Golden rod 2010 da Belly Boat (Seconda Parte)

Posted by spinning4ever Under articoli, belly boat, old black on mercoledì ago 11, 2010

Ciao eccomi nuovamente quà a raccontarvi la seconda giornata della splendida avventura.

Alla mattina ci sian ritrovati alle 6, dopo una lunga notte tribolatissima da tutti noi apparte Alberto Ciman (Ciccio) che ha dormito come un ghiro, io e Giampi continuavamo a rigirarci nel letto, vuoi per il caldo o per la luce dei fari delle macchine di passaggio, che come diceva il mitico Giampi ci proiettavano il cinema sul muro, il nostro President ci ha raccontato che ogni 5 minuti si faceva la doccia per rinfrescarsi, e gli altri tre si son rifugiati a dormire in terazza.

Si insomma una notte da incubo causato dal caldo opprimente!!!

Dopo aver fatto una buona colazione con cappuccino e squisite brioche, ci siamo recati sul lago molto cambiato da quando c’era stato a pescare il nostro President e quindi i consigli che ci aveva dato la serata prima non valevano più, infatti la zona in cui lui non ha trovato pesce quel giorno è stata la più redditizia.

Ci siamo preparati e alle 8 il via

Comincio a pescare su una riva sassosa a gomma e dopo pochi minuti aggancio il primo su misura, ma la nassa ingarbugliata mi fa perdere tempo e anche pesce, già lì mi son detto cominciamo bene….

Dopo pochi istanti sbam un altro e questo però riesco ad infilarlo nella nassa, ero al settimo celo era il mio primo pesce in una gara, poi aggancio altri pesci pero tutti sotto misura. Verso le undici il caldo mi fa desistere e ritornare a riva prima della fine della gara… Ero comunque contento perché era il mio primo pesce in gara e per me come ho detto anche all’organizzazione della gara era come aver vinto il primo premio in palio.

Alle 15,00 si sono svolte la pesatura e poi la premiazione e con mio grande stupore mi premiano per il mio primo pesce preso in gara poi tutti gli altri… Tra cui Giampi nono e Ciman quarto.

Finito la gara messo tutto in macchina ci siamo recati all’albergo per farci una doccia rinfrescante e pagare il conto dell’albergo ci siamo messi in marcia per il ritorno.

Verso le 8 ci siamo fermati a mangiare in un ristorante la prelibatezza toscana per eccellenza, la fiorentina e tra mille ricordi e quesiti sulla gara ci siamo diretti verso casa..

Ringrazio tutti i miei amici, l’organizzazione e tutti i partecipanti alla gara per le magnifiche giornate trascorse in Toscana….

Contateci l’anno prossimo ci sarò sicuramente….

Ciao e buona lettura Spinning4ever

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Golden rod 2010 da Belly Boat (Prima Parte)

Posted by spinning4ever Under articoli, belly boat on giovedì ago 5, 2010

Ciao vi voglio raccontare un evento agonistico di ques’anno che per me è stato un emozione unica che non dimenticherò mai.

Ebbene si io e altri cinque componenti del club Old Black, ci siamo organizzati per partecipare alla gara, che si è svolta l’11 luglio, in quel di Magliano in Toscana precisamente al lago di Poggio Perotto.

Ci siamo accordati nelle settimane precedenti all’evento e abbiamo deciso, visto il lungo tratto di strada da percorrere, di fare una trasferta di 2 giorni (una notte trascorsa in un territorio meraviglioso la Toscana).

Ebbene si siamo arrivati al fatidico giorno della partenza, accordata per le 14 del giorno antecedente la gara. Ci siamo ritrovati a casa del mitico Giampi abbiamo fatto 3 macchine e via in strada con mille aspettative, paure e chi ne ha più ne metta per la fatidica gara.

Siamo arrivati in loco verso le 19.00 della sera. Abbiamo scaricato i bagagli e l’attrezzatura dalle macchine, ci siamo rilassati un po dalle fatiche del viaggie e abbiamo fatoo conoscenza con gli albergatori che ci ospitavano (persone gentlisime e molto cordiali).

