SPINNERBAIT (parte 3) – Descrizione e Utilizzo

Posted by Emanuele De Biasi Under esche artificiali on mercoledì set 30, 2009

Le caratteristiche dello spinnerbait sono le vibrazioni che emette (percepite dal pesce tramite la linea laterale), ed i lampi di luce (percepite tramite l’apparato visivo).
L’insieme delle due cose rendono lo spinnerbait un esca micidiale in qualsiasi condizione di acqua e di tempo.

ACCORIGIMENTI TECNICI
Gli spinnerbait sono molto validi sia con l’aggiunta di trailer che senza.
Il trailer oltre ad aggiungere vibrazioni ed ondeggiamenti serve anche ad attutire l’entrata in acqua, inoltre potrete fare dei contrasti di colore tra il trailer e il gonnellino anche se personalmente tendo sempre ad usare trailer non tanto differenti di colorazione (ricordatevi che questo “pensiero” di abbinamento di colori esca trailer si utilizza anche per i jig).
La forcella deve avere un giusto spessore, troppo spessa e rigida aumenta le vibrazioni, una molto fine le attenua e ne esalta le caratteristiche, ma rischia di aprirsi con un pesce di taglia, quindi aprendo la forcella rallenterete il recupero facendo scendere lo spinnerbait verso il fondo, questo però solo con le forcelle in acciaio perché quelle in titanio sono indeformabili.

Il TRAILER HOOK
Talvolta si usa agganciato all’amo in dotazione anche un altro amo innescato sul primo tramite l’occhiello ed una protezione di gomma che lo rende più rigido in modo che sia in asse col primo durante l’azione di pesca.
Questa variante si utilizza quando il predatore si dice “mangia corto”, cioè quando l’attacco non è deciso, ma “assaggia” l’esca per una verifica personale, ecco che questo accorgimento può tornarci utile, in più occasioni.

LO STRUMENTO, IL RECUPERO E L’UTILIZZO

Per quest’esca, si utilizzano canne rigide ad azione di punta in modo tale che la canna per avere il massimo controllo dell’esca durante il lancio, la posa in acqua e l’azione.
Si utilizza in presenza di ostacoli, e deve esserci lanciato dentro con recuperi a sbattere contro di essi, ma viene anche utilizzato in acque libere.
Esistono varie modalità di recupero per lo spinnerbait: in acque limpide il recupero deve essere veloce e costante oppure con brevissime soste (stop and go) in cui si vari la velocità e la frequenza di rotazione delle palette, alle volte infatti il predatore tende a seguire senza decidersi ad attaccare e la breve sosta con la ripartenza immediata può portarlo ad un’abboccata di reazione.

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SPINNERBAIT (parte 2) – Differenze in base alle palette

Posted by Emanuele De Biasi Under esche artificiali on lunedì set 28, 2009

Spinnerbait con paletta colorado singola
Lavora in profondità, adatto per recuperi lenti (a basso regime di velocità – slow rolling) vicino al fondo, imitando il pesce foraggio che staziona e si nutre sul fondo.
La paletta colorado emette più vibrazioni e meno lampi di luce, ideale quindi per pescare in acque torbide e calme con colorazioni oro o fluorescenti.
Spesso da ottimi risultati anche in caduta, si lancia lo spinner e lo si fa affondare attendendo qualche secondo in relazione alla profondità dell’acqua ed agli ostacoli presenti.
In questa situazione il bass può attaccare l’esca in caduta come per il jig per cui è sempre opportuno mantenere un contatto diretto con l’esca tenendo il filo in tensione quanto basta per effettuare poi una corretta e decisa ferrata.

Spinnerbait con due palette colorado
A differenza della singola, viene utilizzata in superficie con recuperi veloci in genere in acqua velate o torbide.

Spinnerbait con paletta willow leaf singola
Può lavorare in tutti gli strati di profondità, anche se tende a risalire meno della colorado, ottimo per tutti i tipi di recupero, anche se quello veloce è da preferirsi, si consiglia di usare grammature leggere per un’entrata in acqua più delicata possibile, ottimo per pesci smaliziati, usatelo in acque chiare con colorazioni della paletta argentata, ottima la paletta martellata emette flash più irregolari.

