La Tecnica dello SPLIT SHOT

Posted by spinning4ever Under corsi, video on lunedì nov 30, 2009

In questo periodo mi sto documentando su questa (per me, ma penso anche per altri) splendida tecnica e girovagando tra internet e nei forum della nostra mitica disciplina sportiva mi sono imbattuto i questi splendidi video….
Ed ho pensato di postarli anche sul nostro blog per dare la possibilità anche ad altri di vedere questi video….

Non sono in italiano, ma in spagnolo, ma con un po di attenzione si riesce a comprendere il senso della discussione..

La tecnica

Gli Ami

Il Piombo

Il Filo

Canna e mulinello

La Montatura con Amo Diritto (Off Set)

La Montatura con Amo Curvo (Wide Gap)

L’Azione di Pesca dello Split Shot

Facciamo Pratica – Parte 1

Facciamo Pratica – Parte 1

Sperando di aver fatto cosa gradita… Ciao a tutti e alla prossima

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Vista e Udito: i sensi primari dei predatori!

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì nov 27, 2009

Ma come vedono i pesci? Come riescono a captare le loro prede in acqua, magari al buio o in acqua sporca o velata?
Beh, che dire… il predatore ha sviluppato i seguenti sensi

I sensi super sviluppati dei pesci
I sensi super sviluppati dei pesci

Vista Frontale:
si sviluppa come un cono rovesciato. Il pesce vede perfettamente di fronte a sé e gran parte di tutto quello che accade nelle zone immediatamente laterali.

Vista Superiore:
il raggio d’azione superiore dell’apparato visivo è sempre leggermente conico e le angolazioni cambiano a seconda degli spostamenti delle orbite oculari.

Apparato Uditivo Interno:
consiste in un orecchio osseo, simile a quello dell’uomo, con il quale il pesce è in grado di captare i suoni ad alta frequenza, come i tintinnii.

Linea Laterale:
sotto l’evidente “tratteggiatura”, presente in entrambi i fianchi dei pesci, sono celate cellule e terminazioni nervose che catpano le onde di pressione provocate dallo spostamento dell’acqua, per esempio un pesciolino che nuota. Percependo i suoni a bassa frequenza, il predatore può così individuare il bersaglio.

La linea laterale del black bass
La linea laterale del black bass
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Test – Morso del Pirana!

Posted by Emanuele De Biasi Under video on mercoledì nov 25, 2009

Anche oggi vorrei mettervi a conoscenza di un video brevissimo, ma di indubbio interesse…
Riguardante i pirana (o piranha).

Quando può essere potente il morso di un pesce così piccolo?

Velocissimo… e letale!!!

Quoto direttamente da Wikipedia:

“La pericolosità del piranha sta nel numero; un banco medio-grande di alcune centinaia di individui può spolpare in pochi minuti una pecora o un cavallo, e mentre succede l’acqua tutt’attorno sembra letteralmente ribollire.”

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Pesca tranquilla… o quasi…

Posted by Emanuele De Biasi Under video on lunedì nov 23, 2009

A voi un bel video di pesca… nessuna cattura… ma situazione incredibile :)


Pesca tranquilla… o quasi…

Quando l’ho visto per la prima volta mi ha spaccato dal ridere… grazie a Franco per la segnalazione del video…

Ciao ciao

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Come Costruire Un Porta Canne Da Muro? (parte 2 di 2)

Posted by spinning4ever Under autocostruzione on venerdì nov 20, 2009

Ma proseguiamo con la costruzione vera e propria del portacanne.

