Gli accessori – Pinze e Forbici

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì dic 21, 2009


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Così come per un chirurgo il bisturi rappresenta lo strumento di lavoro principale, per il lanciatore pinze e forbici sono attrezzi essenziali per intervenire sul filo e sulle esche.

Le forbici da pesca.. strumento essenziale
Le forbici da pesca.. strumento essenziale

In particolare, le forbici servono per tagliare il nylon e, soprattutto, fibre più robuste come il kevlar e i trecciati; per maggiore comodità ci conviene scegliere le versioni meno ingombranti, per poterle tenere sempre in tasca.

Meglio ben affilate per tagliare nylon, fluorcarbon e trecciati
Meglio ben affilate per tagliare nylon, fluorcarbon e trecciati

Le pinze servono a schiacciare i piombi e gli ami, curvare filamenti metallici, aprire anelli, dare una diversa inclinazione ai profili delle nostre esche artificiali e, non ultimo, slamare le prede catturate.

Le pinze da pesca.. essenziali quanto le forbici!
Le pinze da pesca.. essenziali quanto le forbici!

A beneficio di una lunga durata di questi accessori, sarà bene sceglierli in materiali resistenti come l’acciaio inox o simili.

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Gli anelli della canna da pesca

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on giovedì dic 17, 2009


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I passanti scorrifilo sono componenti importanti della canna perché costantemente a contatto con la lenza.
Le loro caratteristiche influenzano l’usura del filo, sottoposto a intensivo sfregamento dai continui lanci e recuperi caratteristici dello spinning.

Anello di una canna da casting
Anello di una canna da casting

Da questo punto di vista, è necessario agire su due fronti: tutelare l’integrità del nylon attraverso l’adozione di anelli in materiale durissimo e ben levigato, capace di disperdere tempestivamente anche l’accumulo di calore provocato dallo sfregamento; valutare la pietra con coi sono realizzati gli anelli, che dovrà essere perfettamente compatibile anche con i trecciati di consistente durezza e abrasività.
In definitiva, il miglior anello per la pesca a lancio è quello in Sic (carburo di silicio), adeguatamente levigato per formare una superficie perfettamente scorrevole e non intaccabile persino dai trecciati.

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L’impugnatura della canna da pesca

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì dic 14, 2009


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L’impugnatura della canna da spinning, che comprende anche la placca porta-mulinello, è un elemento che spesso viene sottovalutato dai lanciatori.
E’ ormai assodato che il sughero rappresenta il materiale naturale più piacevole quanto a leggerezza, effetto al tatto, durata e, soprattutto, inalterabilità all’umidità.

L'impugnatura di una canna da casting
L’impugnatura di una canna da casting

L’aspetto più importante, però, si rifà alla lunghezza dell’impugnatura, in quanto nella fase del lancio e recupero possiamo riscontrare agevolazioni o difficoltà di movimento proprio in base all’appoggio sull’avambraccio.
Attrezzature particolarmente leggere e piuttosto esili, oltre che di lunghezza contenuta, si governano meglio con un’impugnatura corta perché sfrutteremo la scioltezza del polso, senza il rischio di sforzarlo eccessivamente.
Invece, adoperando canne potenti e comunque lunghe avremo la necessità di aiutarci facendo leva con l’avambraccio che, in questo caso, dovrà coprire l’intera lunghezza della sezione inferiore dell’impugnatura, se non di più.

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Vista e Udito: i sensi primari dei predatori!

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì nov 27, 2009

Ma come vedono i pesci? Come riescono a captare le loro prede in acqua, magari al buio o in acqua sporca o velata?
Beh, che dire… il predatore ha sviluppato i seguenti sensi

I sensi super sviluppati dei pesci
I sensi super sviluppati dei pesci

Vista Frontale:
si sviluppa come un cono rovesciato. Il pesce vede perfettamente di fronte a sé e gran parte di tutto quello che accade nelle zone immediatamente laterali.

Vista Superiore:
il raggio d’azione superiore dell’apparato visivo è sempre leggermente conico e le angolazioni cambiano a seconda degli spostamenti delle orbite oculari.

