I Jigs (parte 3) – Utilizzo e considerazioni

Posted by Emanuele De Biasi Under corsi, esche artificiali on mercoledì lug 29, 2009


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L’ATTREZZATURA, IL RECUPERO E L’UTILIZZO
Si utilizza in genere la tecnica di pesca a FLIPPING, PITCHING e più raramente a SKIPPING.
Per l’utilizzo di quest’esca si utilizza una canna da casting possibilmente rigida ad azione fast.
L’esca viene appoggiata in prossimità di un erbaio, canneto, un insieme intricato di rami (comunque in presenza di ostacoli cosiddetti cover che coprono un’area d’acqua) imitando il gambero che dalla superficie cade verso il fondo.
In genere in questa situazione il bass attacca il jig in caduta.
Si utilizza anche appoggiando il jig sulla sponda, trascinandolo poi verso riva imitando realisticamente il gambero che dalla riva va verso l’acqua più profonda.
Questa è una tecnica utilizzata anche a TEXAS RIG o WEIGHTLESS utilizzando proprio un gambero.
Altra tecnica (già sperimentata) è quella di farlo saltellare sul fondo e/o di trascinarlo, in questo caso grazie conformazione del jig e dell’esca questo movimento ricorda al nostro Black Bass un gambero in posizione di difesa con le chele rivolte verso l’alto.

Classica posizione di difesa del gambero
Il gambero in posizione di difesa

Come per tutte le esche, la presentazione dell’esca in acqua dev’essere la più delicata possibile.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Durante battute avare di abboccate, diminuendo peso e dimensioni della nostra esca, è possibile ribaltare a nostro favore la situazione. Sarà logico usare colori naturali in acque chiare, mentre colori con forte contrasto ed eventualmente su modelli muniti di rattle in acque torbide.

E’ bene ricordare che il jig produce la massima resa al momento della presentazione e nella discesa verso il fondo; un avvicinamento incauto al nostro obiettivo, una presentazione maldestra annulleranno, nella quasi totalità dei casi, il potere adescante della nostra esca.

Black catturato a jig
Ed infine, il boccalarga si lascia ingannare…
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I Jigs (parte 2) – Trailer e colori

Posted by Emanuele De Biasi Under corsi, esche artificiali on lunedì lug 27, 2009


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IL TRAILER
Il trailer di cotenna o di silicone, ricordando comunque che, se per il colore sarebbe meglio uniformare, per le forme si può dare spazio alla fantasia (tenendo presente ad ogni modo che il trailer, oltre a contribuire ad un maggior volume dell’esca, costituisce un effetto frenante nella discesa del jig verso il fondo, elemento questo molto importante.
In genere come trailer si utilizza un gambero sempre in abbinamento di colore come specificato di seguito oppure una creatura.

Esempi di trailer
Esempi di trailer

Per una corretta azione di pesca è necessario munirsi di una attrezzatura da casting che ci permetterà di dar vita a due tecniche di presentazione tra le più redditizie in assoluto: il flipping e il pitching.

COLORI
I colori classici di base di abbinamento jig/trailer considerati molto attiranti sono:

I più classici colori dei jig
I più classici colori dei jig!

marrone/marrone;
marrone/nero;
nero/nero;
nero/rosso;
nero/blu;
nero/chartreuse;
green/pumpkin;
pumpkin/pumpkin.

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I Jigs (parte 1) – Conformazione e struttura

Posted by Emanuele De Biasi Under corsi, esche artificiali on sabato lug 25, 2009

PREMESSA
Quest’esca è in grado di ottenere l’utilizzo durante tutto l’arco dell’anno, anche se all’inizio se ne indicava l’utilizzo prettamente durante il periodo invernale.



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CONFORMAZIONE e STRUTTURA
Il Jig è un’esca particolare, la sua conformazione rappresenta e ricorda il gambero d’acqua dolce, in inglese CRAW.

I jig nei loro dettagli
I jig nei loro dettagli!

E’ formato da un amo piombato, un ciuffo di filo di plastica rigida o silicone che fungono da antialga/antiincaglio e da un gonnellino (detto skirt) ricambiabile.
In genere viene utilizzato di solito nella tecnica di pesca a flipping e picthing innescato con un trailer identificato con gambero o un’esca che lo ricordi (creature), ma può essere utilizzato anche senza trailer.

Se l’amo è robusto con curvatura ampia e la testa (jig head) è a forma sferica o conica è specifico per la tecnica di pesca a flipping in presenza di ostacoli quali: canneto, erbai, rami, manufatti naturali e grovigli in acqua.

Ami jighead o teste piombate
Ami jighead o teste piombate

Se l’amo è robusto con curvatura ampia e la testa (jig head) è a forma di palla da football è specifico per la tecnica di pesca a flipping in presenza di rocce e sassaie, altresì può essere utilizzato sul fondo trascinandolo a strappetti.
Imiterà con movimento il gambero che si difende sul fondo con lo chele alzate (in segno di difesa) dall’attacco del black bass.

