Bracconaggio in Adige a Verona

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti, video on venerdì ott 30, 2009

Riporto l’articolo di un amico, scritto circa un anno fa, riguardante un fatto accaduto nell’Ottobre del 2008.
Scusate se l’articolo non è recentissimo, ma queste cose vanno dette, denunciate e continuano a succedere anche nei giorni nostri!

Parla Andrea Crobu:

Una storia non bellissima, ma con un lieto fine pinnato…

Stavo pescando a spinning in Adige, in piena zona no-kill della marmorata, poco a monte del ponte del Pestrino che segna il confine con la zona mono-artificiali.

Aggiungo una mappa per chi conosce la zona

Immagine

Risalendo la corrente in mezzo al fiume con i miei fidi wader mi sono imbattuto in una sospetta bottiglia galleggiante. Sospetta perché non scendeva con la corrente, pur stando galleggiando…

Mi sono avvicinato e l’ho sollevata dall’acqua e, sorpresona tanto temuta, ho scoperto che fungeva da galleggiante per una rete da pesca.



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Grazie!

Potentemente incazzato l’ho tirata in secca, cercando inutilmente qualcosa di ancora vivo da liberare, ma le ferite auto-inflitte nel tentativo di liberarsi avevano già ucciso i pesci per infezione.

Ho fatto a pezzi la rete con il coltello, l’ho raccolta e a fine pescata l’ho gettata nella spazzatura.

Poco altro c’è da dire: si fanno progetti di tutela, si scrivono regolamenti, si cerca di applicarli e poi il primo imbecille che passa butta una rete mettendo a rischio un’areale da riproduzione ottimo.

Fastidioe pessimismo, pessimismo e fastidio…

Ho documentato tutto con la mia fida fotocamera, compreso il felice finale pinnato.

Enjoy!

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Spinning pesante

Posted by Emanuele De Biasi Under spinning on mercoledì ott 28, 2009


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Grazie!

La definizione stessa della tecnica dice chiaramente che ci spostiamo verso una potenza decisamente superiore, tale da consentirci di affrontare anche le condizioni più difficili in termini di prede e di ambienti.

Qui servono artificiali specifici destinati a pesci grossi e potenti, spesso da insidiare in ambienti particolarmente ostici.

Le prede ideali sono lucci e lucioperca di grossa taglia oppure siluri… non troppo cresciuti.

Spinning pesante e siluri!
Spinning pesante e siluri!

Gli attrezzi dedicati allo spinning pesante hanno lunghezza dai 2 ai 3 metri e sono strutturati per offrire potenze di lancio elevate, anche fino a 120 grammi.

Ma se l’obiettivo della nostra “caccia” sono i siluri di grandi dimensioni, avremo bisogno di attrezzi ancora più potenti e dovremo usare artificiali ben appesantiti.

Lontano da queste esigenze etreme, invece, ci troveremo ad utilizzare principalmente cucchiaini rotanti dai 28 ai 50 grammi, ondulanti da 25 ai 60 grammi, minnow e jerkbait con lunghezze a partire dai 10 centimetri in su per 70-80 grammi e più.

Qui c’è spazio anche per voluminosi artificiali in gomma con piombatura sostenuta, da manovrare anche in ambienti molto ampi e su fondali profondi.

Il lancio pesante è certamente la solulzione più consona per gestire con sicurezza il pesce da record, per contrastarlo e stancarlo tenendogli testa soprattutto nella fase più critica della sua difesa e quando tenta ripetutamente di guadagnare distanza con improvvise fughe.

Ma questa non è una tecnica da improvvisare e conviene arrivarci con l’esperienza.

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Spinning medio

Posted by Emanuele De Biasi Under spinning on lunedì ott 26, 2009


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Grazie!

Quando le cose iniziano a farsi più impegnative in termini di prede, esche artificiali e caratteristiche ambientali, dobbiamo per forza di cose aumentare la potenza della nostra attrezzatura, spostandoci verso una fascia tecnica che offra maggiori possibilità: entriamo nel mondo del “lancio medio”.

Spinning medio e lucci!
Spinning medio e lucci!

La soglia di peso che possiamo lanciare e gestire con la canna da spinning medio aumenta e arriva a un valore massimo di 30 grammi, con possibili lievi differenze che dipendono anche dalla sensibilità dell’attrezzo scelto.

In sostanza, l’attrezzatura più adatta per questa versione della tecnica è costituita da una canna lunga da 1,90 a 2,50 metri, equipaggiata con mulinello di media dimensione e nylon con diametro dallo 0,24 allo 0,30 e più, oppure trecciati di pari portata.

In particolare, le canne più corte trovano il migliore utilizzo pescando dalla barca, situazione dove la lunghezza non deve mai intralciare i movimenti.

I pesci predatori più adatti allo spinning medio sono i grossi salmonidi dei fiumi di grossa portata e corposi torrenti di fondovalle, black bass e lucci in ambienti sia lacustri sia fluviali, pesce persico, le combattive cheppie che risalgono dal mare, aspio e lucioperca.

Questa versione della tecnica ha una grande adattabilità alle acque ricche di vegetazione sommersa e affiorante, così come di ostacoli in genere, tutti elementi che molti predatori apprezzano perchè offrono ottimi nascondigli per i loro agguati.

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Spinning Leggero

Posted by Emanuele De Biasi Under spinning on venerdì ott 23, 2009

Là dove finisce la capacità di gestione della preda con lo spinning ultraleggero inizia il “territorio” del lancio leggero.

Spinning leggero e trote!
Spinning leggero e trote!

In Italia, questo è uno dei sistemi più diffusi, anche per la notevole adattabilità a quasi tutte le acque dove nuotano trota, salmerino, cavedano, pesce persico e, in forma leggermente più esasperata, anche l’alosa, o cheppia, in risalita dal mare.

Gli ambienti adatti allo spinning leggero sono i classici torrenti di piccola e media portata, e in parte anche quelli con maggiore quantità d’acqua tipici delle zone del fondovalle, i fiumi, i canali e i laghi in genere.