Apparato Uditivo Interno:
consiste in un orecchio osseo, simile a quello dell’uomo, con il quale il pesce è in grado di captare i suoni ad alta frequenza, come i tintinnii.

Linea Laterale:
sotto l’evidente “tratteggiatura”, presente in entrambi i fianchi dei pesci, sono celate cellule e terminazioni nervose che catpano le onde di pressione provocate dallo spostamento dell’acqua, per esempio un pesciolino che nuota. Percependo i suoni a bassa frequenza, il predatore può così individuare il bersaglio.

La linea laterale del black bass
La linea laterale del black bass
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Acciaio, kevlar e fluorcarbon

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì nov 16, 2009

Lo spinning a determinate specie impone l’adozione di finali molto robusti, capaci di sopportare le possenti e affilate dentature del luccio, lucioperca e, in alcuni casi, anche siluro.
Con questi pesci, il nylon e gli stessi trecciati perdono la loro efficacia, poichè la potenza del morso e i denti di questi predatori battono nettamente catture più convenzionali come trote, bass, persici e così via.

Acciaio per finali e terminali
Acciaio per finali e terminali

Per il finale, ci serve il cavetto in acciaio, lungo almeno 20 centimetri.
Altrettanto validi ma un po’ meno efficaci anche i finali in filo di Kevlar, che possiamo reperire già tagliato allo stesso modo del filamento d’acciaio, o in bobine dalle quali ricavare gli spezzoni.
Il rivestimento superficiale termosaldante di questi prodotti ci permette di formare il finale con girelle e moschettone usando un accendino.

Kevlar per finali e terminali
Kevlar per finali e terminali

Di ultima generazione, invece, i finali in fluorcarbon. Il fluorcarbon ha la caratteristica di essere praticamente invisibile in acqua, perchè ha lo stesso indice di rifrazione dell’acqua, ha carichi di rottura piuttosto elevati ed un eccellente resistenza all’abrasione e al taglio.
In molti dicono che i terminali in acciaio verranno presto tutti sostituiti da terminali in fluorcarbon.

L'evoluzione: fluorcarbon per finali e terminali
L’evoluzione: fluorcarbon per finali e terminali

E già tanti pescatori stanno provando il fluorcarbon direttamente in bobina sui mulinelli, nonostante non sia consigliato a causa della sua assenza di memoria e eccessiva rigidità, che fanno ingarbugliare e parruccare sui mulinelli da casting e addirittura su quelli da spinning, se non si sta particolarmente attenti.

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Nylon e trecciato

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì nov 13, 2009

Un buon filo per lo spinning deve rispettare caratteristiche di buona morbidezza e flessibilità, carico di rottura e assenza di “memoria” di forma.
La scelta del diametro è legata al luogo di pesca e alla taglia delle prede, e in seconda battuta al peso dell’esca.

Filo di nylon
Nylon

Se peschiamo in ambienti pieni di ostacoli, come canneti, ninfee e tronchi, ci servirà un filo ad alto carico di rottura e, di conseguenza, anche di diametro elevato.
Al contrario, la pesca in torrente richiede diametri più sottili, anche per non farci notare dal pesce.
Morando a grossi predatori come lucci e siluri, invece, siamo obbligati a utilizzare fili molto robusti per contrastare la loro energica difesa.
I parametri per valutare il nylon sono due: diametro e carico di rottura.
La qualità del prodotto è evidente se ad un alto carico di rottura corrisponde un basso diametro.

Treccia (o trecciato)
Treccia (o trecciato)

Questo rapporto diventa molto favorevole con i trecciati ma, nonostante il loro elevato carico di rottura e l’ottima resistenza all’abrasione, questi materiali hanno evidenti limitazioni come la totale assenza di elasticità e l’incredibile durezza della superficie, deleteria per gli anelli scorrifilo della canna.

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Monopezzo, a innesti oppure telescopica? (parte 2 di 2)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on mercoledì nov 11, 2009

Innesto a spigot o baionetta:
le sezioni della canna si trovano alla pari grazie a una spina nella sezione del calcio che va infilata alla base della vetta.
La zona d’innesto, però, s’irrigidisce un po’ conferendo al fusto una curvatura non del tutto perfetta.