Spinnerbait con due palette willow leaf
Viene utilizzato con recuperi veloci, a galla sopra gli erbai od ostacoli e manufatti vari ed in presenza di pesci attivi,.
Viene utilizzato con velocità di recupero media od alta e permette di sondare strati d’acqua più ampi.
Sta prendendo sempre più piede proprio per la capacità di sondare maggiori volumi d’acqua.

Spinnerbait con paletta colorado e willow leaf
Il più comune ed usato, accomuna le caratteristiche di entrambe le palette, ottimo per recuperi medi a mezz’acqua, ma può lavorare anche in superficie aumentandone la velocità.

Spinnerbait con paletta indiana e willow leaf
Simile al precedente emette più flash, ma le differenze sono minime in tutto.

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SPINNERBAIT (parte 1) – Conformazione e Struttura

Posted by Emanuele De Biasi Under esche artificiali on venerdì set 25, 2009

Da oggi vorrei parlarvi per qualche giorno di un’esca, spesso troppo sottovalutata perchè conosciuta poco… lo SpinnerBait! Attenzione… quest’esca è ottima anche col papero mannaro, alias Mister Esox Luccio!

CONFORMAZIONE e STRUTTURA
L’esca di cui parleremo è del genere wire bait (esca metallica) ed è formata da un archetto a “V” con un occhiello a “U” (generalmente in acciaio, oggi anche in moderni materiali come il nichel-titanio), la parte inferiore termina con un amo piombato (di solito sagomata a testa di pesce) dalla quale partono dei filamenti in silicone, gomma o  bucktail (pelo naturale) che formano lo skirt (gonnellino); quest’ultimi  celano l’amo il cui ardiglione è rivolto verso il basso, mentre la parte superiore è dotata di una o due palette (oggi ne esistono modelli anche con 4) di diverse forme (willow leaf, colorado, indiana, oklaoma e fluted).
Lo skirt come le palette (blades) sono in genere ricambiabili; alcuni di noi aggiungono allo skirt anche un trailer, come nei Jig (può essere innestato un grub od un’esca siliconica in genere dritta od a coda di rondine).
Da sottolineare che esistono anche spinner con occhiello chiuso adatto all’aggancio di un moschettone.
E’ un’esca di reazione e di ricerca per verificare dove stazionano i bass attivi.
Serve a sondare l’area d’acqua intorno a noi. E’ molto importante perché quest’esca copre un ampio volume d’acqua.
Spesso lo spinner con palette willow leaf di cui parleremo di seguito viene utilizzato in superficie (lasciando che la paletta scodinzoli in superficie – bulging) imitando del pesce foraggio che fugge dall’attacco del predatore in agguato facendo piccoli balzi sull’acqua.

TIPO DI PALETTA E RELATIVO SCOPO
Willow leaf : paletta lunga e stretta, a foglia di salice da cui prende il nome
Colorado : paletta rotonda
Indiana : una via di mezzo tra le prime due (leggermente allungata)

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Le azioni meccaniche delle canne da pesca

Posted by Emanuele De Biasi Under corsi on mercoledì set 23, 2009

Anche nello spinning, così come in ogni altra tecnica di pesca, l’azione della canna è concepita per un utilizzo ben preciso, in base alle condizioni dell’ambiente, al tipo di prede e agli artificiali adoperati.
Le tipologie di azione sono tre… eccole:

Le azioni delle canne da pesca
Le azioni delle canne da pesca

Azione di punta

E’ la più “tecnica” in assoluto.
Si flette solamente la parte finale del cimino, che può contare sul supporto rigido del fusto per vincere anche le prede più grosse.
Consigliata per pesche che hanno bisogno di bucare della gomma in inneschi antialga nella fase di aggancio e per forzare il pesce fuori dagli ostacoli.

Azione medio-progressiva

E’ il miglior compromesso, in grado di offrire doti tecniche ottimali.
La graduale riserva di potenza rilasciata nell’azione permette al fusto di flettersi in base alla forza con cui la preda si difende durante l’operazione di recupero.
Si adatta quasi a tutti i tipi di pesca.