Gli attrezzi necessari per questa variante sono già più “sostenuti”, con lunghezze che variano da 1,80 a 2,20 metri e capacità di lancio fino a 18-22 grammi.

Infatti, per lo spinning leggero usiamo artificiali come cucchiaini rotanti e ondulanti da 3 a 16 grammi, minnow lunghi tra i 3 e gli 8 centimetri ed esche in gomma, abbinate a testine piombate, con peso analogo ai cucchiaini.

Le caratteristiche dell’attrezzatura appena elencata ci dicono subito che lo spinning leggero si adatta in maniera davvero versatile alla cattura di prede di taglie diverse, risultando efficace per sensibilità con i pesci sotto il mezzo chilo e davvero molto divertente se abboccano predatori più impegnativi, anche di taglia superiore ai tre o quattro chili.

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Spinning UltraLeggero

Posted by Emanuele De Biasi Under spinning on mercoledì ott 21, 2009

Un sincero ringraziamento a Silvio Smania e ai suoi collaboratori, che tanto mi ispirano molti di questi post con le riviste da loro curate. Riporto un altro pezzo tratto da un loro vecchio ma ottimo articolo!

Lancio Ultraleggero

La versione più “light” della tecnica dello spinning viene praticata in ambienti specifici: soprattutto nei piccoli corsi d’acqua caratterizzati da scarsa profondità e da un flusso di corrente sufficientemente contenuto, oppure nei piccoli bacini lacustri, dove i pesci che ci interessano stazionano per lo più nelle immediate vicinanze della sponda e comunque non oltre i 15-20 metri da riva.

Spinning ultraleggero e trote!
Spinning ultraleggero e trote!

Questa versione dello spinning funziona bene anche nelle rogge di pianura e lungo i piccoli riali e torrenti di montagna, questi ultimi soprattutto se caratterizzati da tante pozze e buche in cui si celano “ruspanti” trote fario.

L’attrezzatura ideale per lo spinning ultraleggero consiste in canne molto corte, da 1,50 a 1,80 metri, ad azione elastica con capacità di lancio fino a 5-7 grammi.

La morbidezza del fusto della canna ci serve per lanciare come si deve esche leggere quali minuscoli ondulanti, cucchiaini rotanti del numero 0 o 1 e piccoli minnow lunghi 3 e 5 centimetri, destinati quasi esclusivamente a salmonidi e cavedani, le prede più indicate per lo spinning “ultralight”.

Ovviamente con questo approccio non possiamo pensare di tenere testa a pesci di taglia molto importante, soprattutto perchè siamo costretti ad utilizzare fili di diametro ridotto al minimo per rispettare la proporzionalità dell’attrezzatura.

E infatti, questo sistema è rivolto specialmente agli esemplari medio-piccoli delle specie citate, che trovano l’habitat più consono alle loro dimensioni soprattutto negli ambienti appena indicati.

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Il Mio Primo Big Bass – di Riccardo Morelato

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti on lunedì ott 19, 2009

Vi riporto il racconto di uno dei nostri junior più promettenti!!!
A voi Riccardo Morelato:

“ciao a tutti ragazzi!!
Oggi… 30 settembre 2009… è arrivato il mio 2° big bass … 1.60 kilossssss! Icon_biggrin preso a Nogarole Rocca… ke bello.. se riesco a breve le foto!!! ciao a tutti belly e brutti!!!! Icon_cool

A voi la foto, poi raccattata!

Riccardo Morelato e il suo Big Bass
Riccardo Morelato e il suo Big Bass

Poi prosegue col racconto:

“Arrivato la inizio subito con un jig bianco e.. prendo un pesce discreto, ma ne perdo 3…
poi sono andato in una curva della cava dove c’era tutta melma a galla e lì ne prendo 2 bellini con un tiky della wave … trasparente con puntini neri Smile .
Dopo una pausa, innesco spiombato sempre il vermone con in testa un pezzo di tube (esca doc. Smile ) e lanciando sulle erbe mi spavento vedendo la mangiata fulminea e distruttiva del bel Bass… pesato (1.550 kg) e fotografato, l’ho rilasciato …. davvero un’esperienza stupenda!…