Canna a due pezzi
Canna a due pezzi

Innesto a cappuccio:
è il sistema più diffuso e funzionale, con il calcio infilato nell’alloggiamento alla base della vetta.
L’azione della canna risente poco della sovrapposizione dei due segmenti, con una buona continuità della curvatura.

Innesto inverso:
è il contrario dell’innesto a cappuccio, con la sezione della vetta infilata nella cavità del calcio.
E’ un sistema ormai superato, oggi utilizzato più che altro su attrezzi di basso valore commerciale.

Una comoda soluzione per chi viaggia.
Vengono sviluppate da alcune case costruttrici delle valide soluzioni che hanno come scopo il contenimento dell’ingombro delle canne per un agevole trasporto su lunghe percorrenze.

Canna di tipo travel
Canna di tipo travel

Si tratta di modelli chiamati travel, attrezzi composti da un certo numero di sezioni con innesti multipli che, montati, formano l’intera lunghezza della canna.
La tecnologia applicata è fortemente innovativa, tanto da conferire al fusto un’azione assolutamente paragonabile a quella delle tradizionali versioni a due segmenti.

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Monopezzo, a innesti oppure telescopica? (parte 1 di 2)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì nov 9, 2009

Ogni struttura comporta vantaggi e svantaggi…

Canne da pesca e da spinning
Canne da pesca e da spinning

Le canne da spinning, per tipologia, possono presentare strutture differenti in cui il numero delle sezioni che compongono il fusto è variabile.
Gli attrezzi monopezzo, sulla scia dell’esperienza dei lanciatori statunitensi e giapponesi, presentano la continuità d’azione ideale con una curva perfetta e assenza di eventuali imprecisioni.
Di contro, però, dobbiamo fare i conti con l’ingombro: soprattutto quando l’attrezzo supera i due metri di lunghezza, inizia a presentare qualche problematica nel trasporto e solamente da questo punto di vista possiamo riscontrare delle difficoltà.
Il problema è superabile con i modelli a due sezioni, quelli più tradizionali per la pesca a spinning, che a loro volta possono presentare 3 tipi di innesto: troviamo quello a cappuccio, il migliore, l’innesto a spigot o baionetta con una spina che pone i segmenti in continuità, e infine quello inverso che però riguarda un passato concetto costruttivo che ormai non viene quasi più utilizzato.

Canna a due pezzi
Canna a due pezzi

Per concludere, le più semplici ed economiche canne da lancio, sono ancora realizzate con segmenti telescopici: hanno diametri più evidenti e azione un po’ “forzata” ma offrono ingombri particolarmente ridotti.

In certe situazioni, per esempio la scelta di una canna da stivare in valigia, nello zaino o sotto la sella della moto, la telescopica torna ad essere la soluzione più valida.

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I mulinelli rotanti da casting

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì nov 6, 2009

Un ringraziamento particolare alla rivista “Passione Pesca”, che con un suo vecchio speciale sullo spinning mi da molti spunti per continuare a postare! Ma torniamo a noi…

Quando il gioco si fa duro… meglio scegliere attrezzature all’altezza, come un buon “moltiplicatore”.

Il principio di funzionamento di questi mulinelli a bobina rotante si basa su un sistema di recupero che, attraverso una serie di ingranaggi, favorisce la riduzione dello sforzo offrendo anche una maggiore potenza in fase di riavvolgimento.
La forma, che viene associata a un tamburo, prevede un ingombro estremamente contenuto.
Il profilo risulta spesso schiacciato, per favorire un’agevole impugnatura con una sola mano.
Quando ci serve molta più potenza, viene chiamato in causa il casting.
Non a caso, questa attrezzatura viene notoriamente adoperata per fronteggiare specie impegnative, come lucci e black bass, ma offre una certa adattabilità anche per altri pesci.
In particolare, questo tipo di mulinello viene utilizzato anche per pescare in acque ricche di ostacoli e vegetazione, oppure per lanciare e recuperare artificiali molto pesanti e voluminosi che con la semplice attrezzatura da spinning risulterebbero difficili e impegnativi da gestire.
Anche i mulinelli da baitcasting devono essere valutati per le caratteristiche meccaniche e scelti in misura adeguata per abbinarli alla canna, sempre in funzione del genere di spinning a cui intendiamo dedicarci.