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SOFT JERK BAITS (parte 4) – Colori

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, esche artificiali on giovedì lug 23, 2009

Colori:
Tutti i colori sono indubbiamente catturanti, ed ognuno di noi ha le proprie preferenze, ma credo di poter dire in base all’esperienza accumulata in più di 20 anni di pesca, che ci sono dei colori indiscutibilmente più efficaci di altri. Esistono colori che usati negli stessi posti e nelle stesse condizioni da 2 pescatori uno di fianco all’altro, fanno la differenza sia per la taglia che per la quantità.
La regola di usare colori naturali in presenza di acque limpide tipo watermelon, pumpkin, green pumkin e smoke è ovviamente sempre valida, in alcuni casi è veramente incredibile come due colori praticamente identici abbiano risultati molto diversi, a volte un watermelon con black flake produce pochissime abboccate e basta innescare un watermelon con red flake per vedere cambiare la giornata di pesca in una bellissima giornata da ricordare.
In linea di massima i colori naturali rendono parecchio in acqua limpida, avvicinandosi molto alla livrea dei pesci presenti. Anche i colori dal bianco all’argentato con silver flake oppure laminati con pancia bianca, possono ricordare molto da vicino le prede presenti in natura e quindi rivelarsi molto catturanti.

Soft jerkbait e colori
Esempi di alcuni colori disponibili.

Nelle acque velate possiamo dare libero sfogo alla nostra fantasia, utilizzando colori estremamente vivaci con codine di colore diverso, ottenendo lo scopo di evidenziare l’esca e renderla più accattivante agli occhi del pesce in agguato.
Colori più forti come il chartreuse, il nero ed il rosa, regalano spesso delle grosse sorprese in condizioni difficili.
Il chartreuse ha una luminosità in acqua veramente incredibile e risalta moltissimo in situazioni di poca visibilità, viene individuato dal predatore con facilità e risulta efficace anche in acque appena velate. Il rosa sembra essere il colore che più di tutti gli altri scatena l’aggressività del bass, ed infatti molte esche veloci o di superficie vengono prodotte in questo colore per attirare e stimolare i bass in cerca di prede. Il bianco è un colore universale che funziona un po’ in tutte le situazioni ma fateci caso, quando prendete un pesce in acqua torbida di solito ha una livrea molto chiara, addirittura nel bass non si vedono neanche le macchie nere disposte lungo la linea laterale, anche gli altri pesci tendono a prendere una livrea sbiadita di conseguenza anche le potenziali prede assumeranno tali colorazioni. Vi consiglio di provarlo in estate, quando per effetto dell’eutrofizzazione l’acqua diventa verdastra e in superficie forma una pellicola di colore verde oliva, provate un soft jerk completamente bianco e non avrete più bisogno di cambiarlo. Un ultimo consiglio sui colori dell’esca riguarda il contro luce, ricordate sempre di provare ad alzare l’esca e metterla tra voi e una fonte luminosa, vi renderete conto che non sempre i colori risultano come sembrano all’interno delle proprie confezioni esposte nei negozi.

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SOFT JERK BAITS (parte 3) – Tecniche

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, esche artificiali on martedì lug 21, 2009

Tecniche:
Ora che abbiamo l’attrezzatura adatta, vediamo quali sono i modi migliori per far rendere al massimo le nostre esche.

Per accentuare l’estrema naturalezza di questa tipologia di esche, di solito si innescano weightless e cioè spiombate. In questo modo ogni volta che diamo un colpo di cimino l’esca sbanderà eseguendo una traiettoria a zig zag. I colpi verranno assestati con un ritmo costante e possibilmente a canna bassa, più i colpi saranno veloci e più il ritmo dell’esca sarà frenetico, rallentando la velocità, le sbandate aumenteranno di ampiezza. Come sempre una buona regola è quella di variare spesso finché non si trova la velocità giusta per invogliare i bass all’attacco!
In alcuni casi può essere che i bass siano più vicini al fondo e quindi dovremo far affondare molto lentamente l’esca per poi recuperarla con colpi molto dolci o addirittura con dei lenti sollevamenti verso l’alto, in questo modo il bass che vede la preda “scappare” deciderà di attaccare.
Nei casi in cui la profondità dove peschiamo sia molto elevata (oltre i 3 metri) potrebbe essere necessario piombare l’esca e sicuramente da questo punto di vista il sistema migliore è quello di adottare degli insert weight e cioè una specie di chiodino di piombo o meglio ancora di tungsteno, con delle scanalature per poter forare il corpo dell’esca ed essere inserita al suo interno senza però poterne fuoriuscire.

Esempio di innesco con amo semplice
Esempio di innesco con amo semplice.

A seconda di dove lo posizioneremo cambierà ovviamente il movimento dell’esca e nonostante gli insert weight di solito siano di 1 o 2 grammi è molto importante provare in acque limpide se l’assetto dell’esca è quello che volevamo ottenere.
Un altro metodo molto artigianale e derivante dalla pesca alla trota è quello di fare alcune spire di piombo in matassa sul gambo dell’amo oppure per semplificare l’opera di piombatura, avvolgere le spire di piombo su un filo di rame opportunamente sagomato alle 2 estremità, con 2 “gancetti” a stringere sul gambo dell’amo.
Un ulteriore sistema per appesantire il soft jerk è quello di applicare sul gambo dell’amo della pasta di tungsteno (molto in uso tra i carpisti per montature pop up); si può sagomare molto velocemente ed altrettanto velocemente si può togliere, unico difetto a volte su ostacoli duri (rami, rocce, etc.) può levarsi da sola.