Azione parabolica

Ha l’angolo di flessione maggiore.
La canna arriva a curvarsi per tutta la sua lunghezza anche sotto il minimo sforzo.
Questo tipo di azione è adatto a lancio in torrente e in lago, sfruttando le zone aperte con i classici artificiali metallici, con piccoli minnow o crank e con le esche rigide di superficie.
In un recupero forzato o costante dell’artificiale, spessissimo la preda si allama da sola se la lenza è abbastanza in tiro e l’aggancio con una canna ad azione di punta può rivelarsi troppo “reattivo”, sbagliando il pesce.

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Il Primo Bass della mia Vita!!!

Posted by spinning4ever Under racconti on lunedì set 21, 2009

l mio primo Bass della vita l’ho pescato in una cavetta della mia Provincia…..
Volete sapere come è andata????……
Beh ve la racconto…..

Il giorno incriminato (indimenticabile…) è il 14/06/2007… Ma partiamo dall’ inizio.

Poco prima mi ero iscritto al forum degli AdS è chiedendo lì di posti della mia zona dove trovare questo splendido pesce una persona mi dice di chiedere al famigerato Giampi… Io alle prime armi con il forum mi dico e adesso come faccio per rintracciarlo????… Mah…

Un paio di giorni dopo ricontrollo la discussione e vedo una risposta di Giampi che dice di aver mandato MP al sottoscritto ma non avere ancora ricevuto risposta….

Ed io un ‘altra volta perplesso mi dico: “Che cavolo sono ’sti MP???? Fammi controllare nella pagina se trovo sta sigla??? Ed eccola!!!!” …[MP(1)]… clicco e mi si apre il Messaggio Privato del Giampi… sembra da ridere, ma mettetevi nei panni di uno pieno di buona volontà e alle prime armi coi forum… è una giungla all’inizio!

Ma torniamo all’MP… Il Giampi mi invitava alle riunioni del club di cui ora faccio parte, grazie a lui e con lui (naturalmente sto parlando degli Old Black… che club fantastico!)… e mi proponeva una pescatina insieme…

Ci siamo così messi d’accordo per il suddetto giorno, il 14/06/2007…

La notte prima non ho nemmeno dormito e i pensieri si ricorrevano dentro di me: “Come sarà domani????…. Prenderò qualcosa???….. Che esca devo usare????”…. e così via!

Ed ecco che arriva… l’ora del fatidico appuntamento, accompagnato dal mio mitico papà… 6:00 della mattina davanti a casa del Giampi, che dopo esserci conosciuti di persona e scambiato quattro chiacchiere, mi fa:
“Cosa dici andiamo a pescare???” al che io risposi
“Si si.. non vedo l’ora”.

Arrivati sul posto prepariamo le canne e via in pesca…

Io a parte aver letto qualche articolo sulle riviste non avevo mai pescato il Bass… e così il Giampi, gentilissimo mi spiega l’innesco, la tecnica e mi presta una delle sue esche….
il Double Rig della Zoom…

Mi spiega l’azione dell’esca e intanto lui ne aggancia uno, due, tre…..
Io continuo a provare… e ancora niente… niente su niente…

Ed ecco che intanto mio papà ne pesca uno…
Ed io: “Eccheccavolo!!!… Prende persino mio papà che non ha mai pescato a spinning e non gli piace nemmeno…. Ennooo, eh!!!! Devo mettermi di impegno…”.

Il mio mitico papà e i suoi big bass :)
Il mio mitico papà e i suoi big bass :)

E così, lancio nel sottoriva, attendo che l’esca tocchi il fondo e neanche il tempo che vedo la lenza partire… e dentro di me, il cuore che batte a mille, mi dicevo:
“Allucinazioni Andrea… sono solo allucinazioni… Mah… Nel dubbio sempre ferrare!!!!”

Ferro… La lenza parte veloce…. “Eccolo!!!!!!!”
Recupero e lo salpo era piccolo ma per me era più Big di un Big….e ovviamente dopo le foto di rito lo rilascio in libertà con la promessa di tornare quando è cresciuto….