Un mulinello da casting: il Daiwa Fuego
Un mulinello da casting: il Daiwa Fuego

Quando ci serve maggiore potenza, per esempio con grosse prede e artificiali pesanti, i mulinelli da casting abbinati alle canne specifiche possono rappresentare la giusta soluzione valutandoli, per grammatura di lancio, in funzione della necessità del momento.
In questo modo possiamo affrontare situazioni diversificate che possono andare dalla pesca del black bass praticata con le esche in gomma alla ricerca dei grossi lucci e siluri utilizzando voluminosi minnow e jerk bait, anche di oltre 100 grammi.

ATTENZIONE ALLA BOBINA!
Sui mulinelli da casting non dobbiamo caricare filo in eccesso, cioè oltre l’anello guidafilo, altrimenti i grovigli sono garantiti.
Sono attrezzi utili ma da usare con cognizione.

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Gli ami singoli – Quattro modelli da abbinare ai diversi tipi di esche

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì nov 2, 2009

Amo Dritto

Amo dritto
Amo dritto

Possiamo utilizzare i modelli a gambo corto al posto delle ancorette nei piccoli e medi cucchiaini rotanti e ondulanti, così come nei minnow.
Lo stesso faremo con gli ami di taglie più grandi per esche artificiali più voluminose, oppure utilizzandoli per il sistema di innesco wachy-rig.

Amo con Gambo e punta rientranti

Amo curvo
Amo curvo

Ami adatti per montature splitshot e dropshot, grazie alla larga pancia arrotondata che consente di alloggiare la “testa” dell’esca.

Amo Dritto con gambo a “L”

Amo dritto con gambo a L
Amo dritto con gambo a L

Tipico amo da innesco antialga, è studiato soprattutto per il montaggio di articoli in gomma filiformi, come vermi e grub, da abbinare rispettando le proporzioni.

Amo Arrotondato con gambo a “L”

Amo curvo con gambo a L
Amo curvo con gambo a L

Ha le stesse funzionalità dell’amo dritto con gambo a “L” ma la sua struttura si adatta meglio a esche in gomma voluminose come tube, rane, gamberi, salamandre e grossi vermi.

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Catch & Release by Spinning4Ever

Posted by spinning4ever Under articoli on mercoledì set 16, 2009

Il Catch & Release (dall’inglese catturare e rilasciare) è una filosofia di pesca per la quale non si uccide il pesce pescato, qualsiasi sia la tecnica di pesca utilizzata, ma si rilascia in acqua.
Non ci sono notizie certe sull’origine di questo comportamento, ma possiamo dare per certo che abbia avuto inizio negli Stati Uniti negli ambienti della pesca con la mosca e della pesca a spinning al black bass o persico trota. Queste due tecniche di pesca, la pesca a mosca e lo spinning, sono tutt’ora le discipline alieutiche che supportano maggiormente e praticano il Catch & Release. Studi scientifici di varie facoltà di ittiologia internazionali e la marcatura dei pesci catturati, hanno dimostrato senza ombra di dubbio che i pesci liberati non solo sopravvivono a lungo, ma possono essere ricatturati.
L’impatto ambientale dei pescatori che praticano questa tecnica è quasi nullo dato che la popolazione ittica di una determinata area non viene in questo modo intaccata da un prelievo indiscriminato.

Rilasciare il pesce pescato, per chi condivide, attua e diffonde la pratica del catch and release, non è solo segno di civiltà e rispetto ambientale, ma rappresenta una vera filosofia e approccio alla pesca, dove alla gioia della cattura si aggiunge la felicità del vedere l’animale appena catturato di nuovo libero.