grazie Bass, spero di incontrarti nuovamente. Tongue

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NOTIZIE UTILI:
La lingua ufficiale in Zimbabwe è l’inglese, geograficamente parlando confina a nord-ovest con lo Zambia, a est e nord-est con il Mozambico, a sud-ovest con il Botswana e a sud con il Sudafrica, il clima sorprendentemente non è caldissimo (20°-40°) perchè il paese è quasi tutto fatto di altipiani dove le temperature soprattutto nella stagione secca sono gradevoli, è comunque opportuno portare creme solari ad alto fattore di protezione (personalmente ho usato la protezione 30), per il mangiare a parte il fatto di avere un minimo di adattabilità, si mangia all’anglossassone, colazione con bacon, uova alla cooke, frutta, latte, corn flakes, pane fresco e succhi di frutta.
In barca solitamente ci si portano panini freschi, affettati vari, bacon, molta acqua (tutta confezionata), coca-cola e fanta in bottiglie di vetro (quelle rigate di una volta) e frutta.
Alla sera un po’ di tutto, riso (quello africano con chicchi lunghi e scondito) con salse varie, carne di manzo, pollo, salsicce, verdure varie e in casi eccezionali (solo per gli amici) Paul prepara anche un piatto di pasta all’italiana!
Portatevi medicinali di vario genere, enterogermina, per scottature, bende e cerotti, spray antizanzare (esempio Autan extreme) e procuratevi la zanzariera da appendere sopra il letto, vi servirà soprattutto nella stagione umida o nelle zone limitrofe ai laghi e fiumi e per evitare di trovare nel letto i ragni che in Zimbabwe sono praticamente un animale domestico protetto visto che si nutrono di zanzare.
Per andare in Zimbabwe non è necessaria nessuna vaccinazione ma si consiglia di fare la profilassi antimalarica, che però non copre totalmente dal rischio di contrarla.
La moneta ufficiale è lo Zimbabwe dollar che al cambio in ottobre 2004 era valutato così: 1 $ USA = 5600 Zim $.
Comunque portatevi solo $ USA, ci penserà poi Paul o chi per esso a cambiarvi i soldi, non affidatevi alle banche locali o ai passanti, tendono sempre a cercare di fregarvi sul cambio.
Per la pesca portatevi esche oversize dai 6″ in su anche roba vecchia tipo i Power worms da 10″ della Berkley, top water belli grossi (Giant Dog, Zara Spook, Nipp-a-dee, Ozark, etc.) esche dritte tipo Senko da 7″, per i colori tutte le varianti del watermelon vanno bene, il bianco e il nero.
Portatevi anche i buzz-bait a galla vi divertirete, per i fili Paul consiglia di non scendere sotto le 20 lb e il monofilo che lui preferisce è il Trilene XT low-vis green, i mulinelli portateveli da casa e per le canne chiedete a Paul se ve le può fornire lui, altrimenti portatevi 3 canne da casting, una che tira fino ad 1 oz, una fino ad 1,5 oz e una fino a 2 oz (finesse fishing eh eh!) e come dice lui HOOKSAFARIS!!!!
Per i prezzi posso dirvi che Paul Rhedeer è una guida tra le più competenti ed economiche, compreso nel prezzo ci sono il trasporto con fuoristrada e l’uso della barca (gasolio e benzina compresi), vitto e alloggio, accompagnamento in città e dintorni per compere o visite varie e ricordini vari (quest’anno cappellino e camicia con logo Hooksafaris) e se gli dite che vi mandano Gian Paolo e Fabrizio sicuramente vi tratterà da amici!!!

Per più approfondite informazioni contattate direttamente Paul Rheeder – fishing guide – tel. int. (263) 91-314-101 o E-mail: hooksafaris [at] hotmail.com

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A pesca con gli elefanti – Battute finali, di Gian Paolo Moreschi (parte 4)

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti on mercoledì ott 14, 2009

Il giorno dopo dobbiamo far provviste e far rifornimento di benzina e gasolio, infatti uno dei problemi più grossi in Zimbabwe sono appunto i carburanti che non sempre sono disponibili e qui l’importanza della guida è fondamentale perchè oltre a portarti nei posti giusti per prendere pesci deve avere le giuste conoscenze e una scorta di carburanti sennò non si va da nessuna parte, andiamo anche in un bellissimo negozio di pesca in centro ad Harare dove incontriamo Gerry Jooste ed altre guide come Ian Welkmann, Colin Bester ed altri.
Paul ci presenta e ci fa da Cicerone, nel negozio ci sono le copie dei bass più grossi catturati in Zimbabwe tra cui quello catturato da Ray Scott (presidente della BASS) di 17 lb e quello purtroppo trattenuto il 25 luglio del 2004 da una guida di colore di 18,26 lb (8,270 kg) record africano.
Nel negozio le esche in gomma sono quasi tutte Culprit ed hanno dei costi non proprio accessibili a tutti, in Zimbabwe lo stipendio di un cuoco-custode-giardiniere-operaio è di 10.000 $ (Zimbabwe dollars) che corrispondono a circa 2 $ USA, le buste della Culprit o una confezione di ami Gamakatsu costavano 80.000 Zimbabwe dollars!!!