Ero l’uomo più felice della terra…. Gran bel giorno… indimenticabile!!!!
Mi emoziono ancora quando lo racconto ed anche ora che lo sto scrivendo al pc mi sembra di rivivere quei momenti assieme al Giampi, il mio Maestro….Una stupenda persona che ho avuto modo di conoscere come del resto tutte le persone del club di cui sono fiero di far parte.

Grazie mille Giampi per avermi fatto vivere questa stupenda giornata di pesca e amicizia …

Dopo questo che altro posso dire? Appena potete andate a insidiare questo mitico pesce… E mi raccomando ridategli la libertà in modo che possiate riprenderlo altre 100 volte sempre più grande….

Alla Prossima
Ciao ciao

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Spinning Vs Casting … Pro e Contro delle tecniche

Posted by Emanuele De Biasi Under casting, spinning on venerdì set 18, 2009

Due varianti della pesca con gli artificiali: la seconda è per i grossi calibri!

Sebbene facciano parte della stessa “famiglia”, spinning e casting presentano sostanziali differenze nell’attrezzatura così come nella “filosofia” di scelta.
Lo spinning, almeno nel nostro Paese, è ampiamente diffuso ed è ormai risaputo che la classica attrezzatura per praticarlo consiste nella canna a 2 pezzi con mulinello a bobina fissa, perchè si adatta praticamente a tutte le condizioni che possiamo incontrare sui nostri fiumi e laghi.

Mulinello da Spinning Shimano Stradic
Mulinello da Spinning Shimano Stradic

Leggermente influenzati dalla moda del momento, ma scoprendone successivamente gli incredibili vantaggi, i lanciatori nostrani hanno accolto con interesse anche il casting, approdato da oltreoceano come soluzione alternativa per la pesca del black bass.
Con l’andar del tempo, questo approccio ha trovato utilità anche con altre specie.
Utilizzando l’attrezzatura da spinning accade sovente di pescare con artificiali pesanti, difficili da lanciare, oppure d’imbattersi in grossi predatori che ci obbligano a recuperi faticosi, per la mole o l’energica difesa che oppongono, sfruttando all’occorrenza anche gli ostacoli sommersi.
In tali occasioni, canna e mulinello “classici” vengono sottoposti a notevoli sforzi, mostrando evidenti difficoltà nel contrastare in modo adeguato le partenze e la difesa dei pesci oltre una certa taglia.
Il casting ci offre l’opportunità di superare almeno in parte questo limite, grazie all’attrezzatura che ha potenza e resistenza davvero sorprendenti.

Mulinello da Casting Daiwa Fuego
Mulinello da Casting Daiwa Fuego

Del resto, il concetto del casting è stato introdotto proprio per affrontare con successo i grossi predatori che vivono a stretto contatto di ostacoli naturali, come ambienti ricchi di vegetazione e ogni altro genere di riparo sommerso o semiaffiorante.
Grazie a una canna con gli anelli disposti in modo inverso e a un mulinello a bobina rotante, capace di moltiplicare la potenza di recupero per merito di una serie di meccanismi che funzionano come un riduttore di sforzo, possiamo applicare con successo questa variante e riuscire a salpare prede altrimenti destinate a lasciarci con un palmo di naso.
Questo, però, solo dopo opportuna pratica! :)

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Catch & Release by Spinning4Ever

Posted by spinning4ever Under articoli on mercoledì set 16, 2009

Il Catch & Release (dall’inglese catturare e rilasciare) è una filosofia di pesca per la quale non si uccide il pesce pescato, qualsiasi sia la tecnica di pesca utilizzata, ma si rilascia in acqua.
Non ci sono notizie certe sull’origine di questo comportamento, ma possiamo dare per certo che abbia avuto inizio negli Stati Uniti negli ambienti della pesca con la mosca e della pesca a spinning al black bass o persico trota. Queste due tecniche di pesca, la pesca a mosca e lo spinning, sono tutt’ora le discipline alieutiche che supportano maggiormente e praticano il Catch & Release. Studi scientifici di varie facoltà di ittiologia internazionali e la marcatura dei pesci catturati, hanno dimostrato senza ombra di dubbio che i pesci liberati non solo sopravvivono a lungo, ma possono essere ricatturati.
L’impatto ambientale dei pescatori che praticano questa tecnica è quasi nullo dato che la popolazione ittica di una determinata area non viene in questo modo intaccata da un prelievo indiscriminato.