Catch and release
Un bel pesce rimesso in libertà

Punti base del Catch & Release

La tecnica del Catch & Release, che consente di rilasciare i pesci catturati recando loro pochi danni e permettendone la successiva sopravvivenza, consiste in alcune regole basilari:

  1. Usare ami singoli e senza ardiglione: usando ami singoli e privi dell’ardiglione potremo slamare più facimente il pesce e senza provocargli danni. Normalmente l’amo senza ardiglione non aumenta in modo significativo la percentuale di slamature durante il recupero del pesce.
  2. Recuperare e slamare il pesce velocemente: il pesce durante il recupero lotta strenuamente per liberarsi. Questa lotta impari provoca uno stress grave con rilascio di un livello eccessivo di acido lattico. Sintomo di questo stress eccessivo causato da un ricupero lento è la posizione che il pesce assume dopo esser stato rilasciato: sta fermo a lungo e, nei casi più gravi, si abbandona in posizione orizzontale alla corrente. Ugualmente importante è la slamatura veloce favorita dall’assenza dell’ardiglione sull’amo. Il pesce può sopravvivere fuori dell’acqua solo per pochi minuti ed è opportuno ridurre questo tempo a pochi secondi.
  3. Tenere il pesce in acqua: se nel recupero portiamo il pesce sin sopra riva, specie se sabbiosa o sassosa, ciò gli cagionerà altre ferite causate dagli urti o dallo sfregamento su di una superficie ruvida. Rammentiamo che la pelle del pesce è ricoperta da un muco protettivo e che la perdita di questo muco causata dallo strusciamento sul terreno può determinare infezioni da parassiti. Il pesce va quindi rilasciato mentre è ancora in acqua.
  4. Maneggiare delicatamente il pesce con le mani bagnate: è essenziale non toccare il pesce con le mani asciutte: subisce uno shock termico dovuto alla differente temperatura del nostro corpo (36°) rispetto a quella del suo corpo che coincide con quella dell’acqua in cui vive. Bagnarsi le mani riduce abbastanza lo shock termico ed evita anche l’asportazione del muco superficiale. La delicatezza e l’attenzione nel maneggiarlo è altrettanto importante: bisogna evitare di stressare particolarmente le branchie e di stringerlo con forza. Il retino, se ha una rete senza nodi, può essere d’aiuto purché si stia attenti a non far impigliare le maglie della rete con le branchie.
  5. La slamatura: oltre a fare tutto ciò delicatamente e velocemente mantenendo il pesce in acqua, è opportuno utilizzare delle pinze (come le pinze emostatiche). Il pesce allamato profondamente (ovvero il pesce al quale l’amo si è aggrappato all’esofago e non alla bocca) non deve essere slamato. In questo caso la slamatura provoca ferite assai gravi in parti vitali: è meglio tagliare la lenza.
  6. La rianimazione: se il pesce è esausto non va lasciato andare immediatamente: occorre mantenerlo in acqua tenendolo con le mani e contro corrente. Muovendolo un poco in avanti ed indietro si fa entrare l’acqua e quindi l’ossigeno nelle sue branchie e lo si rilascia solo quando inzia a muoversi da solo cercando di liberarsi.

Pensiero personale

“Come già detto è più bello vedere il pesce andarsene in libertà dopo un bel combattimento e una bella foto e  con la speranza di ricatturarlo tra qualche tempo magari più grosso… che vederlo nella padella…”

Ciao alla Prossima

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Bilanciare l’attrezzatura, canna + mulinello

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, dati, numeri e tabelle on venerdì set 11, 2009

Lo spinning, spesso e volentieri, porta ad un uso intensivo dell’attrezzatura, che adoperiamo ripetutamente anche in condizioni scomode.

Per non eccedere nello sforzo fisico del braccio che impugna la canna e trovare un discreto equilibrio che ci permetta di pescare senza stancarci troppo, dovremo ottenere un buon compromesso mirando al perfetto bilanciamento tra la canna e il mulinello.

Come tenere la canna per verificarne il bilanciamento
Come tenere la canna per verificarne il bilanciamento

Possiamo facilmente verificare tale requisito, appoggiando la parte più avanzata dell’impugnatura su un perno o, più comodamente, sulla mano mantenuta rigida e di taglio. La bilanciatura ottimale si otterrà con il fusto della canna in perfetto equilibrio, senza che penda eccessivamente da una parte o dall’altra. Ovviamente, a parte trovare il baricentro, la stabilità dipende molto anche dalla lunghezza dell’impugnatura, dal peso complessivo e dalla lunghezza del fusto; tutti questi fattori dovranno essere in armonia con il peso del mulinello, che sarà meglio scegliere facendo attenzione alle dimensioni: non troppo grosso ne minuscolo rispetto alla nostra canna da lancio.