Innesco con amo con hitchicker
Innesco con amo con hitchicker.

Per pescare in profondità con i soft jerk baits si può anche ricorrere alla piombatura in testa (texas rig) senza dimenticare che più appesantite e più penalizzerete il movimento dell’esca. La massima efficacia di questo innesco l’avrete sui fondali sabbiosi, è veramente sorprendente la somiglianza con un ciprinide che grufola quando alzando la sabbia dal fondo si sollevano piccole nuvolette di fango.

Per ultimo ma non per importanza è la presentazione. Una delle mie preferite è lo skipping dentro l’ostacolo: lo si può fare sia con l’esca spiombata che con l’esca leggermente piombata, in questo caso è fondamentale arrivare più vicini possibile alla riva (pescando dal belly o dalla barca) o comunque al centro dell’ostacolo se si pesca da riva.
Una volta arrivati nel punto preciso dove pensiamo stia il bass della vita, lasciamo affondare lentamente l’esca e quando è sul fondo lasciamola lì ancora qualche secondo, non avere fretta in questi frangenti può essere la differenza tra catturare e non catturare un big bass !
Ovviamente durante la discesa dell’esca teniamo sempre d’occhio il filo, se cambia direzione, fermandosi dopo 50 cm e ci sono 3 mt da raggiungere, o se dovesse accelerare all’improvviso, non pensiamoci su troppo… ferrate energicamente e preparatevi a forzare il bass il prima possibile fuori dall’ostacolo, ogni secondo in più che ritardate nel guidarlo verso di voi, aumenta a dismisura la possibilità che vi scappi!!!

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SOFT JERK BAITS (parte 2) – Ami e fili

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, esche artificiali on domenica lug 19, 2009

Fili:
Sul filo da utilizzare il dubbio amletico che assale la maggior parte degl’angler è sempre lo stesso e cioè: monofilo, fluorocarbon oppure trecciato?
Partendo dal presupposto che l’industria chimica e la tecnologia negli ultimi 10 anni ha fatto passi da gigante (sorrido se penso ai fili che usavamo 20 anni fa e che già allora ci sembravano eccezionali), ora se ne trovano in commercio di tutti i colori, resistenti all’abrasione, con poca memoria e ad elasticità variabile a seconda delle nostre esigenze.
Ma l’aspetto più importante nella scelta della lenza rimane dove andremo ad utilizzare il nostro soft jerk bait. Da questo punto fondamentale si parte per scegliere il tipo di filo da utilizzare: se peschiamo in acque velate possiamo utilizzare tranquillamente un normalissimo monofilo, meglio se di colore neutro o simile agli spot che andremo a pescare. Per esempio se peschiamo in canneto il colore verde o il camo non faranno diminuire le abboccate e un buon compromesso può essere quello di usare un monofilo ricoperto (fluor-coated) di una sottile pellicola di fluorocarbon: ha un discreto mimetismo, una buona elasticità e ci eviterà molte parrucche sui mulinelli da spinning con il vantaggio del costo non eccessivo.

Jerkbait innestato
Jerkbait innestato.

In acque limpide o assolutamente trasparenti, l’uso del fluorocarbon diventa quasi obbligatorio, pena la quasi totale assenza di mangiate o ristretta soltanto agli esemplari più giovani ed inesperti.
Se invece peschiamo in ambienti con ostacoli particolarmente difficili, come un canneto molto fitto, può essere utile utilizzare monofili resistenti all’abrasione oppure in alternativa il trecciato può diventare un ottima soluzione, a seconda delle preferenze. Ovviamente se utilizziamo monofili superiori alle 12 lb è preferibile usare l’attrezzatura da casting per evitare parrucche a ripetizione.
Se peschiamo in ambienti con rami ed alberi semi-sommersi in acqua limpida, potrebbe essere necessario skippare l’esca tra gli ostacoli, in quel caso o siamo veramente bravi a mandare in nostro soft jerk bait di rimbalzo con il mulinello da casting, oppure possiamo pescare a spinning ed utilizzare il trecciato (da 20 a 50 lb) in bobina con il fluorocarbon come finale di almeno 2 mt. Per l’unione dei 2 fili potete scegliere o il nodo Tony Pena o il Reverse Albright o il più semplice Uni to Uni.
Dimenticavo una cosa molto importante: prima di avvolgere il trecciato sul mulinello avvolgete qualche metro di monofilo per fare un po’ di fondo in bobina, altrimenti il trecciato avvolto direttamente scivola e vi toccherà toglierlo per riavvolgerlo durante la pesca, rovinandovi la giornata.

Ami:
L’amo da usare è obbligatoriamente un wide gap, un amo con curva molto ampia e proporzionato alla misura dell’esca. Io amo particolarmente gli ami rossi e vi consiglio di provarli, ma anche i classici black nickel sono altrettanto efficaci; si trovano in commercio molte tipologie e dimensioni, vi consiglio di provare Owner, Gamakatsu, Decoy ed Hayabusa.

Amo rosso
Classico amo rosso.