Rilasciare il pesce pescato, per chi condivide, attua e diffonde la pratica del catch and release, non è solo segno di civiltà e rispetto ambientale, ma rappresenta una vera filosofia e approccio alla pesca, dove alla gioia della cattura si aggiunge la felicità del vedere l’animale appena catturato di nuovo libero.

Catch and release
Un bel pesce rimesso in libertà

Punti base del Catch & Release

La tecnica del Catch & Release, che consente di rilasciare i pesci catturati recando loro pochi danni e permettendone la successiva sopravvivenza, consiste in alcune regole basilari:

  1. Usare ami singoli e senza ardiglione: usando ami singoli e privi dell’ardiglione potremo slamare più facimente il pesce e senza provocargli danni. Normalmente l’amo senza ardiglione non aumenta in modo significativo la percentuale di slamature durante il recupero del pesce.
  2. Recuperare e slamare il pesce velocemente: il pesce durante il recupero lotta strenuamente per liberarsi. Questa lotta impari provoca uno stress grave con rilascio di un livello eccessivo di acido lattico. Sintomo di questo stress eccessivo causato da un ricupero lento è la posizione che il pesce assume dopo esser stato rilasciato: sta fermo a lungo e, nei casi più gravi, si abbandona in posizione orizzontale alla corrente. Ugualmente importante è la slamatura veloce favorita dall’assenza dell’ardiglione sull’amo. Il pesce può sopravvivere fuori dell’acqua solo per pochi minuti ed è opportuno ridurre questo tempo a pochi secondi.
  3. Tenere il pesce in acqua: se nel recupero portiamo il pesce sin sopra riva, specie se sabbiosa o sassosa, ciò gli cagionerà altre ferite causate dagli urti o dallo sfregamento su di una superficie ruvida. Rammentiamo che la pelle del pesce è ricoperta da un muco protettivo e che la perdita di questo muco causata dallo strusciamento sul terreno può determinare infezioni da parassiti. Il pesce va quindi rilasciato mentre è ancora in acqua.
  4. Maneggiare delicatamente il pesce con le mani bagnate: è essenziale non toccare il pesce con le mani asciutte: subisce uno shock termico dovuto alla differente temperatura del nostro corpo (36°) rispetto a quella del suo corpo che coincide con quella dell’acqua in cui vive. Bagnarsi le mani riduce abbastanza lo shock termico ed evita anche l’asportazione del muco superficiale. La delicatezza e l’attenzione nel maneggiarlo è altrettanto importante: bisogna evitare di stressare particolarmente le branchie e di stringerlo con forza. Il retino, se ha una rete senza nodi, può essere d’aiuto purché si stia attenti a non far impigliare le maglie della rete con le branchie.
  5. La slamatura: oltre a fare tutto ciò delicatamente e velocemente mantenendo il pesce in acqua, è opportuno utilizzare delle pinze (come le pinze emostatiche). Il pesce allamato profondamente (ovvero il pesce al quale l’amo si è aggrappato all’esofago e non alla bocca) non deve essere slamato. In questo caso la slamatura provoca ferite assai gravi in parti vitali: è meglio tagliare la lenza.
  6. La rianimazione: se il pesce è esausto non va lasciato andare immediatamente: occorre mantenerlo in acqua tenendolo con le mani e contro corrente. Muovendolo un poco in avanti ed indietro si fa entrare l’acqua e quindi l’ossigeno nelle sue branchie e lo si rilascia solo quando inzia a muoversi da solo cercando di liberarsi.

Pensiero personale

“Come già detto è più bello vedere il pesce andarsene in libertà dopo un bel combattimento e una bella foto e  con la speranza di ricatturarlo tra qualche tempo magari più grosso… che vederlo nella padella…”

Ciao alla Prossima

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Incredibile video di pesca!