Di seguito tutte le fasi necessarie per la realizzazione:

  • Segnare i punti dove andrete a forate le assi (guardate lo schema sottostante per capire l’ingombro dei fori) sulle prime due assi nell’elenco quelle da 20×200 cm
Figura 1 - Segnare e fare i fori sulle assi laterali
Figura 1 – Segnare e fare i fori sulle assi laterali
  • Procedere come nello schema a forare nei punti prestabiliti (Figura 1)
  • Tagliare le parti evidenziate in rosso nello schema
  • Passare con il pantografo gli angoli delle assi per stondare gli spigoli delle assi
  • Unire con delle viti e abbondante colla la prima asse forata ad una asse da 5×200 cm come in figura 2
Figura 2 - Come unire le assi di sostegno all'asse principale
Figura 2 – Come unire le assi di sostegno all’asse principale
  • Procedere allo stesso modo anche con i restanti pezzi
  • Fissare al muro le L costruite con dei tappi a pressione come in figura 3
Figura 3 - Rappresentazione del portacanne finito
Figura 3 – Rappresentazione del portacanne finito
  • Passare 2 o più mani di vernice
  • Per finire e non danneggiare le nostre ben amate canne fissiamo la fettucina di gomma piuma adesiva nei vari alloggiamenti

Ed ecco a voi, vi ripropongo la mia realizzazone… spero vi piaccia e che possiate trovare l’articolo utile!

Il porta canne da pesca da muro
Il porta canne da pesca da muro

Ciao e alla prossima dal vostro Spinning4Ever!

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Come Costruire Un Porta Canne Da Muro? (parte 1 di 2)

Posted by spinning4ever Under autocostruzione on mercoledì nov 18, 2009

Come riponete le vostre canne ritornati da una bella (e si spera fruttuosa) giornata di pesca??

Ancora 2 anni fa nella pausa invernale (Natalizia) mi son improvvisato progettista e ho progettato il mio porta canne da muro……

Il mio è alto 2 metri da terra con gli alloggi per 10 canne che vengono posizionate orizzontalmente.

Il porta canne da pesca da muro
Il porta canne da pesca da muro

Ma ecco a voi i materiali e gli utensili per realizzarlo!

Materiali

  1. 2 assi di legno (io ho scelto l’abete perché facilmente reperibile nei negozi di fai da te) 20×200 cm spessore 18mm
  2. 2 stecche da 5×200 cm sempre da 18mm (anche meno se volete)
  3. Viti
  4. Carta abrasiva
  5. Tappi a pressione
  6. Fettuccina di gomma piuma adesiva

Utensili:

  1. Sega circolare per tagliare a misura i pezzi (chi non ha la fortuna di possederla si può far tagliare i pezzi a misura in uno dei tanti negozi fai da te che offrono questo servizio oppure andare da un artigiano della zona)
  2. Trapano a colonna oppure uno normale va benissimo lo stesso
  3. Fresa per trapano da 35 mm
  4. Pantografo con fresa per stondare gli angoli (se ne può fare anche a meno)
  5. Avvitatore o semplice cacciavite
  6. Vernice (per chi vuole fare un lavoro a regola d’arte)

P.S.: Le misure dell’altezza potete variarle a piacere, anche in considerazione di quante canne volete riporci.

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Acciaio, kevlar e fluorcarbon

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì nov 16, 2009

Lo spinning a determinate specie impone l’adozione di finali molto robusti, capaci di sopportare le possenti e affilate dentature del luccio, lucioperca e, in alcuni casi, anche siluro.
Con questi pesci, il nylon e gli stessi trecciati perdono la loro efficacia, poichè la potenza del morso e i denti di questi predatori battono nettamente catture più convenzionali come trote, bass, persici e così via.

Acciaio per finali e terminali
Acciaio per finali e terminali

Per il finale, ci serve il cavetto in acciaio, lungo almeno 20 centimetri.
Altrettanto validi ma un po’ meno efficaci anche i finali in filo di Kevlar, che possiamo reperire già tagliato allo stesso modo del filamento d’acciaio, o in bobine dalle quali ricavare gli spezzoni.
Il rivestimento superficiale termosaldante di questi prodotti ci permette di formare il finale con girelle e moschettone usando un accendino.