Nel frattempo a Giampi, arriva la telefonata del Presidente del nostro club, che era già in loco per organizzare l’evento e ci invita in un negozio di pesca del posto, per ridefinir al meglio la strategia di gara e farsi una bella cenetta tutti insieme a base di prelibatezze locali. Mamma mia che mangiata!!!!:-):-):-):-)

Durante la cena oltre averci abbuffato aver riso e scherzato, il novanta percento dei discorsi ricadeva sulla gara tra tattiche, tecniche redditizie e hot spot del lago, forniteci dal nostro presidente che aveva già frequentato il posto e i suoi gentilissimi amici del posto

Tornati in albergo e fatta una bella doccia fresca, ci siamo trasferiti nella terrazza dell’albergo dove abbiamo terminato la mitica serata salutandoci e dandoci appuntamento all’indomani

Anch’io vi saluto e vi do appuntamento a settimana prosima per il proseguo del racconto .

Ciao e buona lettura.

Spinning4ever

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Giornata a Rubano in Belly

Posted by spinning4ever Under articoli, belly boat on giovedì lug 15, 2010

Ebbene si sono di nuovo quì dopo una lunga assenza a raccontarvi una bellissima giornata in quel Rubano col mitico Riki (menro del nostro Club)

La settimana prima del 11 aprile giorno della gara del CIBB della sezione triveneto Riki mi contatta chieedendomi di  andare il pomeriggio del giorno prima a dargli una mano a  tabellare il campo gara L’Idrovia a Padova e mi propone di partire la mattiona fermarci Al negozio di pesca per fare gli ultimi acquisti, prendere il Gazzebo per la gara poi  a Rubano appunto per una pescatina veloce e in ultima via a tabellare il Campo Grara.

Io:”Ok Perfetto”…. “Ci sto!!!”

Ritrovo a Montebello alle 8.00 della mattina carichiamo l’atrezzatura in maccina e via verso le destinazioni prefissate…Verso le  10.30 eravamo sul posto preparata l’attrezatura siamo pronti per calarci in accqua incontriamo un pescatore che aveva appena finito la sua sessione di pesca chiediamo come è andata e ci dice che non mangiano e che è molto dificile……. Noi ci guardiamo e imperterrirti ci diciamo “Ma va là qualcosa buciamo!!!”

Calati in acqua cominciamo il giro neanche fatti 5 mt  e vediamo una sagoma bianca sutto riva Riky lancia la sua esca ( stava pescando a wacky con verme dritto e  monofilo 6 lb) Lancio e sbamm!!!! Ferrato ci sian guardati e mi dice “il big bass…. il big bass!!!” Recupera e arriva a pelo d’acqua con molto stupore ci sia guardati e in conteporanea “Un luccio??!!!!” Riki recupera veloce la porta sotto la ciambella lo prende in mano ma con un guizzo si libera dalla presa ” No perso!!!!????” Invecie no per fortuna riesce a recuperarlo e a riprenderlo in mano…..

Giusto il tempo di stimarlo sui 2 chili della foto e via libero nelle sue acque……….

La sessione continua con un altro paio di Bass pre Riki

A me invece è scappato un bass da 7-8 etti e ne ho preso un’altro

Eccovi la nostra sorprendente pescata a Rubano a presto con il prossimo articolo….

Spinning4ever

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Gli accessori – Pinze e Forbici

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì dic 21, 2009

Così come per un chirurgo il bisturi rappresenta lo strumento di lavoro principale, per il lanciatore pinze e forbici sono attrezzi essenziali per intervenire sul filo e sulle esche.

Le forbici da pesca.. strumento essenziale
Le forbici da pesca.. strumento essenziale

In particolare, le forbici servono per tagliare il nylon e, soprattutto, fibre più robuste come il kevlar e i trecciati; per maggiore comodità ci conviene scegliere le versioni meno ingombranti, per poterle tenere sempre in tasca.

Meglio ben affilate per tagliare nylon, fluorcarbon e trecciati
Meglio ben affilate per tagliare nylon, fluorcarbon e trecciati

Le pinze servono a schiacciare i piombi e gli ami, curvare filamenti metallici, aprire anelli, dare una diversa inclinazione ai profili delle nostre esche artificiali e, non ultimo, slamare le prede catturate.

Le pinze da pesca.. essenziali quanto le forbici!
Le pinze da pesca.. essenziali quanto le forbici!

A beneficio di una lunga durata di questi accessori, sarà bene sceglierli in materiali resistenti come l’acciaio inox o simili.