Posted by Emanuele De Biasi Under video on lunedì set 14, 2009

E’ oramai da qualche anno che ho questo video tra i miei preferiti di youtube.
Ed è giunta l’ora che lo condivida con tutti voi!

Farete fatica a crederci e non ho ancora capito di che fiume si tratti… a sentirli parlare mi sembra di capire che siamo in SudAmerica…
Vedrete come pescare moltissimi pesci senza usare nessuna esca, con il semplice uso di una… TORCIA ELETTRICA!!!

Incredibile, o no? Penso che i pesci vengano richiamati dal rumore della barca, e che visto il fascio di luce, tentino di acchiapparlo saltando fuori tutti insieme e a più non posso… sbalorditivo…

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Bilanciare l’attrezzatura, canna + mulinello

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, dati, numeri e tabelle on venerdì set 11, 2009

Lo spinning, spesso e volentieri, porta ad un uso intensivo dell’attrezzatura, che adoperiamo ripetutamente anche in condizioni scomode.

Per non eccedere nello sforzo fisico del braccio che impugna la canna e trovare un discreto equilibrio che ci permetta di pescare senza stancarci troppo, dovremo ottenere un buon compromesso mirando al perfetto bilanciamento tra la canna e il mulinello.

Come tenere la canna per verificarne il bilanciamento
Come tenere la canna per verificarne il bilanciamento

Possiamo facilmente verificare tale requisito, appoggiando la parte più avanzata dell’impugnatura su un perno o, più comodamente, sulla mano mantenuta rigida e di taglio. La bilanciatura ottimale si otterrà con il fusto della canna in perfetto equilibrio, senza che penda eccessivamente da una parte o dall’altra. Ovviamente, a parte trovare il baricentro, la stabilità dipende molto anche dalla lunghezza dell’impugnatura, dal peso complessivo e dalla lunghezza del fusto; tutti questi fattori dovranno essere in armonia con il peso del mulinello, che sarà meglio scegliere facendo attenzione alle dimensioni: non troppo grosso ne minuscolo rispetto alla nostra canna da lancio.

Ecco una tabella di riferimento:

Lunghezza della canna Peso del mulinello
Da 1,50 a 1,80 metri Da 150 a 230 grammi
Da 1,80 a 2,00 metri Da 230 a 275 grammi
Da 2,00 a 2,30 metri Da 275 a 320 grammi
Da 2,30 a 2,60 metri Da 320 a 380 grammi
Da 2,60 a 3,20 metri Da 380 a 490 grammi
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Specie autoctone e alloctone

Posted by Emanuele De Biasi Under pesci on mercoledì set 9, 2009

Spesso si parla di specie autoctone e specie alloctone… ma qual’è la differenza tra queste?
Ma naturalmente le specie originarie delle acque italiane sono dette AUTOCTONE, mentre le specie “immigrate” e importate qui in Italia, ma originarie da altri Paesi, sono considerate specie ALLOCTONE.

Al di là delle polemiche sull’argomento, che da tempo dividono il mondo dei pescatori tra favorevoli e contrari alle specie alloctone, è innegabile constatare che, con il tempo, questi “nuovi” pesci si sono ambientati e, in molti casi, integrati perfettamente nelle acque interne che hanno sì colonizzato, ma trovando nel contempo la stabilità in un nuovo equilibrio biologico.

Specie autoctone sono ad esempio, trota fario, trota marmorata, salmerino alpino, luccio, etc… mentre specie alloctone persico trota, siluro e altre ancora!

Esempio di specie autoctona
Esempio di specie autoctona

I pescatori sportivi si stanno affacciando sempre di più alla pesca al boccalone, pesce eccezionale dalla sportività incredibile. Questo fa si che sempre più gente chieda posti per andare a pescare il centrarchide e chieda, inoltre, una tutela per il loro pesce “clandestino”, che le autorità sembra vogliano sterminare in quanto tale.
C’è chi dice che è una specie non originaria e che rovini gli habitat naturali dei pesci autoctoni. Inoltre essendo un predatore, si ciba degli altri pesci che dovrebbero avere il diritto di vivere nei loro originari specchi d’acqua.

