SOFT JERK BAITS (parte 2) – Ami e fili
Posted by Emanuele De Biasi on domenica lug 19, 2009 Under articoli, esche artificialiFili:
Sul filo da utilizzare il dubbio amletico che assale la maggior parte degl’angler è sempre lo stesso e cioè: monofilo, fluorocarbon oppure trecciato?
Partendo dal presupposto che l’industria chimica e la tecnologia negli ultimi 10 anni ha fatto passi da gigante (sorrido se penso ai fili che usavamo 20 anni fa e che già allora ci sembravano eccezionali), ora se ne trovano in commercio di tutti i colori, resistenti all’abrasione, con poca memoria e ad elasticità variabile a seconda delle nostre esigenze.
Ma l’aspetto più importante nella scelta della lenza rimane dove andremo ad utilizzare il nostro soft jerk bait. Da questo punto fondamentale si parte per scegliere il tipo di filo da utilizzare: se peschiamo in acque velate possiamo utilizzare tranquillamente un normalissimo monofilo, meglio se di colore neutro o simile agli spot che andremo a pescare. Per esempio se peschiamo in canneto il colore verde o il camo non faranno diminuire le abboccate e un buon compromesso può essere quello di usare un monofilo ricoperto (fluor-coated) di una sottile pellicola di fluorocarbon: ha un discreto mimetismo, una buona elasticità e ci eviterà molte parrucche sui mulinelli da spinning con il vantaggio del costo non eccessivo.

Jerkbait innestato.
In acque limpide o assolutamente trasparenti, l’uso del fluorocarbon diventa quasi obbligatorio, pena la quasi totale assenza di mangiate o ristretta soltanto agli esemplari più giovani ed inesperti.
Se invece peschiamo in ambienti con ostacoli particolarmente difficili, come un canneto molto fitto, può essere utile utilizzare monofili resistenti all’abrasione oppure in alternativa il trecciato può diventare un ottima soluzione, a seconda delle preferenze. Ovviamente se utilizziamo monofili superiori alle 12 lb è preferibile usare l’attrezzatura da casting per evitare parrucche a ripetizione.
Se peschiamo in ambienti con rami ed alberi semi-sommersi in acqua limpida, potrebbe essere necessario skippare l’esca tra gli ostacoli, in quel caso o siamo veramente bravi a mandare in nostro soft jerk bait di rimbalzo con il mulinello da casting, oppure possiamo pescare a spinning ed utilizzare il trecciato (da 20 a 50 lb) in bobina con il fluorocarbon come finale di almeno 2 mt. Per l’unione dei 2 fili potete scegliere o il nodo Tony Pena o il Reverse Albright o il più semplice Uni to Uni.
Dimenticavo una cosa molto importante: prima di avvolgere il trecciato sul mulinello avvolgete qualche metro di monofilo per fare un po’ di fondo in bobina, altrimenti il trecciato avvolto direttamente scivola e vi toccherà toglierlo per riavvolgerlo durante la pesca, rovinandovi la giornata.
Ami:
L’amo da usare è obbligatoriamente un wide gap, un amo con curva molto ampia e proporzionato alla misura dell’esca. Io amo particolarmente gli ami rossi e vi consiglio di provarli, ma anche i classici black nickel sono altrettanto efficaci; si trovano in commercio molte tipologie e dimensioni, vi consiglio di provare Owner, Gamakatsu, Decoy ed Hayabusa.

Classico amo rosso.
Solo nel caso si peschi in canneto molto fitto possiamo usare un amo off set normale per fare in modo che l’esca entri più facilmente negli stretti spazi tra una canna e l’altra.
Nel campo degli ami scopriamo un vantaggioso miglioramento dei precedenti modelli già presenti sul mercato e cioè gli ami con hitchickers (piccola spirale). Altro non sono che degli ami molto simili a quelli che si usano per i jigs, con il gambo che si abbassa a circa 45° dopo l’occhiello, per poi proseguire dopo qualche centimetro come un normale amo dritto. All’interno dell’occhiello è stata sostituita la graffetta, che tendeva a sbriciolare l’esca dopo poche ferrate, mettendoci l’accessorio chiamato hitchicker.

Esempio di amo con hitchicker.
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Questa piccola spirale in rame, su cui avvitare letteralmente l’esca, la rende molto più salda e resistente senza doverla sostituire ad ogni pesce ferrato.