Il giorno dopo torniamo a Mazvikadei e finalmente per Fabrizio si pesca lì, fosse stato per Paul avremmo pescato 10 giorni a Shabara!!
La giornata è bella e immancabilmente Fabrizio monta lo Zara Spook dopo un pò aggancia un pesce piccolo e mentre stiamo chiacchierando e guardando il fondale (eravamo su una secca rocciosa) un grosso bass aspira lo Zara Spook facendo un enorme gorgo, peccato che Fabrizio era distratto e non ha fatto in tempo a ferrare!
Acqua limpidissima, pareti rocciose, secche, alberi, erbai affioranti e sommersi effettivamente Mazvikadei è un veramente un ambiente bellissimo ma purtroppo a parte l’attacco sullo Zara abbiamo catturato molti pesci piccoli e come ci aveva detto Paul anche qui i bass erano in post-frega.
Per gli ultimi due giorni decidiamo d’accordo con Paul di tornare a Shabara, anche per vedere di superare i 4,6 kg, la giornata è ideale ma durante le manovre (lo scivolo è veramente disastroso) una ruota del fuoristrada prende una buca molto profonda e con il contraccolpo allo sterzo a Paul fuoriesce la spalla dall’articolazione!
Lancia un urlo terribile e mi chiama, chiedendomi di aprire la portiera, non appena scende vedo che si tiene il braccio e penso abbia avuto un attacco di cuore ma poi vedendolo dolorante ma sulle sue gambe capisco che è qualcosa di diverso, Paul tenta disperatamente di far rientrare la spalla spingendo con forza contro la carrozzeria del fuoristrada, ma dopo numerosi tentativi ed altrettanti urli strazianti decidiamo di andare alla ricerca di un medico.
Risaliamo in macchina e con carrello e barca al seguito ci dirigiamo verso la più vicina città, Chinhoyi, che dista circa 40 km.
Purtroppo le strade in Zimbabwe sono come lo scivolo di Shabara e ad ogni buca Paul pativa un male boia, urlando ed imprecando, in alcuni momenti sembrava dover svenire dal dolore.
Dopo circa 2 ore arriviamo in città e lì chiediamo informazioni per trovare un medico, due poliziotti di colore ci danno delle indicazioni confuse finchè troviamo un signore di origine inglese che addirittura ci accompagna fin davanti l’ambulatorio del dottore e poi ci ha aspettato per quasi un’ora per vedere come stava Paul!
Il dottore erano tre dottoresse bianche che non appena hanno capito la situazione hanno fatto un’iniezione di morfina a Paul e poi immobilizzandolo hanno tentato di far rientrare la spalla, ma anche loro hanno dovuto desistere e dopo aver fatto un’altra morfina, lo abbiamo caricato in macchina e siamo partiti alla volta della capitale Harare che è ad altri 100 km di distanza.
Dopo altre tre ore siamo arrivati e nel frattempo avevamo avvisato la moglie Lisa che ci aspettava in periferia per portare Paul all’ospedale dove l’avrebbero rimesso in sesto.
Dopo qualche ora Lisa  è venuta a riprenderci e farci da guida per portare il fuoristrada e la barca a casa di Paul.
Nel pomeriggio Paul è tornato a casa imbottito di farmaci ma con la spalla a posto e per scusarsi (come fosse colpa sua) dell’incoveniente ha prenotato per quella sera in uno dei ristoranti più belli di Harare, quando però siamo partiti per andare a cena, dopo poche curve Paul non si è sentito bene e siamo tornati a casa ma lui ha voluto a tutti i costi che noi tre andassimo al ristorante dove aveva prenotato.
Il giorno dopo siamo tornati a Mazvikadei per riprendere i bagagli che nella fretta di portare Paul dal medico non avevamo potuto recuperare e pensavamo di aver concluso le nostre vacanze pescatorie, niente da fare, Paul ha voluto a tutti i costi accompagnarci a pescare anche l’ultimo giorno e visto che stava bene ci ha portato a Darwendale che è il posto più vicino a casa sua, con la sua spalla avrebbe solo guidato la barca, ma una volta sull’acqua non ha saputo resistere e si è messo a pescare anche lui.
Il lago si era ulteriormente abbassato e i pesci erano più apatici che mai, ma io ero contento di vedere Paul in forma dopo lo spavento che ci aveva fatto prendere e più infottato che mai nonostante la spalla non fosse ancora al 100%!!!
Il giorno seguente dopo aver fatto un giro per il mercatino di Harare e un salto nel negozio di pesca ad acquistare i ricordini per gli amici, prepariamo le valigie e salutiamo gli amici Paul e Lisa che ci accompagnano all’aeroporto dove alle 12:15 ci imbarchiamo per l’Italia.
Molto spesso quando si parla d’Africa si parla anche del mal d’Africa ed è un qualcosa che è difficile definire, però esiste, è come se un pezzo di te fosse rimasto laggiù, sicuramente in tutti quelli che ci son stati c’è il desiderio di tornare, per risentirne l’odore acre e selvatico, i ritmi lenti e perenni, l’immensità degli spazi aperti, la maestosità degli animali e l’ospitalità delle persone che abbiamo conosciuto.
Tatenda shamari!