Io non la penso così, per quello che riguarda il boccalone, in quanto non è un pesce che diventa enorme e non ha un gran fabbisogno alimentare… inoltre in tutti i luoghi dove è stato immesso si è ben ambientato, ma senza infestare i corsi d’acqua, che hanno continuato a vivere in un equilibrio biologico leggermente diverso.

La penso abbastanza così quando si parla di Siluro d’Europa. Non dico che sia da sterminare per partito preso e basta, ma per me è sufficiente pensare a quanto abbia bisogno di mangiare un siluro da 20Kg (che dovrebbe essere una taglia media) e che può arrivare anche a diversi quintali!

Specie alloctona: il gigante siluro
Specie alloctona: il gigante siluro

Nelle acque interne italiane, dove i predatori più grossi sono il luccio, che può arrivare fino a 20Kg e in rarissimi casi a 30Kg e che è provato faccia una selezione naturale delle sue prede, prediligendo pesci in difficoltà, feriti o moribondi, e successivamente trote lacustri e marmorate, con pesi massimi di 10Kg, dei mostri da quintale come i siluri indubbiamente sballano gli equilibri degli specchi d’acqua che hanno infestato; tant’è vero che in molti laghetti, si organizzano delle battute di caccia al siluro, anche con elettrostorditore, per sterminare questo pesce infestante che spesso ha sterminato tutte le altre specie che erano presenti.

Cosa mi piacerebbe vedere? Una maggiore sensibilizzazione nella tutela del black bass, per lo meno in quelle acque dove è provato che ha raggiunto un equilibrio stabile, magari con delle immissioni regolari di avanotti di black bass, per sopperire a tutti quelli che, purtroppo, il branzino se lo portano ancora a casa.

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Codice Technorati – 5twhcf4mka

Posted by admin Under Senza categoria on martedì set 8, 2009

E’ necessario che faccia un post col seguente codice per poter usufruire dei servizi di Technorati.
Spiacente per l’inconveniente.

5twhcf4mka

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La filosofia del Catch & Release (2a parte)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on lunedì set 7, 2009

A voi la seconda parte dell’articolo con altre attenzioni da avere per praticare con successo un buon “Ciapa e Mola“, ossia Catch & Release.

Fantastico logo di un sito americano
Logo fantastico di un sito americano

Concludere velocemente l’azione:
eseguire un recupero rapido, se necessario anche forzando la preda, per evitare di stressare troppo il pesce e quindi di fargli consumare eccessive energie che potrebbe non recuperare.

Bagnarsi sempre le mani:
se non riusciamo a slamare il pesce direttamente in acqua, che è sempre la soluzione migliore, dovremo bagnarci con cura le mani prima di toccarlo, per non rischiare di togliergli il delicato muco protettivo dal corpo.

Slamare tempestivamente la preda:
dovremo rimuovere ami o ancorette il più rapidamente possibile, usando all’occorrenza delle pinze che ci permettano di esercitare una buona presa sull’amo e quindi di sottoporre il pesce al minor stress possibile. Facciamo anche attenzione a non ferirlo con la pinza.

Ciapa e mola anche coi Musky più grossi!
Ciapa e mola anche coi Musky più grossi!

Ossigenare il pesce:
prima di rilasciare definitivamente la preda per restituirla al suo ambiente naturale, sarà utile ricordarsi di “ossigenarla”. Per farlo correttamente, dobbiamo trattenerla per la coda, facendo attenzione a non schiacciarla, e muoverla delicatamente avanti e indietro. In questo modo forziamo il passaggio dell’acqua tra le branchie e il pesce riesce a filtrare l’ossigeno, assimilandone la quantità necessaria per riguadagnare parte delle forze perdute nel combattimento e riprendere a nuotare liberamente.