Solo nel caso si peschi in canneto molto fitto possiamo usare un amo off set normale per fare in modo che l’esca entri più facilmente negli stretti spazi tra una canna e l’altra.
Nel campo degli ami scopriamo un vantaggioso miglioramento dei precedenti modelli già presenti sul mercato e cioè gli ami con hitchickers (piccola spirale). Altro non sono che degli ami molto simili a quelli che si usano per i jigs, con il gambo che si abbassa a circa 45° dopo l’occhiello, per poi proseguire dopo qualche centimetro come un normale amo dritto. All’interno dell’occhiello è stata sostituita la graffetta, che tendeva a sbriciolare l’esca dopo poche ferrate, mettendoci l’accessorio chiamato hitchicker.

Amo con hitchicker
Esempio di amo con hitchicker.

Questa piccola spirale in rame, su cui avvitare letteralmente l’esca, la rende molto più salda e resistente senza doverla sostituire ad ogni pesce ferrato.

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SOFT JERK BAITS (parte 1) – di Gian Paolo Moreschi

Posted by Emanuele De Biasi Under articoli, esche artificiali on venerdì lug 17, 2009

Vi voglio riproporre un bell’articolo scritto dal nostro Giampi su di un esca molto utile in questa stagione, il Soft Jerk Bait.
L’articolo era uscito qualche numero fa sulla famosa rivista Spinning Magazine e ve lo ripropongo qui nel nostro blog in 4 puntate.

Soft Jerk baits (di Gian Paolo Moreschi)

Quando nel 1949 Nick Creme creò il primo worm per la pesca al bass, probabilmente mai si sarebbe sognato quanto il settore dei vermi siliconici si sarebbe affermato e soprattutto quanti e quali tipi e modelli di vermi si sarebbero realizzati negli anni a venire.
Per la precisione la creatura di Creme, da cui prese anche il nome l’azienda tuttora operante nel settore, era semplicemente l’imitazione più realistica possibile di un verme di terra, sia come dimensioni sia come colorazione.
Ora in realtà le forme sono centinaia e le dimensioni variano da 3″ a 12″ (per chi punta alla cattura da record) e ad ogni stagione piscatoria si aggiungono nuovi modelli; a quanto sembra la fantasia dei pescatori non si può limitare.
Parleremo però in questa occasione di una categoria ben definita e cioè quella dei soft jerk baits, categoria da me molto amata come quasi tutte le categorie di esche che devono essere “animate” e che ti permettono di pescare ovunque, negli spazi liberi alla ricerca dei bass attivi e al contrario negli ostacoli più insidiosi per catturarlo nella sua tana.

Descrizione:
Il soft jerk bait è un’imitazione siliconica più o meno realistica di un pesciolino e facendo la traduzione dall’inglese (vi consiglio di farlo anche per altre tipologie di esche) capiremo la tipologia e come si usa. Soft = morbido, Jerk = scatto, Bait = esca , quindi riassumendo “esca morbida da recuperare a strappi”, ed è quello che bisogna fare per fare in modo che l’esca possa ricordare al bass una preda in difficoltà pronta ad essere ghermita.
Il capostipite di questa categoria è sicuramente lo Slu-go della Lunker City ma come dimenticare gli storici Jerk Worm e Hush Puppy della Culprit, il Power Slug della Berkley e gli Shad della Bass Assassin fino agli attuali Deathadder della Deps, il Senko della Yamamoto, il Fluke della Zoom e i mitici Jerk bait della Mann’s.

Esempi di Soft Jerkbait
Esempi di Soft Jerkbait.

Attrezzatura necessaria

Canne da Jerk:
Se avete intenzione di usare soft jerk bait dai 3” ai 6” vi consiglio di utilizzare una canna da spinning monopezzo dai 6′ ai 7′, in base alle proprie preferenze e soprattutto in base agli ambienti frequentati; se peschiamo da riva è meglio più lunga, mentre se peschiamo da barca o da ciambella è meglio un pò più corta. L’azione della canna sarà di tipo fast, quindi abbastanza di punta e con una capacità di lancio che va da 1/8 a 1/2 oz se pescate prevalentemente senza piombo e da 1/4 a 5/8 oz se pescate piombato o in ambienti molto infrascati.
Se invece pescate con soft jerk bait di taglia extralarge dagli 8” in su, potete usare tranquillamente anche un’attrezzatura da casting con lunghezza compresa sempre da 6’ a 7’ e con azione fast o extra fast con un casting da 1/4 a 1 oz, il peso di un jerk di queste dimensioni vi faciliterà non poco nel lancio e vi permetterà con un po’ di pratica e pazienza di fare delle belle skippate dentro gli ostacoli, oltre al vantaggio non da poco di poter usare monofili di diametro molto maggiore senza i problemi di attorcigliamento tipici dello spinning.

Canna e mulinello
Canna e mulinello da Soft Jerkbaits.

Mulinelli:
Per quel che riguarda il mulinello da abbinare alle canne suddette quello da spinning è importante che sia robusto, deve avere la bobina a capacità ridotta e una buona qualità di avvolgimento; la misura ideale è 2500-3000, tipo il Theory della Daiwa, lo Stradic della Shimano oppure il Kazima della Colmic.
Il mulinello da casting è di per sé molto robusto e quindi particolarmente indicato per le pesche più gravose o con fili di grosso diametro. La misura deve essere proporzionata alla vostra mano e soprattutto provatelo montato sulla canna per poterla bilanciare nel modo ottimale; ci sono modelli round o low-profile ma qui la scelta è solo di gusti personali anche se solitamente si usano prevalentemente modelli low-profile per il bass fishing e modelli round per la pesca del luccio o del siluro. Ottimi per questa tipologia d’utilizzo il Curado della Shimano oppure il Megaforce Plus della Daiwa.