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Gli anelli della canna da pesca

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on giovedì dic 17, 2009

I passanti scorrifilo sono componenti importanti della canna perché costantemente a contatto con la lenza.
Le loro caratteristiche influenzano l’usura del filo, sottoposto a intensivo sfregamento dai continui lanci e recuperi caratteristici dello spinning.

Anello di una canna da casting
Anello di una canna da casting

Da questo punto di vista, è necessario agire su due fronti: tutelare l’integrità del nylon attraverso l’adozione di anelli in materiale durissimo e ben levigato, capace di disperdere tempestivamente anche l’accumulo di calore provocato dallo sfregamento; valutare la pietra con coi sono realizzati gli anelli, che dovrà essere perfettamente compatibile anche con i trecciati di consistente durezza e abrasività.
In definitiva, il miglior anello per la pesca a lancio è quello in Sic (carburo di silicio), adeguatamente levigato per formare una superficie perfettamente scorrevole e non intaccabile persino dai trecciati.

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L’impugnatura della canna da pesca

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì dic 14, 2009

L’impugnatura della canna da spinning, che comprende anche la placca porta-mulinello, è un elemento che spesso viene sottovalutato dai lanciatori.
E’ ormai assodato che il sughero rappresenta il materiale naturale più piacevole quanto a leggerezza, effetto al tatto, durata e, soprattutto, inalterabilità all’umidità.

L'impugnatura di una canna da casting
L’impugnatura di una canna da casting

L’aspetto più importante, però, si rifà alla lunghezza dell’impugnatura, in quanto nella fase del lancio e recupero possiamo riscontrare agevolazioni o difficoltà di movimento proprio in base all’appoggio sull’avambraccio.
Attrezzature particolarmente leggere e piuttosto esili, oltre che di lunghezza contenuta, si governano meglio con un’impugnatura corta perché sfrutteremo la scioltezza del polso, senza il rischio di sforzarlo eccessivamente.
Invece, adoperando canne potenti e comunque lunghe avremo la necessità di aiutarci facendo leva con l’avambraccio che, in questo caso, dovrà coprire l’intera lunghezza della sezione inferiore dell’impugnatura, se non di più.

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Vista e Udito: i sensi primari dei predatori!

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì nov 27, 2009

Ma come vedono i pesci? Come riescono a captare le loro prede in acqua, magari al buio o in acqua sporca o velata?
Beh, che dire… il predatore ha sviluppato i seguenti sensi

I sensi super sviluppati dei pesci
I sensi super sviluppati dei pesci

Vista Frontale:
si sviluppa come un cono rovesciato. Il pesce vede perfettamente di fronte a sé e gran parte di tutto quello che accade nelle zone immediatamente laterali.

Vista Superiore:
il raggio d’azione superiore dell’apparato visivo è sempre leggermente conico e le angolazioni cambiano a seconda degli spostamenti delle orbite oculari.

Apparato Uditivo Interno:
consiste in un orecchio osseo, simile a quello dell’uomo, con il quale il pesce è in grado di captare i suoni ad alta frequenza, come i tintinnii.

Linea Laterale:
sotto l’evidente “tratteggiatura”, presente in entrambi i fianchi dei pesci, sono celate cellule e terminazioni nervose che catpano le onde di pressione provocate dallo spostamento dell’acqua, per esempio un pesciolino che nuota. Percependo i suoni a bassa frequenza, il predatore può così individuare il bersaglio.

La linea laterale del black bass
La linea laterale del black bass
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Acciaio, kevlar e fluorcarbon

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì nov 16, 2009

Lo spinning a determinate specie impone l’adozione di finali molto robusti, capaci di sopportare le possenti e affilate dentature del luccio, lucioperca e, in alcuni casi, anche siluro.
Con questi pesci, il nylon e gli stessi trecciati perdono la loro efficacia, poichè la potenza del morso e i denti di questi predatori battono nettamente catture più convenzionali come trote, bass, persici e così via.

Acciaio per finali e terminali
Acciaio per finali e terminali

Per il finale, ci serve il cavetto in acciaio, lungo almeno 20 centimetri.
Altrettanto validi ma un po’ meno efficaci anche i finali in filo di Kevlar, che possiamo reperire già tagliato allo stesso modo del filamento d’acciaio, o in bobine dalle quali ricavare gli spezzoni.
Il rivestimento superficiale termosaldante di questi prodotti ci permette di formare il finale con girelle e moschettone usando un accendino.

