A pesca con gli elefanti – Prefazione, di Gian Paolo Moreschi (parte 1)
Posted by Emanuele De Biasi on mercoledì ott 7, 2009 Under raccontiSostienici visitando uno dei siti partner!
Grazie!
Vi riporto un articolo bellissimo, scritto dal nostro Gian Paolo Moreschi che è andato a pescare il Bass in Zimbabwe… l’articolo è stato pubblicato su Bass Mania qualche anno fa! Un po’ lunghetto è stato diviso in 5 puntate, che vi terranno incollati al blog. ![]()
A voi… parla il Gianpi…
Sabato 23 ottobre 2004, ore 10:50 sono all’aeroporto di Villafranca (VR) con le valigie pronte ed aspetto che arrivi Fabrizio, col quale abbiamo programmato da tempo questo meraviglioso viaggio in Zimbabwe alla ricerca del Big Bass.
Fabrizio arriva poco dopo accompagnato da un amico che ci saluta cordialmente ed insieme ci avviamo al check-in, dove purtroppo nel bagaglio a mano vedono una confezione di ami e secondo il responsabile della compagnia aerea sono oggetti pericolosi e quindi vengono trattenuti in aeroporto e mi verranno restituiti al ritorno, quindi se partite per un viaggio di pesca mettete nella valigia più grande tutti gli oggetti appuntiti (forbici, ami, spinnerbait, esche rigide, etc.), per me era la prima volta che prendevo l’aereo per andare a pescare ed ho pagato lo scotto!
Dopo tre aerei, quattordici ore di volo e una decina di ore di sosta nei vari aeroporti (Villafranca, Francoforte, Johannesburg) arriviamo ad Harare, la capitale dello Zimbabwe dove ci aspetta Paul Rheeder la nostra guida, persona simpaticissima ed ospitale, ma dopo aver ritirato le valigie con disappunto ci rendiamo conto che le canne che avevamo spedito con il tubo rigido da Villafranca e che secondo i programmi dovevano arrivare assieme a noi non ci sono!
Al che Fabrizio con una vena di pessimismo pensa che ce le abbiano fregate, secondo lui hanno aperto il tubo e vedendo le canne le hanno fatte sparire.
Ci rivolgiamo all’apposito ufficio per lo smarrimento dei bagagli e facciamo regolare denuncia, nel frattempo Paul che è entrato in aeroporto ci viene incontro e gli spieghiamo la situazione, lui ci dice di non preoccuparci e che avrebbe parlato con un suo amico dell’aeroporto per rintracciare le nostre canne.
Io che tendenzialmente sono un ottimista cerco di rassicurare Fabrizio dicendogli che probabilmente hanno ritardato e ce le mandano col prossimo aereo.
Andiamo a casa di Paul dove ci aspettano la moglie Lisa (molto carina) e il custode-cuoco-cameriere di colore e il cane Rawley, un incrocio di non so che razze canine che secondo Paul è meglio tenere d’occhio perché non è molto affettuoso con gli estranei.
Paul ci assegna le stanze, Fabrizio nella prima a sinistra di fronte al bagno ed io nell’ultima a destra, dove c’è un bell’armadio spazioso e due letti dove apro le valigie disponendo ordinatamente le plano con le esche e le buste di worm oversize e mi preparo un’altra valigia con un pò di biancheria e cambi di vestiario, macchina fotografica, rullini, spray antizanzare, retina antizanzare da appendere sopra il letto e medicinali vari per ogni evenienza perchè dopo quattordici ore d’aereo che facciamo?
Ne prendiamo un’altro e andiamo a fare i turisti alle Victoria Falls, le cascate del fiume Zambesi che vengono definite come le più belle del mondo.
Dopo circa due ore e uno scalo intermedio a Bulawajo arriviamo all’aereoporto di Victoria Falls dove ci aspetta un furgoncino che effettua il trasporto dei passeggeri dall’aeroporto fino allo Shongwe Lookout una villetta stile coloniale inglese fornita di piscina, cuoco e custode di proprietà di T.J. un amico di Paul che ce l’ha affittata per i 3 giorni che staremo lì.Il posto è molto bello e grande, solitamente ospita 10-15 persone ma in questo periodo ci siamo solo noi. Abbiamo appena il tempo di disfare i pochi bagagli che già siamo in partenza per una mini-crociera sullo Zambesi a bordo di una bellissima barca in legno dove ci accolgono subito con gli aperitivi e le due guide si danno un gran da fare per metterci a nostro agio,in barca siamo in una decina di persone l’ambiente circostante è lussureggiante e tra una foto e una birra (le servivano in continuazione quando la finivi) vediamo il primo elefante, a dire il vero non l’abbiamo visto tanto bene perchè era seminascosto dalla vegetazione, intanto il numero delle birre aumenta (siamo a sei) e ad ogni tavolo portano un bellissimo piatto di specialità del luogo dove c’è del pollo, pesce, affettati di non so cosa e coda di coccodrillo che è veramente molto buona.
Dopo un altro paio di birre (che vita ragazzi…) rientriamo e torniamo a piedi dal porticciolo fino alla villetta, per strada incontriamo gruppi folkloristici che cantano e ballano, un sacco di gente cerca di vendere di tutto e ti rincorrono per offrirtelo, poi vediamo un branco di babbuini e per sicurezza ci teniamo a debita distanza ma loro sembrano non far caso alla gente.
Il giorno dopo facciamo una crociera molto più lunga, dove avvistiamo molti animali tra cui alcuni coccodrilli che si dileguano non appena ci sentono arrivare, moltissimi elefanti a cui siamo arrivati a non più di un metro di distanza e che mi hanno colpito per la loro tranquillità, bufali, antilopi, iguane, aquile pescatrici e i pericolossisimi ippopotami, animali ai quali in Africa imputano più morti che tutti gli altri animali messi assieme!
Nel ritorno siamo entrati in Botwsana nel parco di Kazungula dove il simpatico Charles (che parlava un pò d’italiano) guidando un fuoristrada da dieci posti ci ha portato a vedere un altro pò di animali per poi riportarci a Victoria Falls.
L’ultimo giorno era quello dedicato all’avventura, Fabrizio voleva andare sui microlights (minuscoli ultraleggeri) ma su consiglio di T.J. ha lasciato perdere perchè ogni tanto qualcuno ci lascia le penne e allora ci siamo fatti un bel giro in elicottero sopra le cascate seduti sul sedile anteriore con una visuale perfetta per le foto e le riprese.
Nel ritorno ad Harare nelle vicinanze di Bulawajo ci siamo trovati in un grossissimo temporale tanto che il pilota dopo due tentativi d’atterraggio ha rinunciato ed ha deciso di andare direttamente ad Harare, all’atterraggio Fabrizio si sveglia (di solito lui dorme in aereo appoggiato al finestrino) e mi chiede: “Che ora è?”
al che la mia risposta: “Le undici!”
e mi chiede: “Come mai siamo arrivati prima?”
e io sorridendo: “E’ meglio che non te lo dico!”
All’arrivo in aeroporto ad Harare telefoniamo a Paul che ci aspettava per le 12:30 siamo in anticipo di un’ora e lui non c’è, ma dopo una mezzora arriva sorridente… sono arrivate le canne!!!
Appena arrivati a casa sua apriamo il tubo e finalmente le nostre fedeli compagne di tante avventure sono con noi… DOMANI SI PESCA!!!