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Il Belly Boat (parte 5) – Il guadino

Posted by Emanuele De Biasi Under belly boat, corsi on mercoledì lug 15, 2009

Infine volevo solamente dirvi perchè vi consiglio di portarvi un guadino.

Esempio di guadino
Primo esempio di guadino.

Allora, fate conto di pescare con un crank e di allamare un pesce discreto, niente di speciale. Aggiungeteci magari che siete in gara e che quindi il pesce dovete tenerlo.
Fate fatica a salpare un pesce agitato, con 2 o 3 ancorette volanti, sul belly. A maggior ragione se dovete stare bene attenti a non perdere il pesce, che potrebbe portarvi sul podio.
E inoltre, quant’è il rischio di bucarsi, cercando di tenere fermo il pesce che si dimena e cercando di non forare il belly con le ancorette?
Infine, anche con amo singolo, può succedere che ci si slami il pesce sotto gli occhi perchè magari abbiamo provato a issarlo di forza.

Moltissimi pescatori, anche agonisti, hanno perso pesci importanti per questi motivi.
E qual’è la soluzione? Un piccolo guadino con rete di nylon.

Altro esempio di guadino
Altro esempio di guadino.

Potete legarlo al giubbotto, mettervelo dietro assieme alle plano, tenerlo in una delle tasche o mettere nel portacanne.
Ma soprattutto, il pesce allamato, prima di issarlo, lo fate entrare nel guadino, così evitate di perderlo accidentalmente.
Inoltre il pesce preso a crank, lo prendete col guadino e potete iniziare a slamarlo dentro di esso senza il rischio che scappi in giro, ma soprattutto, senza cercare di prenderlo al volo e trapassarvi con le vostre affilatissime ancorette.

Ennesimo esempio di guadino
Ennesimo esempio di guadino.

Capite, un piccolo accorgimento che spesso viene tralasciato ci può salvare il belly da forature, le mani da buchi indesiderati e la posizione in gara, evitando di perdere pesci.

Conviene, no?

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Il Belly Boat (parte 4) – La nassa

Posted by Emanuele De Biasi Under belly boat, corsi on lunedì lug 13, 2009

Ora guardiamo la nassa porta pesce.

Ci si presentano davanti delle difficoltà, se vogliamo portarci dietro una nassa in belly.
Primo, la nassa troppo lunga impaccia (tanto!) il nuoto e si rischia di agganciarsi al fondale o a qualche alga.
Secondo, la nassa classica, aperta sopra, non va bene, perchè al minimo accenno di nuoto si “sdraia” e i pesci escono.
Terzo, le nasse classiche vanno a fondo e devono essere attaccate sopra il livello dell’acqua.

Nassa per belly
Nassa porta-pesci per belly.

Allora, come ovviamo questi problemi? Il nostro buon caro Moreschi Gian Paolo ci insegna.

Attrezzatevi di una nassa qualunque, magari una 3 o 4 anelli, dipende da quanto lunga è.
Prendetevi ora uno di quei lunghi cilindri in gomma o gommapiuma che si usano in piscina per giocare o per fare aerobica e acquagym.
Prendete il secondo anello (mi raccomando, non il primo) partendo dall’alto, ossia dalla parte aperta, e legateci attorno il cilindro, chiudendolo in fondo e fissandolo alla nassa, legandolo o più semplicemente con delle fascette da elettricista.
Tagliate via il primo anello, in modo da lasciare buona parte della rete a penzoloni dentro il secondo anello.
Infilate nella rete che vi è così avanzata un lungo pezzo di spago, in modo da passarlo per tutta la circonferenza, fino a quando avete i due lembi dello spago che escono insieme dalla stessa parte.
Infine trovate il modo di poter allargare e stringere l’anello di spago che avete creato, con una molletta, o una pallina forata.
Sempre con lo spago e uno o due gancetti fate una sorta di tracolla alla nassa, che collegherete poi al belly.

Avete finito. Tutto chiaro?

E’ molto più difficile scriverlo che farlo, fidatevi!

PS: non ho foto di nasse costruite come questa, ma appena ne ho una ve la posto!!!

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Il Belly Boat (parte 3) – Il portacanne

Posted by Emanuele De Biasi Under belly boat, corsi on sabato lug 11, 2009

Il portacanne, ad esempio, è un accessorio molto comodo, ma finora nessuna casa costruttrice ne ha prodotto uno.
E quindi dove si compra? Ma ovvio… non si compra, ma bisogna costruirselo!

Ci sono svariate guide sul web, che spiegano come costruirsene uno; io mi limiterò a citare solo alcune sue caratteristiche, per lasciare fare alla vostra creatività.

Porta canne autocostruito
Porta-canne autocostruito in azione!

Allora, il portacanne “tipico” deve avere la possibilità di essere agganciato e sganciato agilmente ai lati del belly boat.
Alcuni belly hanno già dei lacci o dei ganci per poterlo collegare, altri no, quindi bisogna adoperarsi per creare dei punti di aggancio in qualche modo. Uno dei modi più pratici e comodi è quello di attaccarci o cucirci una striscia di velcro, oppure dei semplici lacci in cuoio con degli anelli o moschettoni per attaccarci il portacanne.