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A pesca con gli elefanti – Arrivano i big, di Gian Paolo Moreschi (parte 3)

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti on lunedì ott 12, 2009

Durante tutta la giornata prendiamo una vagonata di piccoletti e qualche bass discreto, io faccio il big di giornata, appena 1,5 kg!!!
Mattina del quarto giorno, ci svegliamo presto perchè ci trasferiamo presso un mega-bungalow di proprietà di Paul a Mazvikadei, un lago bellissimo dove Fabrizio aveva già pescato la volta scorsa, in cui lui voleva pescare almeno un paio di giorni.
Arriviamo al bungalow che è veramente bellissimo, anche lì ci possono stare almeno quindici persone ci sono 3 bagni (come a casa di Paul) il custode-cuoco Shaine con moglie e tre figli, un immenso giardino che degrada fino in riva al lago (a circa 200 metri) al cui interno c’è una bella piscina dove al ritorno dalla pesca ci tuffavamo regolarmente.
Su consiglio di Paul però il giorno dopo andiamo a Shabara un lago di piccole dimensioni (come Arcadia) che secondo lui è in questo periodo il lago dove si possono prendere i bass più belli, appena arrivati sullo scivolo molto accidentato notiamo delle impronte di elefante e ci conferma che molto spesso all’alba o al tramonto qui vengono gli elefanti ad abbeverarsi e a mangiare l’erba fresca sulle rive del lago, l’acqua è leggermente torbida perchè i pachidermi oltre a divertirsi a sguazzarci dentro, fanno anche i loro bisognini in acqua, se si possono chiamare bisognini delle palle da bowling fatte di residui organici!!
Inizia la giornata e subito catturiamo dei bass di notevole stazza dai 2 ai 3,5 kg, mangiano in caduta o sul fondo e sono concentrati in mezzo agli alberi di cui il lago è pieno, però solo sotto gli alberi le cui cime sporgono appena sul pelo dell’acqua, sugli alberi più grandi e maestosi incredibilmente non c’è un pesce, ci sono degli enormi branchi di tilapie e breme che quando si muovono o scappano spaventate fanno delle onde incredibili.
E’ incredibile, qui i bass sono tutti grossi, non è immaginabile lo stupore di veder venir su un bass dopo l’altro e tutti over 2 kg, i piccoli a Shabara non si vedono ma Paul ci conferma che anche lì hanno già fregato, ce lo spiega facendoci notare la silouette dei bass che non sono grassi ma affusolati e con la pancia molle.
Peschiamo con esche dritte tipo senko della Culprit da 8″ con ami Gamakatsu Magnum hook dell’ 8/0, ogni tanto cambio esca e innesco dei grub da 10″ della Yamamoto e ne prendo 4 oltre i 3 kg, poi spacco 3 volte in mezzo agli alberi con pesci veramente belli e subito dopo aver rifatto il nodo speciale che ci ha consigliato Paul, spacco il filo del 40 che in teoria tiene 20 kg dopo 10 secondi di lotta, questo doveva essere molto grosso!!!
A fine giornata abbiamo fatto 55 pesci dai 2 ai 4 kg di cui uno solo sotto alla media perchè era 1,8 kg!!!
Il giorno dopo torniamo a Shabara e… sorpresa!! ci sono gli elefanti che si stanno abbeverando, unico difetto lo stanno facendo proprio dove noi dobbiamo calare la barca!!!
Aspettiamo un pò per vedere se si spostano e cinque di loro lo fanno ma uno resta lì a mangiare l’erbetta, allora mentre Paul guida il fuoristrada e Fabrizio gli da le indicazioni per calare in acqua la Thunderbird da 20′ in vetroresina, io tengo d’occhio il pachiderma che però è tranquillissimo e mi guarda dall’alto in basso con noncuranza, gli sono proprio vicino e nel frattempo arriva un guardiano della riserva e anche lui tiene sotto controllo il piccoletto (alto circa 4 metri per 6 tonnellate) e gli chiedo se lo posso accarezzare, dopo la conferma allungo la mano con un pò di titubanza e lo tocco… è incredibile ha una pelle morbidissima, sembra velluto, se non fosse che mi aspettavano i big bass avrei voluto chiedere al guardiano di salirci sopra, dev’essere una sensazione fantastica!
Ricominciamo a pescare da dove avevamo lasciato ieri, un big dietro l’altro, dopo circa 2 ore mentre Paul e Fabrizio stanno pescando sulla destra su piccoli alberi sommersi, vedo a circa 30 metri sulla sinistra un albero isolato con 3 rametti che spuntano dall’acqua, carico il lancio e c’arrivo proprio sopra tanto che il filo fa il giro di uno dei rami e resto impigliato, allora avviso Paul che ho preso un albero e sorridendo si dirige lentamente verso l’esca, quando siamo a circa 5 metri dall’albero Paul indicando alla sua destra urla “bass, two bass!!” anch’io li vedo e do un colpo secco all’esca impigliata che si stacca dall’albero e cade con un tonfo a circa 1 metro dai bass, il più grosso dei 2 parte a razzo a bocca spalancata si avventa sull’esca (io tengo la canna saldamente a due mani pronto a ferrare) e… la sbaglia, ca..volo, si allontana di 1 metro si gira e riparte più deciso che mai e la risbaglia… ma allora è orbo penso, come fa a sbagliare un’esca da 8′, si rigira, l’esca è ormai immobile sul fondo, lui si mette in perpendicolare e va giù lentamente e dopo qualche secondo che mi sembra un’eternità vedo il filo partire lateralmente, ci penso un attimo e ferro con cattiveria e stavolta c’è, è grosso veramente ma io tiro più di lui e dopo alcuni salti lo porto a bordo, è 4,2 kg… che pesce!!!
Poi ci penso e rivedendo al rallentatore nella mia testa tutta la scena ho finalmente capito quanto sia importante lasciare l’esca ferma sul fondo per catturare i big bass in Zimbabwe, ma in questi giorni quanti ne ho persi e a quanti ho levato l’esca di bocca??
Nel resto della giornata ho ulteriormente rallentato l’azione di pesca e anche se ogni tanto mi scappava di chiudere il mulinello, anche Paul mi confermava che stavo pescando bene fino alla cattura del mio attuale record, un bass di 73 cm per 4,6 kg di peso, Paul mi ha detto che un pesce così preso prima della frega può tranquillamente arrivare ai 6 kg, ma io sono contento così!!!