Ecco una tabella di riferimento:

Lunghezza della canna Peso del mulinello
Da 1,50 a 1,80 metri Da 150 a 230 grammi
Da 1,80 a 2,00 metri Da 230 a 275 grammi
Da 2,00 a 2,30 metri Da 275 a 320 grammi
Da 2,30 a 2,60 metri Da 320 a 380 grammi
Da 2,60 a 3,20 metri Da 380 a 490 grammi
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La filosofia del Catch & Release (2a parte)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì set 7, 2009

A voi la seconda parte dell’articolo con altre attenzioni da avere per praticare con successo un buon “Ciapa e Mola“, ossia Catch & Release.

Fantastico logo di un sito americano
Logo fantastico di un sito americano

Concludere velocemente l’azione:
eseguire un recupero rapido, se necessario anche forzando la preda, per evitare di stressare troppo il pesce e quindi di fargli consumare eccessive energie che potrebbe non recuperare.

Bagnarsi sempre le mani:
se non riusciamo a slamare il pesce direttamente in acqua, che è sempre la soluzione migliore, dovremo bagnarci con cura le mani prima di toccarlo, per non rischiare di togliergli il delicato muco protettivo dal corpo.

Slamare tempestivamente la preda:
dovremo rimuovere ami o ancorette il più rapidamente possibile, usando all’occorrenza delle pinze che ci permettano di esercitare una buona presa sull’amo e quindi di sottoporre il pesce al minor stress possibile. Facciamo anche attenzione a non ferirlo con la pinza.

Ciapa e mola anche coi Musky più grossi!
Ciapa e mola anche coi Musky più grossi!

Ossigenare il pesce:
prima di rilasciare definitivamente la preda per restituirla al suo ambiente naturale, sarà utile ricordarsi di “ossigenarla”. Per farlo correttamente, dobbiamo trattenerla per la coda, facendo attenzione a non schiacciarla, e muoverla delicatamente avanti e indietro. In questo modo forziamo il passaggio dell’acqua tra le branchie e il pesce riesce a filtrare l’ossigeno, assimilandone la quantità necessaria per riguadagnare parte delle forze perdute nel combattimento e riprendere a nuotare liberamente.

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La filosofia del Catch & Release (1a parte)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì set 4, 2009

Così come in molti altri Paesi, anche in Italia è sempre più diffusa la pratica del Catch & Release (cattura e rilascio, o anche simpaticamente chiamata Ciapa e Mola), definita anche No-Kill.
Ma voi mi chiederete, perchè rilasciare il pesce quando in padella è così buono e visto che in pescheria costa un occhio della testa?
Beh, qui sta a voi decidere quali pesci rilasciare. Sinceramente, se vado a pescare trote in una cava a pagamento, quelle vengono a casa per essere sfilettate, e a volte anche delle iridee da Adige se sono abbastanza grosse da permettermi di cenare… tanto so che in Adige vengono mollate apposta.
Ma se vado a pescare boccaloni, quelli li mollo tutti sempre e assolutamente! Provincia e fips non mollano i black bass in quanto specie alloctona, ma per me è il pesce in assoluto più sportivo e bello da pescare con gli artificiali… e se tutti teniamo i boccaloni, che fine fanno? Finisce il mio divertimento… sinceramente preferisco pescarlo e praticare un buon ciapa e mola nella speranza di fare uscite sempre più pescose e divertenti, rispetto a mangiare il pesce.
E a voi? Vi piace di più mangiarlo o pescarlo? Se lo rilasciate fate tutto in modo così pulito… non dovete nemmeno sporcarvi le mani o curare il pesce. E quando tornerete in quello spot sarà facile che vi ritroverete quel bass in canna con tutte le soddisfazioni del caso!

Comunque, questa filosofia è molto utile e produttiva per assicurare la sopravvivenza del pesce pescato, ma solo se viene applicata nel migliore dei modi. Guardate che bel video (che più amatoriale non si può!), girato da me su un bass rilasciato dal nostro amico Adriano!