Kevlar per finali e terminali
Kevlar per finali e terminali

Di ultima generazione, invece, i finali in fluorcarbon. Il fluorcarbon ha la caratteristica di essere praticamente invisibile in acqua, perchè ha lo stesso indice di rifrazione dell’acqua, ha carichi di rottura piuttosto elevati ed un eccellente resistenza all’abrasione e al taglio.
In molti dicono che i terminali in acciaio verranno presto tutti sostituiti da terminali in fluorcarbon.

L'evoluzione: fluorcarbon per finali e terminali
L’evoluzione: fluorcarbon per finali e terminali

E già tanti pescatori stanno provando il fluorcarbon direttamente in bobina sui mulinelli, nonostante non sia consigliato a causa della sua assenza di memoria e eccessiva rigidità, che fanno ingarbugliare e parruccare sui mulinelli da casting e addirittura su quelli da spinning, se non si sta particolarmente attenti.

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Nylon e trecciato

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì nov 13, 2009

Un buon filo per lo spinning deve rispettare caratteristiche di buona morbidezza e flessibilità, carico di rottura e assenza di “memoria” di forma.
La scelta del diametro è legata al luogo di pesca e alla taglia delle prede, e in seconda battuta al peso dell’esca.

Filo di nylon
Nylon

Se peschiamo in ambienti pieni di ostacoli, come canneti, ninfee e tronchi, ci servirà un filo ad alto carico di rottura e, di conseguenza, anche di diametro elevato.
Al contrario, la pesca in torrente richiede diametri più sottili, anche per non farci notare dal pesce.
Morando a grossi predatori come lucci e siluri, invece, siamo obbligati a utilizzare fili molto robusti per contrastare la loro energica difesa.
I parametri per valutare il nylon sono due: diametro e carico di rottura.
La qualità del prodotto è evidente se ad un alto carico di rottura corrisponde un basso diametro.

Treccia (o trecciato)
Treccia (o trecciato)

Questo rapporto diventa molto favorevole con i trecciati ma, nonostante il loro elevato carico di rottura e l’ottima resistenza all’abrasione, questi materiali hanno evidenti limitazioni come la totale assenza di elasticità e l’incredibile durezza della superficie, deleteria per gli anelli scorrifilo della canna.

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Monopezzo, a innesti oppure telescopica? (parte 2 di 2)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on mercoledì nov 11, 2009

Innesto a spigot o baionetta:
le sezioni della canna si trovano alla pari grazie a una spina nella sezione del calcio che va infilata alla base della vetta.
La zona d’innesto, però, s’irrigidisce un po’ conferendo al fusto una curvatura non del tutto perfetta.

Canna a due pezzi
Canna a due pezzi

Innesto a cappuccio:
è il sistema più diffuso e funzionale, con il calcio infilato nell’alloggiamento alla base della vetta.
L’azione della canna risente poco della sovrapposizione dei due segmenti, con una buona continuità della curvatura.

Innesto inverso:
è il contrario dell’innesto a cappuccio, con la sezione della vetta infilata nella cavità del calcio.
E’ un sistema ormai superato, oggi utilizzato più che altro su attrezzi di basso valore commerciale.

Una comoda soluzione per chi viaggia.
Vengono sviluppate da alcune case costruttrici delle valide soluzioni che hanno come scopo il contenimento dell’ingombro delle canne per un agevole trasporto su lunghe percorrenze.

Canna di tipo travel
Canna di tipo travel

Si tratta di modelli chiamati travel, attrezzi composti da un certo numero di sezioni con innesti multipli che, montati, formano l’intera lunghezza della canna.
La tecnologia applicata è fortemente innovativa, tanto da conferire al fusto un’azione assolutamente paragonabile a quella delle tradizionali versioni a due segmenti.

