondante, mentre un lipless in genere (a meno di qualche autocostruito super pesante :-) ) lavora pochi centimetri sotto la superficie.

1 COMMENT

MINNOW E JERK (parte 3) – ASSETTO DI GALLEGGIAMENTO

Posted by Emanuele De Biasi Under corsi, esche artificiali on giovedì giu 25, 2009

Esistono 3 categorie di minnow in base al loro assetto:

  1. floating (galeggianti);
  2. sinking (affondanti);
  3. suspending (“sospesi”).

Come dicevo prima i minnow floating sono anche detti galleggianti perché hanno un peso specifico inferiore a quello dell’acqua. Questo non vuol dire necessariamente che il loro nuoto in fase di recupero sarà in superficie, poiché questa caratteristica dipende dalla conformazione della paletta.

I sinking, anche detti affondanti, hanno un peso specifico maggiore di quello dell’acqua e quindi risultano affondanti quando non vengono recuperati.

I suspending, categoria relativamente giovane rispetto alle altre due, hanno un peso specifico simile a quello dell’acqua, quindi durante le pause nel recupero tendono a “rimanere alla stessa profondità” senza affondare ne venire a galla. Questi tipi di minnow si prestano meglio ad essere jerkati, termine che indica una tecnica di recupero basata su strappi e pause che fa “sbandare” di molto l’artificiale.

Considerazioni e consigli:
questi tipi di minnow hanno tutti pregi e difetti. Iniziamo dai primi.
I floating si lanciano meno lontano rispetto ai sinking a causa del loro peso ma il loro nuoto in genere è più accentuato e ritengo leggermente più catturante dei classici sinking recuperati in maniera regolare. Il floating in determinate situazioni presenta qualche vantaggio: ad esempio se peschiamo in fiume possiamo sfruttare la corrente per raggiungere maggiori distanze o punti che sembrerebbero irrangiungibili lanciando, come sotto un albero che si affaccia in acqua.

Anche il sinking ha alcuni vantaggi a parte la maggiore lanciabilità: ad esempio in alcuni specchi d’acqua, o con determinate condizioni climatiche che fanno stazionare il pesce pigramente sul fondo, potrebbe essere necessario lanciare e aspettare che il minnow raggiunga il fondo prima di iniziare il recupero, che solitamente in questi casi si dovrà eseguire con brevissimi strappetti, jerkando vicino al fondo in modo vivace ma lento per incuriosire i predatori.

I suspending hanno una lanciabilità e un nuoto che sta tra i due tipi precedenti, con il vantaggio che le jerkate, o le semplici pause  in fase di nuoto, sono piuttosto catturanti se il minnow rimane immobile nell’acqua senza affondare ne venire a galla, facendo solitamente scattare il predatore proprio in quegli attimi.

Naturalmente l’affondabilità del minnow dipende se parliamo di acqua salata o dolce (l’acqua salata ha un peso specifico minore e alcuni affondanti potrebbero galleggiare), ma è piuttosto improponibile utilizzare gli stessi minnow per pescare in entrambe le acque, in quanto i minnow fabbricati per l’acqua dolce si corrodono moltissimo e in breve tempo se a contatto con l’acqua salmastra.

Inoltre tutti i tipi di minnow lavorano peggio se si utilizza un moschettone, in quanto i floating tendono a nuotare “di muso”, i sinking “scodinzolano” ancora meno e i suspending semplicemente non sono più sospending ma leggermente affondanti.

Alcuni dei moschettoni in commercio
Esempi di moschettoni in commercio

A parte questo l’uso del moschettone è sempre sconsigliato quando si utilizzano i minnow, a meno di utilizzare il cavetto d’acciaio in acque con presenza di lucci o di preferire di perdere un po’ di efficacia in cambio di una buona maneggevolezza e comodità. A volte può succedere che i pesci ci siano, ma che siano piuttosto apatici e se uno vuole pescare “per forza” con minnow o crank un moschettone è praticissimo, per la velocità nel cambiare esca senza tagliare il filo o rifare nodi.

ADD COMMENTS

MINNOW E JERK (parte 2) – INFORMAZIONI GENERALI

Posted by Emanuele De Biasi Under corsi, esche artificiali on martedì giu 23, 2009

In principio esistevano 2 tipi di Rapala:

  1. Floating
  2. Sinking

I floating, come si capisce dal nome inglese, hanno un peso specifico inferiore a quello dell’acqua e perciò sono galleggianti, mentre i sinking hanno un peso maggiore e risultano affondanti.
Ad oggi invece esistono moltissimi tipi di minnow, che differiscono per grandezza, tipo di nuoto, affondamento, colore, etc..
Coi minnow è possibile insidiare praticamente tutti i predatori d’acqua dolce, ma per ogni predatore è possibile restringere l’enorme gruppo dei minnow in base a dimensioni e colore:

  • Trota fario: 3-7 cm, colori naturali.
    Io e una trota fario
    Trota fario catturata da me con un cucchiaino

  • Trota iridea: 3-9 cm, da preferire i colori naturali in acque libere e pulite; in acque torbide o in cava risultano particolarmente catturanti i minnow con sfumature rosse, gialle e arancioni.
    Riccardo e la sua Big Iridea
    Riccardo e la sua Big Iridea

  • Trota marmorata: 3-9 cm, in genere tutti i colori, anche se la trota di taglia in genere risulta particolarmente aggressiva verso il “testarossa”.
    La splendida marmorata
    La splendida marmorata

  • Salmerino: 3-7 cm, colori naturali.
    Il coloratissimo salmerino
    Il coloratissimo salmerino

  • Cavedano: 3-7 cm, colori naturali; in genere in acque chiuse come laghi ho notato una preferenza per i minnow lipless (ossia senza paletta), sia jerkati che recuperati più o meno lentamente molto vicini alla superficie (stile vecchio “filibustiere”). In acque aperte i classici minnow con paletta vanno tranquillamente. Il 7 cm solitamente fa già una buona selezione per quello che riguarda la misura del cavedano. Infine ritengo il cavedano una preda più intelligente e sospettosa della trota e un finale in fluorcarbon spesso può aiutare a superare la loro apaticità, anche se spesso nuotano in branco e se si lancia in mezzo la “botta” arriva quasi sempre.
    Il divertentissimo cavedano

  • Persico reale: 3-7 cm, tutti i colori, spesso morde anche i più sgargianti forse mosso più da territorialità e curiosità che dalla fame.
    Lo striato persico reale
    Lo striato persico reale

  • Luccio: 7-18 cm, colori naturali in acque libere e pulite, colori più vivi (anche di fantasia) in acque torbide o se si cerca il luccio di taglia. Particolarmente adescanti si sono rivelati i jointed (snodati) e i suspending.
    Graziano e il suo Big Luccio
    Graziano e il suo Big Luccio

  • ..ed infine.. Persico Trota o Black Bass: 5-13 cm, colori naturali in acque libere e pulite, colori più vivi (anche di fantasia) in acque torbide. Quest’esca è spesso snobbata a causa della fortissima influenza dei crank che ne hanno preso il posto, ma proprio per questo a volte si può rivelare l’esca vincente. Il floating 11 S prendeva una volta… e prende tuttora!
    L'impareggiabile e inimitabile boccalone
    L’impareggiabile e inimitabile boccalone

  • Luccioperca, Siluro d’Europa, Aspio, Cheppie, Spigole… purtroppo non ho consigli da dare essendo a digiuno di tali predatori… invece di polemizzare, contattateci, organizziamo e andiamo a pescarli, no? :-)
1 COMMENT

MINNOW E JERK (parte 1) – INFORMAZIONI GENERALI

Posted by Emanuele De Biasi Under corsi, esche artificiali on domenica giu 21, 2009

Un minnow è un artificiale che imita il pesce foraggio  in difficoltà (in genere l’alborella, il triotto, il cavedano, il vairone,…) di cui i predatori (tra cui il nostro centrarchide) si cibano, per cui la forma è quella in genere un po’ allungata.

Alborella
La classica alborella, preda amata da ogni predatore!

I minnow possono essere in legno (balsa, samba, etc..) o in plastica.
La presenza della paletta fa si che il minnow “sbandi” e crei delle vibrazioni in acqua che possono venire captate dai predatori anche se non stanno guardando il nostro artificiale. Tali vibrazioni vengono captate dalla linea laterale del pesce e assomigliano a quelle create da un pesce in difficoltà, facendo del minnow un esca universale e molto versatile.

La misura di solito utilizzata è quella che va dai 3 cm ai 13 cm per le acque dolci fino ad arrivare a misure “generose” per lucci di taglia o per l’uso in mare (dimensioni anche superiori ai 20 cm).
Ne esistono di varie forme, colori e dimensioni per vari utilizzi.

I minnow più famosi sono indubbiamente i Rapala, nome preso dal creatore finlandese Lauri Rapala.

Lauri Rapala
Lauri Rapala durante la costruzione di uno dei suoi primi floating!

Questo non vuol dire che essi siano i minnow più catturanti e i più infallibili, anzi al giorno d’oggi esistono dei minnow che riproducono i pesci foraggio alla perfezione, sia nell’aspetto che nel nuoto. Ad esempio, delle grosse pecche che solo di recente sembrano aver smosso la ditta finlandese, sono le ancorette, che quasi tutti vi consiglieranno di cambiare; ciononostante il rapporto qualità/prezzo dei Rapala è di sicuro interesse.

ADD COMMENTS