Per riuscirci, basta seguire i consigli seguenti e ridurre sempre al minimo la permanenza del pesce fuori dall’acqua.

Pescare con esche artificiali:
al di là dell’alta sportività di questa scelta, la pesca a spinning registra i più bassi tassi di mortalità del pesce catturato, che può quindi essere liberato quasi senza danno.

T-Shirt PRO-Catch&Release
T-Shirt PRO-Catch&Release

Utilizzare ami singoli e privi di ardiglione:
anche se ne fosse consentito l’utilizzo sul posto di pesca, sarebbe già un grande risultato evitare l’impiego di ancorette e di ami con ardiglione. In questo modo il pesce potrà essere liberato più facilmente, evitando possibili lacerazioni dell’apparato boccale. Inoltre, se manteniamo sempre in trazione la preda, la mancanza del “fermo” sull’amo non aumenta significativamente la possibilità di slamatura e quindi la perdita del pesce in fase di recupero.

A lunedì per la seconda parte!

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SOFT JERK BAITS (parte 4) – Colori

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, esche artificiali on giovedì lug 23, 2009

Colori:
Tutti i colori sono indubbiamente catturanti, ed ognuno di noi ha le proprie preferenze, ma credo di poter dire in base all’esperienza accumulata in più di 20 anni di pesca, che ci sono dei colori indiscutibilmente più efficaci di altri. Esistono colori che usati negli stessi posti e nelle stesse condizioni da 2 pescatori uno di fianco all’altro, fanno la differenza sia per la taglia che per la quantità.
La regola di usare colori naturali in presenza di acque limpide tipo watermelon, pumpkin, green pumkin e smoke è ovviamente sempre valida, in alcuni casi è veramente incredibile come due colori praticamente identici abbiano risultati molto diversi, a volte un watermelon con black flake produce pochissime abboccate e basta innescare un watermelon con red flake per vedere cambiare la giornata di pesca in una bellissima giornata da ricordare.
In linea di massima i colori naturali rendono parecchio in acqua limpida, avvicinandosi molto alla livrea dei pesci presenti. Anche i colori dal bianco all’argentato con silver flake oppure laminati con pancia bianca, possono ricordare molto da vicino le prede presenti in natura e quindi rivelarsi molto catturanti.

Soft jerkbait e colori
Esempi di alcuni colori disponibili.

Nelle acque velate possiamo dare libero sfogo alla nostra fantasia, utilizzando colori estremamente vivaci con codine di colore diverso, ottenendo lo scopo di evidenziare l’esca e renderla più accattivante agli occhi del pesce in agguato.
Colori più forti come il chartreuse, il nero ed il rosa, regalano spesso delle grosse sorprese in condizioni difficili.
Il chartreuse ha una luminosità in acqua veramente incredibile e risalta moltissimo in situazioni di poca visibilità, viene individuato dal predatore con facilità e risulta efficace anche in acque appena velate. Il rosa sembra essere il colore che più di tutti gli altri scatena l’aggressività del bass, ed infatti molte esche veloci o di superficie vengono prodotte in questo colore per attirare e stimolare i bass in cerca di prede. Il bianco è un colore universale che funziona un po’ in tutte le situazioni ma fateci caso, quando prendete un pesce in acqua torbida di solito ha una livrea molto chiara, addirittura nel bass non si vedono neanche le macchie nere disposte lungo la linea laterale, anche gli altri pesci tendono a prendere una livrea sbiadita di conseguenza anche le potenziali prede assumeranno tali colorazioni. Vi consiglio di provarlo in estate, quando per effetto dell’eutrofizzazione l’acqua diventa verdastra e in superficie forma una pellicola di colore verde oliva, provate un soft jerk completamente bianco e non avrete più bisogno di cambiarlo. Un ultimo consiglio sui colori dell’esca riguarda il contro luce, ricordate sempre di provare ad alzare l’esca e metterla tra voi e una fonte luminosa, vi renderete conto che non sempre i colori risultano come sembrano all’interno delle proprie confezioni esposte nei negozi.