Dopodichè, il portacanne potrà avere da 2 a 6 sedi per posizionare le vostre canne. Queste sedi, solitamente fatte con tubi o parti di tubi, possono essere verticali o orizzontali. Qui sta a voi decidere; il portacanne verticale è ingombrante in altezza e può essere un limite nel caso doveste passare sotto un albero o in qualche punto basso. Inoltre ha meno stabilità a causa dell’alto baricentro di esso. Il portacanne orizzontale, invece, non presenta questi problemi, andando però ad occuparvi un bel po’ di spazio su un lato del belly e, a volte, può essere d’impiccio facendo alcune manovre. A mio parere, è più comodo il portacanne orizzontale, ma state sempre attenti a dove vanno a finire i cimini delle canne, se non volete trovarvi qualche brutta sopresa.

Esempio di porta canne
Esempio di portacanne.

Ed infine, si può optare per aggiungere una vaschetta porta-oggetti al di sotto delle canne stesse, per aumentare la capacità di carico del vostro natante. Anche questa decisione spetta a voi; alcuni lo trovano comodo e dispetto degli ingombri, altri si accontentano dei vani sul belly e preferiscono avere il portacanne più piccolo e leggero possibile.

Altro esempio di porta canne
Altro esempio di portacanne.

Dimenticavo, le canne appoggiate e basta sono a rischio tuffo. Aggiungiamoci una fascia elastica, o qualcos’altro, vedete voi, che possa essere agganciata e sganciata per fissare le canne alle loro sedi. Dopodichè, il portacanne è praticamente finito.

Porta-canne montato sul belly
Porta-canne montato sul belly.
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Il Belly Boat (parte 2) – Gli accessori

Posted by Emanuele De Biasi Under belly boat, corsi on giovedì lug 9, 2009

Purtroppo una volta che ci si è decisi a comprare il Belly Boat, scelta peraltro non facile per chi pesca da poco tempo, ci si trova di fronte ad una montagna di accessori da valutare e comprare.
Ma cosa serve realmente per pescare con il belly boat?
Facciamo 2 distinzioni:

  1. pescata con belly e attrezzatura ridotta al minimo
  2. pescata con belly full-optional

Nel primo caso, le cose assolutamente necessarie da portarvi via sono:

  1. belly boat;
  2. giubbotto salvagente (questo sempre! Non si sa mai..);
  3. waders, con relativi stivali;
  4. pinne con cinghia;
  5. 1 o 2 canne da pesca (magari 1 spinning e 1 casting da armare come preferite);
  6. un paio di plano superaccessoriate, con ami, piombi, artificiali, pinza, forbici e, perchè no, macchina fotografica :) .

In questo caso, la pescata risulta ridotta quasi al minimo in termini di attrezzatura, ma non per questo deve essere meno agevole.

Si gonfia il belly e si àncora a riva, ci si infila waders e scarponi e con tutta l’attrezzatura a portata di belly ci si infila in acqua.
Il giubbotto salvagente dovrà essere sempre e comunque indossato! Tocchiamoci per scaramanzia, ma non si sa mai!
Le plano si possono infilare o in qualche tasca del belly (se ne è provvisto e se sono abbastanza capienti) o altrimenti dietro di voi, in quella sede che si va a creare tra la schiena e la punta del belly stesso. Tuttalpiù potete attrezzarvi con una di quelle bacinelle in plastica (si, proprio quelle che vostra madre usa per prendere il bucato dalla lavatrice :) ), da mettere dietro di voi con l’attrezzatura dentro.
Pinne ai piedi possiamo tenere una canna in mano e mettere l’altra orizzontalmente davanti a voi, appoggiata tra i due braccioli, oppure infilata con il manico vicino alla vostra gamba con la punta che punta (scusate il gioco di parole) dietro di voi, affianco allo schienale.
Provate e scegliete la posizione che preferite.

Se invece vogliamo farci una bella pescata, in totale comfort e senza farci mancare nulla, allora l’attrezzatura da portarci dietro è un po’ più ingombrante.

Riepiloghiamo il tutto, motivando pezzo per pezzo:

  1. belly boat, se no come ci andate in acqua?
  2. Giubbotto salvagente, perchè si!
  3. Waders e relativi stivali, giusto per evitare di bagnarsi;
  4. pinne con cinghia, da mettere sugli stivali per muoversi in acqua;
  5. canne da pesca, 3 o 4, oppure 9 se girate con 2 portacanne da 4 posti… insomma, vedete voi;
  6. 1 portacanne da agganciare lateralmente al belly, per portarsi agilmente le canne preferite, senza il rischio di farle finire in acqua;
  7. 1000 scatolette/plano, per portarvi tutto quello che vi viene in mente;
  8. nassa porta-pesce, nel caso faceste gare è essenziale.
  9. guadino, magari piccolo, con rete di nylon (evitate come la peste la rete in tessuto), ma di sicuro aiuto nel salpare i pesci e anche a salvare lo stesso belly da accidentali forature.

A queste cose aggiungete una pompa, magari una a doppia mandata (quelle che “soffiano” sia tirando in su che spingendo in giù), che userete per gonfiare il belly ma che poi lascerete in macchina.