Kevlar per finali e terminali
Kevlar per finali e terminali

Di ultima generazione, invece, i finali in fluorcarbon. Il fluorcarbon ha la caratteristica di essere praticamente invisibile in acqua, perchè ha lo stesso indice di rifrazione dell’acqua, ha carichi di rottura piuttosto elevati ed un eccellente resistenza all’abrasione e al taglio.
In molti dicono che i terminali in acciaio verranno presto tutti sostituiti da terminali in fluorcarbon.

L'evoluzione: fluorcarbon per finali e terminali
L’evoluzione: fluorcarbon per finali e terminali

E già tanti pescatori stanno provando il fluorcarbon direttamente in bobina sui mulinelli, nonostante non sia consigliato a causa della sua assenza di memoria e eccessiva rigidità, che fanno ingarbugliare e parruccare sui mulinelli da casting e addirittura su quelli da spinning, se non si sta particolarmente attenti.

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Nylon e trecciato

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì nov 13, 2009

Un buon filo per lo spinning deve rispettare caratteristiche di buona morbidezza e flessibilità, carico di rottura e assenza di “memoria” di forma.
La scelta del diametro è legata al luogo di pesca e alla taglia delle prede, e in seconda battuta al peso dell’esca.

Filo di nylon
Nylon

Se peschiamo in ambienti pieni di ostacoli, come canneti, ninfee e tronchi, ci servirà un filo ad alto carico di rottura e, di conseguenza, anche di diametro elevato.
Al contrario, la pesca in torrente richiede diametri più sottili, anche per non farci notare dal pesce.
Morando a grossi predatori come lucci e siluri, invece, siamo obbligati a utilizzare fili molto robusti per contrastare la loro energica difesa.
I parametri per valutare il nylon sono due: diametro e carico di rottura.
La qualità del prodotto è evidente se ad un alto carico di rottura corrisponde un basso diametro.

Treccia (o trecciato)
Treccia (o trecciato)

Questo rapporto diventa molto favorevole con i trecciati ma, nonostante il loro elevato carico di rottura e l’ottima resistenza all’abrasione, questi materiali hanno evidenti limitazioni come la totale assenza di elasticità e l’incredibile durezza della superficie, deleteria per gli anelli scorrifilo della canna.

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Monopezzo, a innesti oppure telescopica? (parte 2 di 2)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on mercoledì nov 11, 2009

Innesto a spigot o baionetta:
le sezioni della canna si trovano alla pari grazie a una spina nella sezione del calcio che va infilata alla base della vetta.
La zona d’innesto, però, s’irrigidisce un po’ conferendo al fusto una curvatura non del tutto perfetta.

Canna a due pezzi
Canna a due pezzi

Innesto a cappuccio:
è il sistema più diffuso e funzionale, con il calcio infilato nell’alloggiamento alla base della vetta.
L’azione della canna risente poco della sovrapposizione dei due segmenti, con una buona continuità della curvatura.

Innesto inverso:
è il contrario dell’innesto a cappuccio, con la sezione della vetta infilata nella cavità del calcio.
E’ un sistema ormai superato, oggi utilizzato più che altro su attrezzi di basso valore commerciale.

Una comoda soluzione per chi viaggia.
Vengono sviluppate da alcune case costruttrici delle valide soluzioni che hanno come scopo il contenimento dell’ingombro delle canne per un agevole trasporto su lunghe percorrenze.

Canna di tipo travel
Canna di tipo travel

Si tratta di modelli chiamati travel, attrezzi composti da un certo numero di sezioni con innesti multipli che, montati, formano l’intera lunghezza della canna.
La tecnologia applicata è fortemente innovativa, tanto da conferire al fusto un’azione assolutamente paragonabile a quella delle tradizionali versioni a due segmenti.

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Monopezzo, a innesti oppure telescopica? (parte 1 di 2)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì nov 9, 2009

Ogni struttura comporta vantaggi e svantaggi…

Canne da pesca e da spinning
Canne da pesca e da spinning

Le canne da spinning, per tipologia, possono presentare strutture differenti in cui il numero delle sezioni che compongono il fusto è variabile.
Gli attrezzi monopezzo, sulla scia dell’esperienza dei lanciatori statunitensi e giapponesi, presentano la continuità d’azione ideale con una curva perfetta e assenza di eventuali imprecisioni.
Di contro, però, dobbiamo fare i conti con l’ingombro: soprattutto quando l’attrezzo supera i due metri di lunghezza, inizia a presentare qualche problematica nel trasporto e solamente da questo punto di vista possiamo riscontrare delle difficoltà.
Il problema è superabile con i modelli a due sezioni, quelli più tradizionali per la pesca a spinning, che a loro volta possono presentare 3 tipi di innesto: troviamo quello a cappuccio, il migliore, l’innesto a spigot o baionetta con una spina che pone i segmenti in continuità, e infine quello inverso che però riguarda un passato concetto costruttivo che ormai non viene quasi più utilizzato.