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Monopezzo, a innesti oppure telescopica? (parte 1 di 2)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì nov 9, 2009

Ogni struttura comporta vantaggi e svantaggi…

Canne da pesca e da spinning
Canne da pesca e da spinning

Le canne da spinning, per tipologia, possono presentare strutture differenti in cui il numero delle sezioni che compongono il fusto è variabile.
Gli attrezzi monopezzo, sulla scia dell’esperienza dei lanciatori statunitensi e giapponesi, presentano la continuità d’azione ideale con una curva perfetta e assenza di eventuali imprecisioni.
Di contro, però, dobbiamo fare i conti con l’ingombro: soprattutto quando l’attrezzo supera i due metri di lunghezza, inizia a presentare qualche problematica nel trasporto e solamente da questo punto di vista possiamo riscontrare delle difficoltà.
Il problema è superabile con i modelli a due sezioni, quelli più tradizionali per la pesca a spinning, che a loro volta possono presentare 3 tipi di innesto: troviamo quello a cappuccio, il migliore, l’innesto a spigot o baionetta con una spina che pone i segmenti in continuità, e infine quello inverso che però riguarda un passato concetto costruttivo che ormai non viene quasi più utilizzato.

Canna a due pezzi
Canna a due pezzi

Per concludere, le più semplici ed economiche canne da lancio, sono ancora realizzate con segmenti telescopici: hanno diametri più evidenti e azione un po’ “forzata” ma offrono ingombri particolarmente ridotti.

In certe situazioni, per esempio la scelta di una canna da stivare in valigia, nello zaino o sotto la sella della moto, la telescopica torna ad essere la soluzione più valida.

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I mulinelli rotanti da casting

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì nov 6, 2009

Un ringraziamento particolare alla rivista “Passione Pesca”, che con un suo vecchio speciale sullo spinning mi da molti spunti per continuare a postare! Ma torniamo a noi…

Quando il gioco si fa duro… meglio scegliere attrezzature all’altezza, come un buon “moltiplicatore”.

Il principio di funzionamento di questi mulinelli a bobina rotante si basa su un sistema di recupero che, attraverso una serie di ingranaggi, favorisce la riduzione dello sforzo offrendo anche una maggiore potenza in fase di riavvolgimento.
La forma, che viene associata a un tamburo, prevede un ingombro estremamente contenuto.
Il profilo risulta spesso schiacciato, per favorire un’agevole impugnatura con una sola mano.
Quando ci serve molta più potenza, viene chiamato in causa il casting.
Non a caso, questa attrezzatura viene notoriamente adoperata per fronteggiare specie impegnative, come lucci e black bass, ma offre una certa adattabilità anche per altri pesci.
In particolare, questo tipo di mulinello viene utilizzato anche per pescare in acque ricche di ostacoli e vegetazione, oppure per lanciare e recuperare artificiali molto pesanti e voluminosi che con la semplice attrezzatura da spinning risulterebbero difficili e impegnativi da gestire.
Anche i mulinelli da baitcasting devono essere valutati per le caratteristiche meccaniche e scelti in misura adeguata per abbinarli alla canna, sempre in funzione del genere di spinning a cui intendiamo dedicarci.

Un mulinello da casting: il Daiwa Fuego
Un mulinello da casting: il Daiwa Fuego

Quando ci serve maggiore potenza, per esempio con grosse prede e artificiali pesanti, i mulinelli da casting abbinati alle canne specifiche possono rappresentare la giusta soluzione valutandoli, per grammatura di lancio, in funzione della necessità del momento.
In questo modo possiamo affrontare situazioni diversificate che possono andare dalla pesca del black bass praticata con le esche in gomma alla ricerca dei grossi lucci e siluri utilizzando voluminosi minnow e jerk bait, anche di oltre 100 grammi.

ATTENZIONE ALLA BOBINA!
Sui mulinelli da casting non dobbiamo caricare filo in eccesso, cioè oltre l’anello guidafilo, altrimenti i grovigli sono garantiti.
Sono attrezzi utili ma da usare con cognizione.

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A palamiti da Porto Garibaldi con la Anna B.