Super Iper Big Bass del Gian Paolo Moreschi
Super Iper Big Bass del Gian Paolo Moreschi

A fine giornata abbiamo preso una quarantina di pesci, 2 soli sotto i 2 kg, io una decina dai 2 ai 3,5 kg + un 4 kg, un 4,2 kg e il big 4,6 kg, però!!!

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A pesca con gli elefanti – I primi bass Zambesi, di Gian Paolo Moreschi (parte 2)

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti on venerdì ott 9, 2009

Il giorno dopo alle 5:00 di mattina sono sveglio e dopo un’abbondante colazione si parte, destinazione Darwendale Dam , un bellissimo lago a poca distanza dalla capitale (circa 50 km).
Appena arrivati caliamo la barca in uno scivolo molto bello che però chiude alle 18:00, mentre lo scivolo libero non è agibile perchè negli ultimi 3 mesi non è piovuto e il livello dei laghi è calato di circa 2 metri rispetto al normale e secondo Paul i bass hanno anticipato di un mese la frega e quindi anzichè in pre-frega come avevamo programmato pescheremo in post-frega che notoriamente è uno periodi più difficili per fare belle catture!
Iniziamo a pescare ed io innesco un Senko color white da 5″ e Fabrizio uno Zara Spook della Excalibur e dopo qualche lancio aggancia un bass sul chilo e mezzo.
L’acqua è limpida e siamo in mezzo ad erbai molto belli; Paul ci fa notare che alcuni di questi sono composti da alghe che rilasciano ossigeno e altri no, ci dice di insistere sui primi e nel frattempo cattura anche lui un bel bass, io sto jerkando il senko a mezz’acqua quando vedo un bass che lo insegue e all’ultimo momento si gira, penso che mi abbia visto e che non era grosso (1,5 kg circa) e quindi non mi dispiace più di tanto, intanto Fabrizio sta pescando con un Fat Ika black/blue fleck e cattura alcuni pesci di media taglia, io sono ancora a secco e mi fermo a guardare Paul e Fabrizio come pescano e resto a bocca aperta… lanciano l’esca il più lontano possibile, la lasciano andare sul fondo e lasciano la bobina del mulinello sbloccata, il filo fa la pancia fin sotto la barca e dopo circa 15 secondi cominciano a recuperare alzando lentamente la canna in verticale per poi riabbassarla quasi subito, dopo 2 o 3 volte recuperano velocemente l’esca e la rilanciano…
Io non capisco e chiedo a Paul spiegazioni e lui mi dice che i Big Bass in Zimbabwe amano mangiare l’esca quando è ferma sul fondo o, raramente, in caduta.
Io riprendo a pescare poco convinto e nell’arco di mezzora perdo due pesci che a occhio potevano essere veramente grossi, mi hanno praticamente strappato la canna dalle mani e non sono riuscito a ferrarli!
Comincio ad incazzarmi e penso che sto effettivamente pescando nel modo sbagliato, Paul mi ripete continuamente “slowly, slowly” ma io che solitamente pesco lentamente non capisco che in Zimbabwe è veramente necessario rallentare ulteriormente.
Sono ancora a zero quando a circa 30 metri sulla destra vedo una cacciata e con l’unica canna da spinning che ho portato gli lancio sopra uno stik’o da 5” ½ color watermelon e subito dopo l’entrata in acqua vedo il filo tendersi e piazzo una ferrata decisa… c’è e sembra bello grosso, lo devo pompare non poco per tirarlo sotto la barca, non salta e punta sotto e dopo una bella lotta è a pelo d’acqua lo vedo e… ci resto malissimo, lo tiro di forza in barca e lo guardo da tutti gli angoli possibili, sarà circa sei etti e penso dov’è andato quello grosso che prima tirava come un matto!
Paul mi guarda, sorride e poi mi dice “Zimbabwe bass is very strong” ed io ancora stralunato gli faccio cenno di si con la testa perchè sono ammutolito, ancora non ci credo.
Poi ci spostiamo in una zona meno profonda ed io cambio esca e canna, quella da spinning non mi sembra adeguata a ’sti bass, prendo in mano la flipping stick con filo da 15 lb ed innesco un grub da 8″ della Yamamoto color green pumpkin, lascio l’esca immobile sul fondo ma purtroppo tengo il filo troppo teso e altri due bass tentano di portarsi via la canna per ricordo, non riesco a ferrarli e mi rendo conto che non è facile cambiare abitudini di pesca in poco tempo, anche se so che sto sbagliando non mi viene naturale lasciare il filo e il mulinello libero.
Dopo poco con il Fat Ika Fabrizio aggancia un pesce che sembra bello e si pianta in mezzo ad un erbaio, ci avviciniamo e quando siamo a circa 5 metri riparte deciso verso il largo e dopo due salti e un breve combattimento è in barca: bellissimo, è 3,8 kg!!!
Sono contentissimo per Fabrizio che sta veramente dandomi una lezione di pesca, lui c’era già venuto 2 anni fa in Zimbabwe e si vede!!!
Dopo le foto di rito, nelle vicinanze di un erbaio noto un buco nel centro e ci piccio l’esca, non appena tocca l’acqua vedo una sagoma scura che prende il grub e se lo porta via io allora (esasperato dalle poche catture) chiudo il mulinello e piazzo una botta tremenda, tre giri di manovella abbassando velocemente la canna e hop…..pesce in barca, finalmente un bel Bass di circa due kg mi guarda incredulo e più incredulo di lui Paul che mi urla “yeah, American style“, in effetti alzare di peso a quel modo un bass di 2 kg non è frequente ma la paura che scappasse anche questo mi ha fatto agire con una tale velocità che probabilmente (il bass) si starà ancora chiedendo cos’è successo.
Alla fine della giornata io ho catturato una decina di bass con il big di 2 kg, Paul una trentina con big 3,5 kg e Fabrizio quaranta pesci con il big di 3,8 kg!!
Il giorno dopo ritorniamo a Darwendale e purtroppo notiamo che il livello dell’acqua è calato ancora di altri 20 cm, Paul ci dice che in queste condizioni i pesci sono particolarmente apatici per mancanza d’ossigeno e in effetti la giornata  sarà molto difficile, poche catture e non molto grosse, dopo cinque ore sono ancora a secco e allora cambio tecnica prendo la canna da spinner e monto un Lazer eye da 1/2 oz color white single colorado e al primo lancio prendo un bass sui 7 etti, secondo lancio e secondo pesce praticamente uguale, terzo lancio e ’sto giro becco un bass sui 2 kg che si esibisce in una serie di salti spettacolari, comunque la giornata a parte quei 10 minuti di fuoco è durissima e per il giorno dopo decidiamo di cambiare lago.
Terzo giorno di pesca ad Arcadia Dam una piccola riserva con acqua limpidissima, con numerosi alberi in acqua, appena iniziato a pescare un bel bass stimato sui 2,5 kg segue l’esca fin sotto la barca ma si gira all’ultimo momento, iniziamo a catturare ma tutti bass di piccola taglia (3-4 etti), vicino agli alberi più grossi vediamo delle nuvole di piccoli bass appena nati, è la conferma che Paul aveva ragione, siamo in post-frega.

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A pesca con gli elefanti – Prefazione, di Gian Paolo Moreschi (parte 1)

Posted by Emanuele De Biasi Under racconti on mercoledì ott 7, 2009

Vi riporto un articolo bellissimo, scritto dal nostro Gian Paolo Moreschi che è andato a pescare il Bass in Zimbabwe… l’articolo è stato pubblicato su Bass Mania qualche anno fa! Un po’ lunghetto è stato diviso in 5 puntate, che vi terranno incollati al blog. :-)
A voi… parla il Gianpi…