Canna a due pezzi
Canna a due pezzi

Per concludere, le più semplici ed economiche canne da lancio, sono ancora realizzate con segmenti telescopici: hanno diametri più evidenti e azione un po’ “forzata” ma offrono ingombri particolarmente ridotti.

In certe situazioni, per esempio la scelta di una canna da stivare in valigia, nello zaino o sotto la sella della moto, la telescopica torna ad essere la soluzione più valida.

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I mulinelli rotanti da casting

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì nov 6, 2009

Un ringraziamento particolare alla rivista “Passione Pesca”, che con un suo vecchio speciale sullo spinning mi da molti spunti per continuare a postare! Ma torniamo a noi…

Quando il gioco si fa duro… meglio scegliere attrezzature all’altezza, come un buon “moltiplicatore”.

Il principio di funzionamento di questi mulinelli a bobina rotante si basa su un sistema di recupero che, attraverso una serie di ingranaggi, favorisce la riduzione dello sforzo offrendo anche una maggiore potenza in fase di riavvolgimento.
La forma, che viene associata a un tamburo, prevede un ingombro estremamente contenuto.
Il profilo risulta spesso schiacciato, per favorire un’agevole impugnatura con una sola mano.
Quando ci serve molta più potenza, viene chiamato in causa il casting.
Non a caso, questa attrezzatura viene notoriamente adoperata per fronteggiare specie impegnative, come lucci e black bass, ma offre una certa adattabilità anche per altri pesci.
In particolare, questo tipo di mulinello viene utilizzato anche per pescare in acque ricche di ostacoli e vegetazione, oppure per lanciare e recuperare artificiali molto pesanti e voluminosi che con la semplice attrezzatura da spinning risulterebbero difficili e impegnativi da gestire.
Anche i mulinelli da baitcasting devono essere valutati per le caratteristiche meccaniche e scelti in misura adeguata per abbinarli alla canna, sempre in funzione del genere di spinning a cui intendiamo dedicarci.

Un mulinello da casting: il Daiwa Fuego
Un mulinello da casting: il Daiwa Fuego

Quando ci serve maggiore potenza, per esempio con grosse prede e artificiali pesanti, i mulinelli da casting abbinati alle canne specifiche possono rappresentare la giusta soluzione valutandoli, per grammatura di lancio, in funzione della necessità del momento.
In questo modo possiamo affrontare situazioni diversificate che possono andare dalla pesca del black bass praticata con le esche in gomma alla ricerca dei grossi lucci e siluri utilizzando voluminosi minnow e jerk bait, anche di oltre 100 grammi.

ATTENZIONE ALLA BOBINA!
Sui mulinelli da casting non dobbiamo caricare filo in eccesso, cioè oltre l’anello guidafilo, altrimenti i grovigli sono garantiti.
Sono attrezzi utili ma da usare con cognizione.

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Gli ami singoli – Quattro modelli da abbinare ai diversi tipi di esche

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì nov 2, 2009

Amo Dritto

Amo dritto
Amo dritto

Possiamo utilizzare i modelli a gambo corto al posto delle ancorette nei piccoli e medi cucchiaini rotanti e ondulanti, così come nei minnow.
Lo stesso faremo con gli ami di taglie più grandi per esche artificiali più voluminose, oppure utilizzandoli per il sistema di innesco wachy-rig.

Amo con Gambo e punta rientranti

Amo curvo
Amo curvo

Ami adatti per montature splitshot e dropshot, grazie alla larga pancia arrotondata che consente di alloggiare la “testa” dell’esca.

Amo Dritto con gambo a “L”

Amo dritto con gambo a L
Amo dritto con gambo a L

Tipico amo da innesco antialga, è studiato soprattutto per il montaggio di articoli in gomma filiformi, come vermi e grub, da abbinare rispettando le proporzioni.