Naturalmente la preparazione alla pescata e l’entrata in acqua risultano più laboriose e faticose, ma spesso si viene ripagati anche solo dalla soddisfazione e dal comfort di avere con se tutta l’attrezzatura disponibile.

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Il Belly Boat (parte 1) – secondo Riccardo Bari

Posted by Emanuele De Biasi Under belly boat, corsi on martedì lug 7, 2009

In commercio esistono molte tipologie di belly boat, si va dall’ormai superata round alle nuove ciambelle ad U e a V ed ai kick boat.

Belly boats vari
Esempi di vari belly boats.

Tutte queste si differenziano sostanzialmente per numero di camere d’aria, forma del belly, seduta e materiale con cui sono costruite.

Le round sono delle ciambelle che hanno una sola camera che avvolge, come la ruota avvolge il cerchione, il pescatore e sono particolarmente scomode per l’entrata in acqua e per poterci pescare perché hanno una seduta molto bassa.

Al contrario le nuove ciambelle a U e V sono molto più facili da utilizzare, perché aperte davanti, e molto più utili al pescatore perché nella parte frontale non ti impediscono nel lancio e nell’azione di pesca.

Sostanzialmente le ciambelle ad U sono in teoria più stabili in acqua , ma sono meno filanti, mentre quelle a V sono molto più veloci, ma meno stabili. Questo tuttavia è solo in teoria, perché anche i belly a V oramai hanno raggiunto un’ottima affidabilità e stabilità in acqua.

Un’altra cosa molto importante da tenere a mente quando si compra un belly è il tipo di seduta. Infatti sono da preferire quei belly che hanno la seduta gonfiabile o in foam, perché permettono al pescatore di stare più alti sul pelo dell’acqua e quindi di pescare più agevolmente.

Un’altra cosa fondamentale da tenere conto è la possibilità di trovare ricambi, altrimenti nel caso di un’ipotetica foratura si è costretti a gettare l’intera ciambella. Per esempio l’U-boat della White River è molto economico, ma non ha ricambi, mentre il Fish Cat 4 della Outcast ha tutti i ricambi possibili e immaginabili e se mai dovesse succedere qualcosa, con pochi euro ve la cavate. Per questo noi degli Old Black ci sentiamo di consigliarvi, se siete veramente decisi a prendere un belly, di acquistare direttamente una buona ciambella come può essere il Fish Cat 4.
Io personalmente ho fatto “l’errore” di acquistare dapprima il belly della White River, ma poi, innamorandomi di questa pesca, ho subito cambiato la ciambella con un Fish Cat, dal quale pesco senza limitazioni e in totale sicurezza.

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Calendario gare ed eventi 2009

Posted by Emanuele De Biasi Under gare on domenica lug 5, 2009

Con l’aiuto di alcuni membri del gruppo sono riuscito a crearvi una tabella con tutti i più importanti eventi da oggi fino alla fine del 2009.
Purtroppo il blog è stato pubblicato a metà stagione, quindi per ovvi motivi non ho inserito le gare già disputate.

A voi la tabella:

Giorni Date Gara Luogo Provincia Regione
Domenica 5 luglio 2009 3a e 4a prova TNT Bass Migliarino Ferrara Emilia Romagna
Pertusillo Potenza Basilicata
Sabato e
Domenica
11-12 luglio 2009 Bass The Series Brenta Padova Veneto
Domenica 19 luglio 2009 1a prova Regionale Brian Padova Veneto
Domenica 26 luglio 2009 Raduno OldBlack in belly boat Rubano Padova Veneto
Domenica 26 luglio 2009 5a e 6a prova TNT Bass Varese Varese Lombardia
Massaciuccoli Lucca Toscana
Sabato e
Domenica
05-06 settembre 2009 Finale Ciambella Bass DA DEFINIRE N/A N/A
Domenica 6 settembre 2009 Gare Brenta Padova Veneto
Lunedì 7 settembre 2009 Gare Migliarino Ferrara Emilia Romagna
Domenica 13 settembre 2009 2a prova Regionale Bacchiglione Padova Veneto
Venerdì e
Sabato
18-19 settembre 2009 Bass The Series Lago Maggiore Varese Lombardia
Sabato e
Domenica
26-27 settembre 2009 Finale TNT Bass Bilancino Firenze Toscana
Domenica 4 ottobre 2009 Open ChampionShip Brenta Padova Veneto
Domenica 4 ottobre 2009 Bass Discovery N/A N/A N/A
Domenica 11 ottobre 2009 3a prova Regionale Piovego Terranegra Padova Veneto
Sabato e
Domenica
17-18 ottobre 2009 Finale Campionato Italiano Belly Boat Lago di Nemi Roma Lazio
Sabato e
Domenica
24-25 ottobre 2009 Trofeo d’Autunno Brian Padova Veneto
Venerdì,
Sabato e
Domenica
30-31 ottobre 2009 e
01 novembre 2009
Best Italian Bass Lago Coghinas Sassari Sardegna

Sperando che qualcuno dei nostri porti a casa qualche risultato, faccio un in bocca al lupo a tutti!

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OldBlackForum – E’ nato il forum degli Old Black

Posted by Emanuele De Biasi Under old black, siti importanti e interessanti on venerdì lug 3, 2009

Ciao a tutti,

sono veramente felicissimo di annunciarvi che domenica 28 Giugno 2009 è nato www.oldblackforum.com/, ossia il forum ufficiale degli Old Black.