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti on mercoledì nov 4, 2009

Ciao a tutti,
domenica sono andato a palamite.
Partenza ore 8:00 da Porto Garibaldi sulla Anna B., barca del valoroso Said (non so come si scriva, vogliate perdonarmi se non è corretto!).
Tutto questo si è tradotto in:

Sveglia alle 4:30
In bagno, vestirsi e colazione cercando di far silenzio per non disturbare la morosa ancora a letto
Ritrovo dal Tigre, per le 5:15
Partenza da Verona per le 5:30 in direzione Porto Garibaldi

Arrivati al porto la barca ci stava aspettando, ci imbarchiamo e prendiamo posizione ai posti assegnati.
Ci riforniamo di sarde per gli inneschi e finchè Said ci porta al largo prepariamo le montature.

La montatura da palamiti è abbastanza semplice, anche se ci sono alcuni dettagli che non si devono trascurare… ma magari ve la spiego un’altra volta.

Arrivati sul posto, si inizia a pescare… il mare è piatto e il sole ci regala un piacevolissimo tepore autunnale!
Neanche il tempo di mettere giù tutte le canne che, ecco mister Marasca agganciare la prima palamita! La giornata si preannuncia niente male!
In poppa alla barca, si susseguono catture e “pesci sbagliati” o persi a ripetizione per tutta la mattina… fino ad ora di pranzo, quando il capitano ci delizia con una splendida pasta con palamita e pomodoro, seguita da moscardini e patatine fritte. Per il vino ci hanno pensato il Chieppe (il nostro Sergio) e il resto della compagnia!

Finito il pranzo 3 dei nostri che erano vicino alla poppa lasciano il posto ai meno fortunati finiti sui fianchi della barca, tra cui io.
Ed ecco che anche noi cominciamo a vedere qualche mangiata… il Tigre ne tira su 3 e io altri 2 oltre a quello preso in mattinata sul fianco.
Uno dei nostri infine fa il colpaccio e aggancia una palamita impazzita che lo farà penare non poco, portandogli un sacco di lenza fuori bordo… dopo aver stancato un po’ il pesce, eccolo ripartire verso la prua obbligando tutti i pescatori quasi fino a prua a recuperare le lenze in acqua.
Riuscirà a tirar su il pinnuto, facendo misurare un bellissimo 4 chili e 600 grammi.

La pesata del super palamito
La pesata del palamitone

Ma dopo le 2 e mezza i pesci si fermano e a parte qualche abboccata sporadica non si vedranno più mangiate… la causa?
Mah, c’è chi dice il cambio della corrente. Effettivamente abbiamo notato 2 correnti in acqua, una superficiale che tirava la barca da una parte e una sottacqua, a 90 gradi rispetto quella superficiale, che non ci permetteva di rimanere in pesca nelle zone pasturate.

Morale della favola, 65 palamite sono venute in barca in una giornata splendida, tiepida, soleggiata e con mare piatto.
Voto complessivo della gioranta: A++

Super palamita
Bel pesce!
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Gli ami singoli – Quattro modelli da abbinare ai diversi tipi di esche

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì nov 2, 2009

Amo Dritto

Amo dritto
Amo dritto

Possiamo utilizzare i modelli a gambo corto al posto delle ancorette nei piccoli e medi cucchiaini rotanti e ondulanti, così come nei minnow.
Lo stesso faremo con gli ami di taglie più grandi per esche artificiali più voluminose, oppure utilizzandoli per il sistema di innesco wachy-rig.

Amo con Gambo e punta rientranti

Amo curvo
Amo curvo

Ami adatti per montature splitshot e dropshot, grazie alla larga pancia arrotondata che consente di alloggiare la “testa” dell’esca.

Amo Dritto con gambo a “L”

Amo dritto con gambo a L
Amo dritto con gambo a L

Tipico amo da innesco antialga, è studiato soprattutto per il montaggio di articoli in gomma filiformi, come vermi e grub, da abbinare rispettando le proporzioni.

Amo Arrotondato con gambo a “L”

Amo curvo con gambo a L
Amo curvo con gambo a L

Ha le stesse funzionalità dell’amo dritto con gambo a “L” ma la sua struttura si adatta meglio a esche in gomma voluminose come tube, rane, gamberi, salamandre e grossi vermi.

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