Amo Arrotondato con gambo a “L”

Amo curvo con gambo a L
Amo curvo con gambo a L

Ha le stesse funzionalità dell’amo dritto con gambo a “L” ma la sua struttura si adatta meglio a esche in gomma voluminose come tube, rane, gamberi, salamandre e grossi vermi.

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Catch & Release by Spinning4Ever

Posted by spinning4ever Under articoli on mercoledì set 16, 2009

Il Catch & Release (dall’inglese catturare e rilasciare) è una filosofia di pesca per la quale non si uccide il pesce pescato, qualsiasi sia la tecnica di pesca utilizzata, ma si rilascia in acqua.
Non ci sono notizie certe sull’origine di questo comportamento, ma possiamo dare per certo che abbia avuto inizio negli Stati Uniti negli ambienti della pesca con la mosca e della pesca a spinning al black bass o persico trota. Queste due tecniche di pesca, la pesca a mosca e lo spinning, sono tutt’ora le discipline alieutiche che supportano maggiormente e praticano il Catch & Release. Studi scientifici di varie facoltà di ittiologia internazionali e la marcatura dei pesci catturati, hanno dimostrato senza ombra di dubbio che i pesci liberati non solo sopravvivono a lungo, ma possono essere ricatturati.
L’impatto ambientale dei pescatori che praticano questa tecnica è quasi nullo dato che la popolazione ittica di una determinata area non viene in questo modo intaccata da un prelievo indiscriminato.

Rilasciare il pesce pescato, per chi condivide, attua e diffonde la pratica del catch and release, non è solo segno di civiltà e rispetto ambientale, ma rappresenta una vera filosofia e approccio alla pesca, dove alla gioia della cattura si aggiunge la felicità del vedere l’animale appena catturato di nuovo libero.

Catch and release
Un bel pesce rimesso in libertà

Punti base del Catch & Release

La tecnica del Catch & Release, che consente di rilasciare i pesci catturati recando loro pochi danni e permettendone la successiva sopravvivenza, consiste in alcune regole basilari:

  1. Usare ami singoli e senza ardiglione: usando ami singoli e privi dell’ardiglione potremo slamare più facimente il pesce e senza provocargli danni. Normalmente l’amo senza ardiglione non aumenta in modo significativo la percentuale di slamature durante il recupero del pesce.
  2. Recuperare e slamare il pesce velocemente: il pesce durante il recupero lotta strenuamente per liberarsi. Questa lotta impari provoca uno stress grave con rilascio di un livello eccessivo di acido lattico. Sintomo di questo stress eccessivo causato da un ricupero lento è la posizione che il pesce assume dopo esser stato rilasciato: sta fermo a lungo e, nei casi più gravi, si abbandona in posizione orizzontale alla corrente. Ugualmente importante è la slamatura veloce favorita dall’assenza dell’ardiglione sull’amo. Il pesce può sopravvivere fuori dell’acqua solo per pochi minuti ed è opportuno ridurre questo tempo a pochi secondi.
  3. Tenere il pesce in acqua: se nel recupero portiamo il pesce sin sopra riva, specie se sabbiosa o sassosa, ciò gli cagionerà altre ferite causate dagli urti o dallo sfregamento su di una superficie ruvida. Rammentiamo che la pelle del pesce è ricoperta da un muco protettivo e che la perdita di questo muco causata dallo strusciamento sul terreno può determinare infezioni da parassiti. Il pesce va quindi rilasciato mentre è ancora in acqua.
  4. Maneggiare delicatamente il pesce con le mani bagnate: è essenziale non toccare il pesce con le mani asciutte: subisce uno shock termico dovuto alla differente temperatura del nostro corpo (36°) rispetto a quella del suo corpo che coincide con quella dell’acqua in cui vive. Bagnarsi le mani riduce abbastanza lo shock termico ed evita anche l’asportazione del muco superficiale. La delicatezza e l’attenzione nel maneggiarlo è altrettanto importante: bisogna evitare di stressare particolarmente le branchie e di stringerlo con forza. Il retino, se ha una rete senza nodi, può essere d’aiuto purché si stia attenti a non far impigliare le maglie della rete con le branchie.
  5. La slamatura: oltre a fare tutto ciò delicatamente e velocemente mantenendo il pesce in acqua, è opportuno utilizzare delle pinze (come le pinze emostatiche). Il pesce allamato profondamente (ovvero il pesce al quale l’amo si è aggrappato all’esofago e non alla bocca) non deve essere slamato. In questo caso la slamatura provoca ferite assai gravi in parti vitali: è meglio tagliare la lenza.
  6. La rianimazione: se il pesce è esausto non va lasciato andare immediatamente: occorre mantenerlo in acqua tenendolo con le mani e contro corrente. Muovendolo un poco in avanti ed indietro si fa entrare l’acqua e quindi l’ossigeno nelle sue branchie e lo si rilascia solo quando inzia a muoversi da solo cercando di liberarsi.