Forum di pesca sportiva
Curioso? Vieni a trovarci…

Il forum è strutturato con varie sezioni:

  1. generale, con regolamenti, guide e presentazioni;
  2. pesca sportiva, con sezioni in base ai pesci che insidiamo, sui belly boat e natanti, sull’autocostruzione, sulla pesca in mare, etc.;
  3. agonismo, ritrovi e raduni, con tutto quello che c’è da sapere sulle gare, oppure per organizzare qualche uscita insieme;
  4. foto e racconti, per condividere con tutti le vostre uscite e catture;
  5. mercatino, diviso a sua volta in base a mulinelli e canne, esche oppure accessori vari;
  6. off-topic, dove semplicemente fare 4 chiacchiere anche non inerenti alla pesca.

Comunque, per rendervi conto di cosa parlo, fate prima a visitarlo che io a descrivervelo.

Quindi cosa aspettate?
www.oldblackforum.com/
correte a registrarvi per essere dei nostri!

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ONCE, LIBBRE, POLLICI, PIEDI.. CHE CONFUSIONE (tabelle di conversione)

Posted by Emanuele De Biasi Under dati, numeri e tabelle on mercoledì lug 1, 2009

Come promesso, vi riporto i fattori di conversione per trasformare tutte queste unità di misura relative al peso.

1 libbra = 453,5924 grammi
1 chilogrammo = 2,2046 libbre
1 oncia = 28,35 grammi
100 grammi = 3,5273 once
1 oncia = 1/16 libbra
1 libbra = 16 once

Curioso vero, che l’oncia sia un sedicesimo di libbra!
Ecco a voi le tabelle da me create con le relative trasformazioni tra once, libbre, grammi e chilogrammi.

Once Grammi
1/16 1,77
1/8 3,54
3/16 5,32
1/4 7,09
5/16 8,86
3/8 10,63
7/16 12,40
1/2 14,18
9/16 15,95
5/8 17,72
11/16 19,49
3/4 21,26
13/16 23,03
7/8 24,81
15/16 26,58
1 28,35
Once Libbre Grammi
1 1/16 28,35
2 1/8 56,7
3 3/16 85,05
4 1/4 113,4
5 5/16 141,75
6 3/8 170,1
7 7/16 198,45
8 1/2 226,8
9 9/16 255,15
10 5/8 283,5
11 11/16 311,85
12 3/4 340,2
13 13/16 368,55
14 7/8 396,9
15 15/16 425,25
16 1 453,6
Libbre Grammi Kilogrammi
1 453,59 0,45
2 907,18 0,91
3 1360,78 1,36
4 1814,37 1,81
5 2267,96 2,27
6 2721,55 2,72
7 3175,15 3,18
8 3628,74 3,63
9 4082,33 4,08
10 4535,92 4,54
15 6803,89 6,80
20 9071,85 9,07
25 11339,81 11,34
30 13607,77 13,61
35 15875,73 15,88
40 18143,69 18,14
45 20411,66 20,41
50 22679,62 22,68

Sempre come promesso, vi riporto i fattori di conversione relativi a piedi e pollici.

1 pollice = 2,54 centimetri
10 centimetri = 3,937 pollici
1 piede = 30,48 centimetri
1 metro = 3,281 piedi
1 pollice = 1/12 piede
1 piede = 12 pollici

Avete notato che il pollice è un dodicesimo di piede? Bello, no?
E finalmente ecco le tabelle (sempre create da me, per voi!) con le relative trasformazioni tra pollici, piedi, centimetri e metri.

Pollici Millimetri Centimetri
1/16 1,59 0,16
1/8 3,18 0,32
3/16 4,76 0,48
1/4 6,35 0,64
5/16 7,94 0,79
3/8 9,53 0,95
7/16 11,11 1,11
1/2 12,70 1,27
9/16 14,29 1,43
5/8 15,88 1,59
11/16 17,46 1,75
3/4 19,05 1,91
13/16 20,64 2,06
7/8 22,23 2,22
15/16 23,81 2,38
1 25,40 2,54
Pollici Piede Centimetri
1 1/12 2,54
2 1/6 5,08
3 1/4 7,62
4 1/3 10,16
5 5/12 12,70
6 1/2 15,24
7 7/12 17,78
8 2/3 20,32
9 3/4 22,86
10 5/6 25,40
11 11/12 27,94
12 1 30,48
Piedi Centimetri Metri
1 30,48 0,3048
2 60,96 0,6096
3 91,44 0,9144
4 121,92 1,2192
5 152,40 1,5240
6 182,88 1,8288
7 213,36 2,1336
8 243,84 2,4384
9 274,32 2,7432
10 304,80 3,0480

Last but not the least, vi riporto per informazione anche i fattori di conversione tra miglia, miglia marine e kilometri.

1 miglio = 1609,344 metri
1 chilometro = 0,62137 miglio
1 miglio
(nautico UK)
= 1853,184 metri
1 chilometro = 0,53961 miglio
(nautico UK)
1 miglio
(nautico US)
= 1852 metri
1 chilometro = 0,53996 miglio
(nautico US)

Sperando di esservi stato utile, ciao e a presto!

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