Sabato 23 ottobre 2004, ore 10:50 sono all’aeroporto di Villafranca (VR) con le valigie pronte ed aspetto che arrivi Fabrizio, col quale abbiamo programmato da tempo questo meraviglioso viaggio in Zimbabwe alla ricerca del Big Bass.
Fabrizio arriva poco dopo accompagnato da un amico che ci saluta cordialmente ed insieme ci avviamo al check-in, dove purtroppo nel bagaglio a mano vedono una confezione di ami e secondo il responsabile della compagnia aerea sono oggetti pericolosi e quindi vengono trattenuti in aeroporto e mi verranno restituiti al ritorno, quindi se partite per un viaggio di pesca mettete nella valigia più grande tutti gli oggetti appuntiti (forbici, ami, spinnerbait, esche rigide, etc.), per me era la prima volta che prendevo l’aereo per andare a pescare ed ho pagato lo scotto!
Dopo tre aerei, quattordici ore di volo e una decina di ore di sosta nei vari aeroporti (Villafranca, Francoforte, Johannesburg) arriviamo ad Harare, la capitale dello Zimbabwe dove ci aspetta Paul Rheeder la nostra guida, persona simpaticissima ed ospitale, ma dopo aver ritirato le valigie con disappunto ci rendiamo conto che le canne che avevamo spedito con il tubo rigido da Villafranca e che secondo i programmi dovevano arrivare assieme a noi non ci sono!
Al che Fabrizio con una vena di pessimismo pensa che ce le abbiano fregate, secondo lui hanno aperto il tubo e vedendo le canne le hanno fatte sparire.
Ci rivolgiamo all’apposito ufficio per lo smarrimento dei bagagli e facciamo regolare denuncia, nel frattempo Paul che è entrato in aeroporto ci viene incontro e gli spieghiamo la situazione, lui ci dice di non preoccuparci e che avrebbe parlato con un suo amico dell’aeroporto per rintracciare le nostre canne.
Io che tendenzialmente sono un ottimista cerco di rassicurare Fabrizio dicendogli che probabilmente hanno ritardato e ce le mandano col prossimo aereo.
Andiamo a casa di Paul dove ci aspettano la moglie Lisa (molto carina) e il custode-cuoco-cameriere di colore e il cane Rawley, un incrocio di non so che razze canine che secondo Paul è meglio tenere d’occhio perché non è molto affettuoso con gli estranei.
Paul ci assegna le stanze, Fabrizio nella prima a sinistra di fronte al bagno ed io nell’ultima a destra, dove c’è un bell’armadio spazioso e due letti dove apro le valigie disponendo ordinatamente le plano con le esche e le buste di worm oversize e mi preparo un’altra valigia con un pò di biancheria e cambi di vestiario, macchina fotografica, rullini, spray antizanzare, retina antizanzare da appendere sopra il letto e medicinali vari per ogni evenienza perchè dopo quattordici ore d’aereo che facciamo?
Ne prendiamo un’altro e andiamo a fare i turisti alle Victoria Falls, le cascate del fiume Zambesi che vengono definite come le più belle del mondo.
Dopo circa due ore e uno scalo intermedio a Bulawajo arriviamo all’aereoporto di Victoria Falls dove ci aspetta un furgoncino che effettua il trasporto dei passeggeri dall’aeroporto fino allo Shongwe Lookout una villetta stile coloniale inglese fornita di piscina, cuoco e custode di proprietà di T.J. un amico di Paul che ce l’ha affittata per i 3 giorni che staremo lì.Il posto è molto bello e grande, solitamente ospita 10-15 persone ma in questo periodo ci siamo solo noi. Abbiamo appena il tempo di disfare i pochi bagagli che già siamo in partenza per una mini-crociera sullo Zambesi a bordo di una bellissima barca in legno dove ci accolgono subito con gli aperitivi e le due guide si danno un gran da fare per metterci a nostro agio,in barca siamo in una decina di persone l’ambiente circostante è lussureggiante e tra una foto e una birra (le servivano in continuazione quando la finivi) vediamo il primo elefante, a dire il vero non l’abbiamo visto tanto bene perchè era seminascosto dalla vegetazione, intanto il numero delle birre aumenta (siamo a sei) e ad ogni tavolo portano un bellissimo piatto di specialità del luogo dove c’è del pollo, pesce, affettati di non so cosa e coda di coccodrillo che è veramente molto buona.
Dopo un altro paio di birre
(che vita ragazzi…) rientriamo e torniamo a piedi dal porticciolo fino alla villetta, per strada incontriamo gruppi folkloristici che cantano e ballano, un sacco di gente cerca di vendere di tutto e ti rincorrono per offrirtelo, poi vediamo un branco di babbuini e per sicurezza ci teniamo a debita distanza ma loro sembrano non far caso alla gente.
Il giorno dopo facciamo una crociera molto più lunga, dove avvistiamo molti animali tra cui alcuni coccodrilli che si dileguano non appena ci sentono arrivare, moltissimi elefanti a cui siamo arrivati a non più di un metro di distanza e che mi hanno colpito per la loro tranquillità, bufali, antilopi, iguane, aquile pescatrici e i pericolossisimi ippopotami, animali ai quali in Africa imputano più morti che tutti gli altri animali messi assieme!
Nel ritorno siamo entrati in Botwsana nel parco di Kazungula dove il simpatico Charles (che parlava un pò d’italiano) guidando un fuoristrada da dieci posti ci ha portato a vedere un altro pò di animali per poi riportarci a Victoria Falls.
L’ultimo giorno era quello dedicato all’avventura, Fabrizio voleva andare sui microlights (minuscoli ultraleggeri) ma su consiglio di T.J. ha lasciato perdere perchè ogni tanto qualcuno ci lascia le penne e allora ci siamo fatti un bel giro in elicottero sopra le cascate seduti sul sedile anteriore con una visuale perfetta per le foto e le riprese.
Nel ritorno ad Harare nelle vicinanze di Bulawajo ci siamo trovati in un grossissimo temporale tanto che il pilota dopo due tentativi d’atterraggio ha rinunciato ed ha deciso di andare direttamente ad Harare, all’atterraggio Fabrizio si sveglia (di solito lui dorme in aereo appoggiato al finestrino) e mi chiede: “Che ora è?
al che la mia risposta: “Le undici!
e mi chiede: “Come mai siamo arrivati prima?
e io sorridendo: “E’ meglio che non te lo dico!
All’arrivo in aeroporto ad Harare telefoniamo a Paul che ci aspettava per le 12:30  siamo in anticipo di un’ora e lui non c’è, ma dopo una mezzora  arriva sorridente… sono arrivate le canne!!!
Appena arrivati a casa sua apriamo il tubo e finalmente le nostre fedeli compagne di tante avventure sono con noi… DOMANI SI PESCA!!!