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SOFT JERK BAITS (parte 3) – Tecniche

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, esche artificiali on martedì lug 21, 2009

Tecniche:
Ora che abbiamo l’attrezzatura adatta, vediamo quali sono i modi migliori per far rendere al massimo le nostre esche.

Per accentuare l’estrema naturalezza di questa tipologia di esche, di solito si innescano weightless e cioè spiombate. In questo modo ogni volta che diamo un colpo di cimino l’esca sbanderà eseguendo una traiettoria a zig zag. I colpi verranno assestati con un ritmo costante e possibilmente a canna bassa, più i colpi saranno veloci e più il ritmo dell’esca sarà frenetico, rallentando la velocità, le sbandate aumenteranno di ampiezza. Come sempre una buona regola è quella di variare spesso finché non si trova la velocità giusta per invogliare i bass all’attacco!
In alcuni casi può essere che i bass siano più vicini al fondo e quindi dovremo far affondare molto lentamente l’esca per poi recuperarla con colpi molto dolci o addirittura con dei lenti sollevamenti verso l’alto, in questo modo il bass che vede la preda “scappare” deciderà di attaccare.
Nei casi in cui la profondità dove peschiamo sia molto elevata (oltre i 3 metri) potrebbe essere necessario piombare l’esca e sicuramente da questo punto di vista il sistema migliore è quello di adottare degli insert weight e cioè una specie di chiodino di piombo o meglio ancora di tungsteno, con delle scanalature per poter forare il corpo dell’esca ed essere inserita al suo interno senza però poterne fuoriuscire.

Esempio di innesco con amo semplice
Esempio di innesco con amo semplice.

A seconda di dove lo posizioneremo cambierà ovviamente il movimento dell’esca e nonostante gli insert weight di solito siano di 1 o 2 grammi è molto importante provare in acque limpide se l’assetto dell’esca è quello che volevamo ottenere.
Un altro metodo molto artigianale e derivante dalla pesca alla trota è quello di fare alcune spire di piombo in matassa sul gambo dell’amo oppure per semplificare l’opera di piombatura, avvolgere le spire di piombo su un filo di rame opportunamente sagomato alle 2 estremità, con 2 “gancetti” a stringere sul gambo dell’amo.
Un ulteriore sistema per appesantire il soft jerk è quello di applicare sul gambo dell’amo della pasta di tungsteno (molto in uso tra i carpisti per montature pop up); si può sagomare molto velocemente ed altrettanto velocemente si può togliere, unico difetto a volte su ostacoli duri (rami, rocce, etc.) può levarsi da sola.

Innesco con amo con hitchicker
Innesco con amo con hitchicker.

Per pescare in profondità con i soft jerk baits si può anche ricorrere alla piombatura in testa (texas rig) senza dimenticare che più appesantite e più penalizzerete il movimento dell’esca. La massima efficacia di questo innesco l’avrete sui fondali sabbiosi, è veramente sorprendente la somiglianza con un ciprinide che grufola quando alzando la sabbia dal fondo si sollevano piccole nuvolette di fango.

Per ultimo ma non per importanza è la presentazione. Una delle mie preferite è lo skipping dentro l’ostacolo: lo si può fare sia con l’esca spiombata che con l’esca leggermente piombata, in questo caso è fondamentale arrivare più vicini possibile alla riva (pescando dal belly o dalla barca) o comunque al centro dell’ostacolo se si pesca da riva.
Una volta arrivati nel punto preciso dove pensiamo stia il bass della vita, lasciamo affondare lentamente l’esca e quando è sul fondo lasciamola lì ancora qualche secondo, non avere fretta in questi frangenti può essere la differenza tra catturare e non catturare un big bass !
Ovviamente durante la discesa dell’esca teniamo sempre d’occhio il filo, se cambia direzione, fermandosi dopo 50 cm e ci sono 3 mt da raggiungere, o se dovesse accelerare all’improvviso, non pensiamoci su troppo… ferrate energicamente e preparatevi a forzare il bass il prima possibile fuori dall’ostacolo, ogni secondo in più che ritardate nel guidarlo verso di voi, aumenta a dismisura la possibilità che vi scappi!!!

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