A pesca con gli elefanti – Battute finali, di Gian Paolo Moreschi (parte 4)
Posted by Emanuele De Biasi on mercoledì ott 14, 2009 Under raccontiSostienici visitando uno dei siti partner!
Grazie!
Il giorno dopo dobbiamo far provviste e far rifornimento di benzina e gasolio, infatti uno dei problemi più grossi in Zimbabwe sono appunto i carburanti che non sempre sono disponibili e qui l’importanza della guida è fondamentale perchè oltre a portarti nei posti giusti per prendere pesci deve avere le giuste conoscenze e una scorta di carburanti sennò non si va da nessuna parte, andiamo anche in un bellissimo negozio di pesca in centro ad Harare dove incontriamo Gerry Jooste ed altre guide come Ian Welkmann, Colin Bester ed altri.
Paul ci presenta e ci fa da Cicerone, nel negozio ci sono le copie dei bass più grossi catturati in Zimbabwe tra cui quello catturato da Ray Scott (presidente della BASS) di 17 lb e quello purtroppo trattenuto il 25 luglio del 2004 da una guida di colore di 18,26 lb (8,270 kg) record africano.
Nel negozio le esche in gomma sono quasi tutte Culprit ed hanno dei costi non proprio accessibili a tutti, in Zimbabwe lo stipendio di un cuoco-custode-giardiniere-operaio è di 10.000 $ (Zimbabwe dollars) che corrispondono a circa 2 $ USA, le buste della Culprit o una confezione di ami Gamakatsu costavano 80.000 Zimbabwe dollars!!!
Il giorno dopo torniamo a Mazvikadei e finalmente per Fabrizio si pesca lì, fosse stato per Paul avremmo pescato 10 giorni a Shabara!!
La giornata è bella e immancabilmente Fabrizio monta lo Zara Spook dopo un pò aggancia un pesce piccolo e mentre stiamo chiacchierando e guardando il fondale (eravamo su una secca rocciosa) un grosso bass aspira lo Zara Spook facendo un enorme gorgo, peccato che Fabrizio era distratto e non ha fatto in tempo a ferrare!
Acqua limpidissima, pareti rocciose, secche, alberi, erbai affioranti e sommersi effettivamente Mazvikadei è un veramente un ambiente bellissimo ma purtroppo a parte l’attacco sullo Zara abbiamo catturato molti pesci piccoli e come ci aveva detto Paul anche qui i bass erano in post-frega.
Per gli ultimi due giorni decidiamo d’accordo con Paul di tornare a Shabara, anche per vedere di superare i 4,6 kg, la giornata è ideale ma durante le manovre (lo scivolo è veramente disastroso) una ruota del fuoristrada prende una buca molto profonda e con il contraccolpo allo sterzo a Paul fuoriesce la spalla dall’articolazione!
Lancia un urlo terribile e mi chiama, chiedendomi di aprire la portiera, non appena scende vedo che si tiene il braccio e penso abbia avuto un attacco di cuore ma poi vedendolo dolorante ma sulle sue gambe capisco che è qualcosa di diverso, Paul tenta disperatamente di far rientrare la spalla spingendo con forza contro la carrozzeria del fuoristrada, ma dopo numerosi tentativi ed altrettanti urli strazianti decidiamo di andare alla ricerca di un medico.
Risaliamo in macchina e con carrello e barca al seguito ci dirigiamo verso la più vicina città, Chinhoyi, che dista circa 40 km.
Purtroppo le strade in Zimbabwe sono come lo scivolo di Shabara e ad ogni buca Paul pativa un male boia, urlando ed imprecando, in alcuni momenti sembrava dover svenire dal dolore.
Dopo circa 2 ore arriviamo in città e lì chiediamo informazioni per trovare un medico, due poliziotti di colore ci danno delle indicazioni confuse finchè troviamo un signore di origine inglese che addirittura ci accompagna fin davanti l’ambulatorio del dottore e poi ci ha aspettato per quasi un’ora per vedere come stava Paul!
Il dottore erano tre dottoresse bianche che non appena hanno capito la situazione hanno fatto un’iniezione di morfina a Paul e poi immobilizzandolo hanno tentato di far rientrare la spalla, ma anche loro hanno dovuto desistere e dopo aver fatto un’altra morfina, lo abbiamo caricato in macchina e siamo partiti alla volta della capitale Harare che è ad altri 100 km di distanza.
Dopo altre tre ore siamo arrivati e nel frattempo avevamo avvisato la moglie Lisa che ci aspettava in periferia per portare Paul all’ospedale dove l’avrebbero rimesso in sesto.
Dopo qualche ora Lisa è venuta a riprenderci e farci da guida per portare il fuoristrada e la barca a casa di Paul.
Nel pomeriggio Paul è tornato a casa imbottito di farmaci ma con la spalla a posto e per scusarsi (come fosse colpa sua) dell’incoveniente ha prenotato per quella sera in uno dei ristoranti più belli di Harare, quando però siamo partiti per andare a cena, dopo poche curve Paul non si è sentito bene e siamo tornati a casa ma lui ha voluto a tutti i costi che noi tre andassimo al ristorante dove aveva prenotato.
Il giorno dopo siamo tornati a Mazvikadei per riprendere i bagagli che nella fretta di portare Paul dal medico non avevamo potuto recuperare e pensavamo di aver concluso le nostre vacanze pescatorie, niente da fare, Paul ha voluto a tutti i costi accompagnarci a pescare anche l’ultimo giorno e visto che stava bene ci ha portato a Darwendale che è il posto più vicino a casa sua, con la sua spalla avrebbe solo guidato la barca, ma una volta sull’acqua non ha saputo resistere e si è messo a pescare anche lui.
Il lago si era ulteriormente abbassato e i pesci erano più apatici che mai, ma io ero contento di vedere Paul in forma dopo lo spavento che ci aveva fatto prendere e più infottato che mai nonostante la spalla non fosse ancora al 100%!!!
Il giorno seguente dopo aver fatto un giro per il mercatino di Harare e un salto nel negozio di pesca ad acquistare i ricordini per gli amici, prepariamo le valigie e salutiamo gli amici Paul e Lisa che ci accompagnano all’aeroporto dove alle 12:15 ci imbarchiamo per l’Italia.
Molto spesso quando si parla d’Africa si parla anche del mal d’Africa ed è un qualcosa che è difficile definire, però esiste, è come se un pezzo di te fosse rimasto laggiù, sicuramente in tutti quelli che ci son stati c’è il desiderio di tornare, per risentirne l’odore acre e selvatico, i ritmi lenti e perenni, l’immensità degli spazi aperti, la maestosità degli animali e l’ospitalità delle persone che abbiamo conosciuto.
Tatenda shamari!