Pensiero personale

“Come già detto è più bello vedere il pesce andarsene in libertà dopo un bel combattimento e una bella foto e  con la speranza di ricatturarlo tra qualche tempo magari più grosso… che vederlo nella padella…”

Ciao alla Prossima

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Bilanciare l’attrezzatura, canna + mulinello

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, dati, numeri e tabelle on venerdì set 11, 2009

Lo spinning, spesso e volentieri, porta ad un uso intensivo dell’attrezzatura, che adoperiamo ripetutamente anche in condizioni scomode.

Per non eccedere nello sforzo fisico del braccio che impugna la canna e trovare un discreto equilibrio che ci permetta di pescare senza stancarci troppo, dovremo ottenere un buon compromesso mirando al perfetto bilanciamento tra la canna e il mulinello.

Come tenere la canna per verificarne il bilanciamento
Come tenere la canna per verificarne il bilanciamento

Possiamo facilmente verificare tale requisito, appoggiando la parte più avanzata dell’impugnatura su un perno o, più comodamente, sulla mano mantenuta rigida e di taglio. La bilanciatura ottimale si otterrà con il fusto della canna in perfetto equilibrio, senza che penda eccessivamente da una parte o dall’altra. Ovviamente, a parte trovare il baricentro, la stabilità dipende molto anche dalla lunghezza dell’impugnatura, dal peso complessivo e dalla lunghezza del fusto; tutti questi fattori dovranno essere in armonia con il peso del mulinello, che sarà meglio scegliere facendo attenzione alle dimensioni: non troppo grosso ne minuscolo rispetto alla nostra canna da lancio.

Ecco una tabella di riferimento:

Lunghezza della canna Peso del mulinello
Da 1,50 a 1,80 metri Da 150 a 230 grammi
Da 1,80 a 2,00 metri Da 230 a 275 grammi
Da 2,00 a 2,30 metri Da 275 a 320 grammi
Da 2,30 a 2,60 metri Da 320 a 380 grammi
Da 2,60 a 3,20 metri Da 380 a 490 grammi
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La filosofia del Catch & Release (2a parte)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì set 7, 2009

A voi la seconda parte dell’articolo con altre attenzioni da avere per praticare con successo un buon “Ciapa e Mola“, ossia Catch & Release.

Fantastico logo di un sito americano
Logo fantastico di un sito americano

Concludere velocemente l’azione:
eseguire un recupero rapido, se necessario anche forzando la preda, per evitare di stressare troppo il pesce e quindi di fargli consumare eccessive energie che potrebbe non recuperare.

Bagnarsi sempre le mani:
se non riusciamo a slamare il pesce direttamente in acqua, che è sempre la soluzione migliore, dovremo bagnarci con cura le mani prima di toccarlo, per non rischiare di togliergli il delicato muco protettivo dal corpo.

Slamare tempestivamente la preda:
dovremo rimuovere ami o ancorette il più rapidamente possibile, usando all’occorrenza delle pinze che ci permettano di esercitare una buona presa sull’amo e quindi di sottoporre il pesce al minor stress possibile. Facciamo anche attenzione a non ferirlo con la pinza.

Ciapa e mola anche coi Musky più grossi!
Ciapa e mola anche coi Musky più grossi!

Ossigenare il pesce:
prima di rilasciare definitivamente la preda per restituirla al suo ambiente naturale, sarà utile ricordarsi di “ossigenarla”. Per farlo correttamente, dobbiamo trattenerla per la coda, facendo attenzione a non schiacciarla, e muoverla delicatamente avanti e indietro. In questo modo forziamo il passaggio dell’acqua tra le branchie e il pesce riesce a filtrare l’ossigeno, assimilandone la quantità necessaria per riguadagnare parte delle forze perdute nel combattimento e riprendere a nuotare liberamente.

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