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La filosofia del Catch & Release (1a parte)

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli on venerdì set 4, 2009

Così come in molti altri Paesi, anche in Italia è sempre più diffusa la pratica del Catch & Release (cattura e rilascio, o anche simpaticamente chiamata Ciapa e Mola), definita anche No-Kill.
Ma voi mi chiederete, perchè rilasciare il pesce quando in padella è così buono e visto che in pescheria costa un occhio della testa?
Beh, qui sta a voi decidere quali pesci rilasciare. Sinceramente, se vado a pescare trote in una cava a pagamento, quelle vengono a casa per essere sfilettate, e a volte anche delle iridee da Adige se sono abbastanza grosse da permettermi di cenare… tanto so che in Adige vengono mollate apposta.
Ma se vado a pescare boccaloni, quelli li mollo tutti sempre e assolutamente! Provincia e fips non mollano i black bass in quanto specie alloctona, ma per me è il pesce in assoluto più sportivo e bello da pescare con gli artificiali… e se tutti teniamo i boccaloni, che fine fanno? Finisce il mio divertimento… sinceramente preferisco pescarlo e praticare un buon ciapa e mola nella speranza di fare uscite sempre più pescose e divertenti, rispetto a mangiare il pesce.
E a voi? Vi piace di più mangiarlo o pescarlo? Se lo rilasciate fate tutto in modo così pulito… non dovete nemmeno sporcarvi le mani o curare il pesce. E quando tornerete in quello spot sarà facile che vi ritroverete quel bass in canna con tutte le soddisfazioni del caso!

Comunque, questa filosofia è molto utile e produttiva per assicurare la sopravvivenza del pesce pescato, ma solo se viene applicata nel migliore dei modi. Guardate che bel video (che più amatoriale non si può!), girato da me su un bass rilasciato dal nostro amico Adriano!

Per riuscirci, basta seguire i consigli seguenti e ridurre sempre al minimo la permanenza del pesce fuori dall’acqua.

Pescare con esche artificiali:
al di là dell’alta sportività di questa scelta, la pesca a spinning registra i più bassi tassi di mortalità del pesce catturato, che può quindi essere liberato quasi senza danno.

T-Shirt PRO-Catch&Release
T-Shirt PRO-Catch&Release

Utilizzare ami singoli e privi di ardiglione:
anche se ne fosse consentito l’utilizzo sul posto di pesca, sarebbe già un grande risultato evitare l’impiego di ancorette e di ami con ardiglione. In questo modo il pesce potrà essere liberato più facilmente, evitando possibili lacerazioni dell’apparato boccale. Inoltre, se manteniamo sempre in trazione la preda, la mancanza del “fermo” sull’amo non aumenta significativamente la possibilità di slamatura e quindi la perdita del pesce in fase di recupero.

A lunedì per la seconda parte!

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Scheda Pesce: CHEPPIA (o Alosa)

Posted by Emanuele De Biasi Under pesci on mercoledì set 2, 2009

Risale dal mare attaccando con violenza le esche artificiali. A voi l’Alosa, o anche detta Cheppia.

Rappresentazione della Cheppia
Rappresentazione della Cheppia

NOME SCIENTIFICO:
Alosa Fallax.

FAMIGLIA:
Clupeidi.

TAGLIA MASSIMA:
3-4 Kg di peso per 65-80 cm di lunghezza.

SEGNI DISTINTIVI:
corpo compresso, alto e slanciato, con testa massiccia, pinna caudale incisa e appuntita e squame del ventre sufficientemente seghettate; livrea tipicamente argentata, con evidente macchia nera appena sopra l’opercolo branchiale.

DIFFUSIONE IN ITALIA:
tutte le regioni lambite dal mare e nei grandi fiumi, dove le cheppie risalgono per la riproduzione.

AMBIENTI PREDILETTI:
fiumi e torrenti di fondovalle che possano vantare un collegamento diretto o indiretto con il mare.

COSA MANGIA:
è specie carnivora, cibandosi di gamberetti, avanotti e altri pesci.

ESCHE ARTIFICIALI MIGLIORI:
cucchiaini rotanti da n° 0 al 2, ondulanti dai 3 ai 12 gr anche accoppiati in tandem o affiancati, minnow da 3 a 5 cm.

MIGLIOR PERIODO DI PESCA:
da Aprile a Luglio, durante la risalita dei fiumi per la deposizione delle uova.

PERIODO DI RIPRODUZIONE:
da Aprile a Luglio.

Foto della Cheppia
Foto della Cheppia
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