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La mia prima uscita in belly boat

Posted by spinning4ever Under racconti on lunedì ott 5, 2009

Eccomi di nuovo qua per raccontarvi una splendida esperienza!!!
Le prime uscite con il Belly Boat…

Sempre visto nelle foto di riviste specializzate e dopo aver letto moltissime discussioni sui forum mi sono deciso:
“Prendo il Belly!!!! Ma dove lo vendono??? Lo cerco usato oppure lo prendo nuovo di fiamma???”
Beh….Chiamo il Giampi che sicuramente sa su cosa indirizzarmi su dove e cosa prendere come attrezzatura e magari conosce qualcuno che lo vende usato…

Un Sabato pomeriggio la fatidica telefonata:
“Ciao Giampi… voglio fare la pazzia e prendermi il belly…
Che mi consigli?? Conosci qualcuno che lo vende usato???”

Giampi:
“Guarda se vuoi ne ho uno io perché l’ho appena cambiato e mi dispiace lasciarlo la inutilizzato se vuoi ti vendo il mio….”
E dopo aver parlato di tutta l’attrezzatura correlata ci siamo salutati con la promessa che l’avrei richiamato per fargli sapere se avrei acquistato il suo oppure ne avrei preso uno di nuovi…
Neanche 10 minuti dopo, ricompongo il numero per comunicare al Giampi che avrei preso il suo…

Giampi:
“Ok dammi un po di tempo che lo sistemo. Quando l’ho preparato ti do io un colpo di telefono…”

Io:
“Ok ok intanto cerco di racimolare l’altra attrezzatura corrente!”

Nelle 2 settimane successive, dopo aver racimolato un po’ di attrezzatura, con l’entusiasmo alle stelle e allo stesso tempo la paura di affrontare una cosa nuova… ecco che arriva la fatidica telefonata del Giampi.
Ci diamo appuntamento per l’acquisto.
Gli chiedo se avrebbe avuto il tempo per un uscita in compagnia, per il varo. Ma purtroppo era già impegnato…
Comunque mi dà i consigli sui posti dove provarlo e come fare per entrare in acqua e sui movimenti da fare… consigli indispensabili, per la prima uscita!

Un pomeriggio della settimana dopo mi decido e, caricato l’occorrente in macchina, mi reco alla fatidica cava che mi ha regalato il primo bass della mia vita!
Seguo alla lettera i consigli ed entro in acqua, controllato dalla riva da mamma e papà, curiosi di vedere come funzionava sto “trapelo”, così come lo chiamavano loro :-)
Non vi nascondo che i primi momenti mi pareva di essermi scolato una bottiglia di buon Recioto, prima di salire a bordo… la prima volta… non si scorda mai!
Ma poi, capito come funzionava, me ne sono innamorato follemente!

Ti cambia il modo di vedere la pesca e non risaliresti mai più a riva!
Succede spesso di vedere nelle acque in cui stai pescando “al piede” degli spot, irraggiungibili lanciando da riva, dei quali pensi che se solo potessi lanciarci in mezzo potresti tirar fuori il big, o per lo meno divertirti, tirando fuori un bass al lancio!
Beh, in belly tutti quei posti sono raggiungibili… e la visione dall’acqua è magnifica!
Quella mitica giornata del varo è stata coronata anche da alcuni mini bass a 5 minuti dalla fine della sessione di pesca…

Andrea Baltieri sul belly boat
Eccomi alle prese con un bassotto sul belly

Il belly… che dire… è un mitico “attrezzo” che consiglio a tutti di provare e sono sicuro che non ve ne pentirete mai… Ormai anche in Italia ne vengono importati vari modelli…
Il consiglio che vi posso dare è di scegliere un modello che abbia poi i pezzi di ricambio di facile reperibilità perché non si sa mai che cosa può succedere e di indossare sempre il life giaket per qualsiasi evenienza…
Ricordiamo comunque che il belly è considerato più sicuro della barca… in barba a tutti quelli che sono diffidenti e hanno paura di affondare… belly con più camere d’aria, life jacket e tranquillità… non siate spaventati ne cominciate a muovervi freneticamente, calma e raggiungerete tutti gli spot necessari ad una buona pescata e potrete godervi appieno questo fantastico strumento!

Pensateci, ne vale la pena!
Ciao e alla prossima…
Andrea

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SPINNERBAIT (parte 4) – Occhiello, colori e misure

Posted by Emanuele De Biasi Under esche artificiali on venerdì ott 2, 2009

L’OCCHIELLO
In genere si annoda il filo sull’occhiello a forma di “U” dello spinner; alcuni utilizzano invece il moschettone e per non farlo scivolare sulle palette lungo la forcella utilizzano alcuni accorgimenti:
1) utilizzando un piccolo tubetto di silicone da mettere sulla “U” (dove si attacca il filo) tipo quello delle StarLight o dei galleggianti,
2) utilizzando un anellino di metallo tipo quello usato per unire le ancorette all’artificiale o
3) legando un pezzo di filo (come quello per cucire i bottoni oppure uno spezzone di lenza) sulla “U” di aggancio.

Come detto in precedenza esistono spinner con occhiello chiuso adatto all’aggancio di un moschettone senza ulteriori accorgimenti.
Da sottolineare che comunque il contatto diretto con lo spinner (e cioè attraverso un nodo) permette all’angler di far lavorare meglio l’esca.
E’ comunque innegabile la comodità di utilizzare un piccolo moschettone, quindi a voi la scelta.

L’utilizzo dei COLORI e delle MISURE nei vari periodi dell’anno
Le palette hanno principalmente due colori, argento e oro, la prima (argento) si utilizza per acque chiare e velate la seconda (oro) si utilizza per acque torbide.
Ci sono altresì anche diversi colori, bianco, nero, blu, rosso, e vari colori fluorescenti validi soprattutto per acque torbide.
Qualche assortimento in più per quanto riguarda i colori dei gonnellini sempre però in base alla limpidezza dell’acqua, consiglio colori chiari tendenti alla livrea dei pesci in acque chiare e colori scuri o chartreuse (che è una specie di giallo fosforescente) per acque torbide.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Lo spinnerbait viene considerato un’esca antialga a patto che venga recuperato a velocità sostenuta in presenza di ostacoli.

Si ringrazia il Direttore Sportivo Pirani Francesco per la collaborazione nella stesura

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